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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

Il premier sfila 30 miliardi ai sindaci E comincia la fine del federalismo – Roma La manovra più centralista dopo il week end, direbbe un Fio­rello leghista

Il premier sfila 30 miliardi ai sindaci E comincia la fine del federalismo – Roma La manovra più centralista dopo il week end, direbbe un Fio­rello leghista. I bocconiani del Car­roccio al Senato hanno scoperto (aiutati anche dal quotidiano Mi­lano Finanza ) un trucchetto di Monti&Co per sfilare almeno 30 miliardi di euro al«territorio»(for­mula cara alla Lega per dire Comu­ni, Province e Regioni) e spedirli, entro poche settimane, a Roma, precisamente sui conti della Ban­ca d’Italia. Come? É tutto scritto in un codicillo inserito nel decreto sulle liberalizzazioni, anche se non ha niente a che vedere con le liberalizzazioni. In pratica, grazie a questo trucchetto, gli enti locali saranno costretti a trasferire la li­quidità derivante dall’incasso dei propri tributi (tasse locali, fatture etc) sul conto di tesoreria dello Sta­to presso Bankitalia. Una somma enorme, valutata al minimo in 30 miliardi di euro, ma è una stima, si potrebbe arriva­re anche a 40. Tra l’altro in tempi brevissimi, perchè il decreto pre­vede l’«incasso» di quei soldi per metà entro fine febbraio, il resto entro aprile. «Un furto con destrez­za » lo chiama Massimo Garava­glia, insieme ad altri due senatori leghisti, Paolo Franco e Piergior­gio Stiffoni. Quei 35 miliardi circa degli enti locali finora erano tenu­ti presso sportelli bancari (Mps, Bnl ma soprattutto Unicredit) dentro Comuni, Province e Regio­ni, come servizio di tesoreriaotte­nuto dopo gara d’appalto. Veden­do sparire la liquidità, per le ban­che si polverizzerà l’effetto benefi­co dei 50 miliardi finanziati dalla Bce, con conseguenze immagina­bili sul credito e sulle imprese. Ma si complica la vita soprattutto de­gli enti locali. Un Comune, per esempio, dovrà fare una trafila bu­rocratica per avere indietro dallo Stato i suoi stessi soldi, allungan­do quindi i tempi di pagamento (già biblici) della pubblica ammi­nistrazione. Finora i Comuni era­no bloccati dal patto di stabilità, che impedisce anche alle ammini­strazioni parsimoniose di poter spendere la liquidità messa da par­te. Ma si ovviava anticipando, tra­mite le tesoriere e i famosi 35 mi­liardi lì giacenti, i pagamenti, «un piccolo volano che per le imprese del Nord era vitale» spiega il sena­tore Garavaglia, leghista bocco­niano: «Alla faccia della semplifi­cazione, questa è una manovra di­sperata ». Ma se banche e enti locali è una mazzata, per il governo di Monti questa mossa è un affare, anche se solo virtuale. «Il trucco contabile consente il trasferimento di 30-40 miliardi di liquidità alla banca d’italia, così da evitare di emettere bot per la stessa cifra, considerato che entro marzo dobbiamo piaz­zare titoli per 150 miliardi di eu­ro ». Incassandone 40, è come se si fossero venduto un terzo dei bot, ma appunto solo per finta. I soldi andranno sul conto della tesore­ria centrale, con un effetto pari al­la vendita di un terzo dei Bot da piazzare. Un trucco, appunto, ma anche, per la Lega, «un evidente furto al territorio». Che poi si som­ma a quello dell’Imu, la nuova Ici che, a differenza di quella varata dal governo Pdl-Lega, non solo au­menterà del 300 per cento (in se­guito alla revisione degli estimi ca­tastali) ma per le seconde, terze ca­se e per le attività commerciali an­drà per metà non al Comune ma ancora allo Stato. Per metà, si ba­di, non della reale Imu applicata dal proprio Comune, che può an­che ridurla, ma la metà dell’ali­quota massima, cioè del 7,6 per cento. Se quindi, per ipotesi, un bravo sindaco la dimezzasse, allo Stato andrebbe tutta l’Imu. «È la dimostrazione delle intenzioni ac­centratrici del governo che lasce­rà­letteralmente in balìa dello Sta­to la finanza locale » accusano i tre senatori leghisti, che invitano sin­daci, presidenti e governatori alla rivolta «contro questo violento so­pruso ». Di Roma ladrona.