Mara Monti, Il Sole 24 Ore 26/1/2012, 26 gennaio 2012
GLI EUROBOND CONVENGONO ANCHE ALLA GERMANIA
Uno strumento di stabilizzazione finanziaria che non scontenti nessuno, neppure la Germania da sempre ostile all’introduzione degli eurobond. Proprio ieri la cancelliera Merkel ha ribadito che si potrà pensare agli eurobond solo dopo un’integrazione europea più profonda, che preveda ad esempio «che la Corte di Giustizia europea controlli i bilanci nazionali». Gli analisti della banca francese Natixis, Thibaut Cuilliére e Badr El Moutawakil, sono convinti di avere trovato la formula per convincere la ostica Germania della convenienza ad emettere questo strumento finanziario. La simulazione presentata dalla banca francese al Parlamento e alla Commissione europea ha lo scopo di coordinare le emissioni di debito pubblico da parte degli Stati membri. La soluzione è da mesi in discussione ed è entrata nell’agenda di tutti i summit europei alla ricerca di una via d’uscita dalla crisi finanziaria sulla sostenibilità del debito pubblico: secondo i loro calcoli, il costo dell’emissione di eurobond si aggirerebbe sui 30 punti base sopra il tasso midswap, con un tasso del 2,72% e un rating AA+ secondo la metodologia quantiativa di Stantard & Poor’s. Ecco allora che la Germania per rifinanziare titoli in scadenza quest’anno per 183 miliardi di euro, attraverso lo strumento dell’eurobond, pagherebbe 85 punti base sotto il tasso midswap, un costo inferiore rispetto a quanto pagherebbe ai valori di mercato (-49 centesimi). Senza ombra di dubbi, i vincitori di questo confronto sono i paesi periferici, in primo luogo l’Italia con una quota del 30,2% di debito a medio e lungo termine in scadenza pari a 242 miliardi di euro e la Spagna che vedrebbero quasi dimezzato il costo del debito.
Andiamo con ordine. Gli analisti della banca francese partono dall’ipotesi che il costo del finanziamento non può essere uguale per tutti, ma debba tenere conto degli indicatori fondamentali dei singoli paesi quali il rapporto debito/pil, il rating, il livello deficit pubblico e l’ammontare di Pil. Ogni variabile ha un costo per il calcolo dello spread dell’eurobond attribuibile all’Italia, che si traduce in 109 centesimi sopra il tasso midswap, al di sotto dell’attuale livello di mercato di 375 centesimi, con un risparmio del 2,66 per cento. Questo calcolo si traduce in un tasso a 10 anni del 3,51% contro il 6,17% del BTp di identica scadenza. I risparmi non sono irrilevanti e sono pari a 6,6 miliardi su 242 miliardi di titoli in scadenza. Lo stesso calcolo viene effettuato per la Spagna dove, in questo caso, il tasso dell’eurobond a 10 anni viaggia al 3,27% contro il 5,42% di mercato, con un risparmio di quasi 2 miliardi di euro. Per la Francia con 179 miliardi di euro di titoli a media e lunga scadenza da rifinanziare, il costo dell’emissione di eurobond è il 2,67% contro il 3,22% a valori di mercato con un risparmio di quasi un miliardo di euro.
Se tutto l’ammontare di titoli da rifinanziare per 800 miliardi di euro fosse coperto con emissioni di eurobond (con l’eccezione di Grecia, Portogallo e Irlanda che attingono ai fondi salva stati), collocandoli ad uno spread di 30 punti base sopra il tasso midswap, si otterrebbero risparmi complessivi per quasi 10,5 miliardi di euro, in un gioco dove a guadagnarci non sono soltanto i singoli stati, ma soprattutto l’integrazione europea.