Ma. Ce., Il Sole 24 Ore 26/1/2012, 26 gennaio 2012
ORA SI ATTENDE LA CORSA AL «BUY BACK»
Come un sasso nello stagno. Il riacquisto di obbligazioni subordinate annunciato ieri da UniCredit potrebbe esercitare più o meno lo stesso effetto sul sistema finanziario italiano. La mossa di Piazza Cordusio permette infatti di mettere in cascina un po’ di utili e, perché no, di migliorare quel Core Tier 1 che tanto sta a cuore dell’European Banking Authority (Eba). Per questo le altre banche potrebbero a breve seguire l’esempio, o almeno così si aspettano gli operatori di mercato, che ieri si allenavano a indovinare quale fosse il prossimo istituto di credito a lanciare il buy-back e ne approfittavano per far salire le quotazioni in Borsa.
Da Mps, Ubi e Banco Popolare, le principali indiziate proprio perché alla ricerca di capitali freschi per fronteggiare le richieste delle authority, non sono ovviamente arrivate né conferme, né smentite. Ma secondo alcuni osservatori sarebbe soltanto questione di giorni: non è un mistero, infatti, che le banche stiano valutando operazioni simili, e non certo da adesso, proprio perché sono convenienti. Un’ondata di riacquisti di titoli subordinati, del resto, si era avuta anche dopo la crisi successiva al crack-Lehman: anche allora le quotazioni erano scese così in basso che valutarne il ritiro dal mercato (o lo scambio con titoli di nuova emissione) era un buon affare per loro. Tanto più che con la rivoluzione di Basilea 3 molti di quei bond non sarebbero stati più computabili ai fini del capitale di vigilanza.
Ora il momento appare di nuovo propizio, per le quotazioni dei titoli, ma soprattutto perché le banche italiane hanno potuto reperire, a buon mercato e in quantità illimitata presso la Banca centrale europea (Bce), il denaro necessario a portare a compimento l’operazione. E con fondi pagati l’1% ritirare titoli i cui rendimenti nel frattempo hanno anche superato il 20% garantisce comunque un discreto guadagno. Per non parlare dell’effetto sul Core Tier 1, che potrebbe apparire anche trascurabile (UniCredit lo valuta nell’ordine dei 10,9 punti base, sempre a patto di fare il pieno di adesioni), ma che di questi tempi in fondo è grasso che cola.