Giovanni Caprara, Corriere della Sera 26/1/2012, 26 gennaio 2012
1 Come mai due terremoti in Val Padana così ravvicinati nel tempo, otto ore, e anche nella geografia, tanto da essere separati soltanto da appena una settantina di chilometri? Sono due manifestazioni di uno stesso fenomeno che si è caricato di energia fino a sprigionarla in due momenti vicini e in due luoghi non lontani
1 Come mai due terremoti in Val Padana così ravvicinati nel tempo, otto ore, e anche nella geografia, tanto da essere separati soltanto da appena una settantina di chilometri? Sono due manifestazioni di uno stesso fenomeno che si è caricato di energia fino a sprigionarla in due momenti vicini e in due luoghi non lontani. Ma entrambi hanno la stessa causa. 2 Quale è la causa che li ha scatenati e può esistere un collegamento fra i due? La Val Padana è il lembo più settentrionale della placca africana la quale spinge e si scontra con la placca euroasiatica. Da questa frizione costante, che vede gli Appennini andare contro le Alpi, nascono i terremoti nella nostra grande pianura. Il primo sisma non ha innescato il secondo arrivato più tardi di sole poche ore. Il collegamento tra i due fatti esiste solo per l’origine che li accomuna. 3 Perché il secondo sisma in Emilia di 4.9 gradi della scala Richter si è avvertito molto più di quello nel Veronese di 4.2 gradi? Innanzitutto c’era una differenza nella magnitudo, quasi un grado di più, e non è poco. Ma, inoltre, ha pesato la profondità dell’epicentro che era maggiore nel caso dell’Emilia: 33,2 chilometri. Questo significa che le onde si sono potute trasmettere in modo più ampio prima che si esaurissero rapidamente come è avvenuto nel Veronese con un epicentro più superficiale a 10,3 chilometri. In tale circostanza, tra l’altro, essendo la località vicina alle montagne, queste fanno sì che si avverta di meno. C’è da aggiungere che la pianura è formata da sedimenti alluvionali, una natura geologica che amplifica le onde facendole sentire di più. 4 Quale è il pericolo terremoti in Val Padana? La pericolosità naturale non è accentuata anche se non si può escludere totalmente il verificarsi di un grande sisma. Il più violento di cui si abbia traccia risale al 1695 ed è avvenuto nell’Asolano con una magnitudo di 6.6 gradi Richter. Nel Veronese bisogna andare al 1117 con 6.4 gradi. In terza posizione c’è Brescia nel 1222 (6 gradi). In Emilia Romagna il record è stato raggiunto nel Reggiano nel 1832 con 5.6 gradi. Tra Est e Ovest, però, bisogna distinguere perché i comportamenti sono molto diversi anche nelle conseguenze. Se le aree centrali della pianura e quelle a Ovest sono tranquille, cioè generano terremoti di contenuta intensità, a Est, in Friuli, la situazione cambia in peggio perché in quella zona c’è una convergenza tra le placche da cui si sprigionano movimenti della crosta più violenti. Tutti ricordiamo il terremoto del 1976 (6.4 gradi). 5 Erano emerse delle indicazioni nel recente passato? C’erano state delle avvisaglie. Gli scienziati avevano constatato che negli ultimi sei mesi la frequenza dei movimenti tellurici nella regione del Nord era diventata più elevata del solito con livelli tra i quattro e cinque gradi della scala Richter. Ma ciò rientrava, comunque, in un’attività di assestamento giudicata ancora normale. 6 Nella mappa dell’area mediterranea, dalla Turchia al Nord Europa, si vede che nella giornata precedente le due scosse in Val Padana si sono registrati oltre ottanta terremoti anche se di potenza inferiore ai due italiani. Quale significato può avere? L’arco delle zone coinvolte che attraversa l’Anatolia è caratterizzato da una continua sismicità con livelli, come in Grecia, spesso superiori ai nostri nella Penisola. Pur nel grande numero di eventi rilevato la loro intensità mostra solo un «rumore di fondo» sismico che rientra nella norma. Se si guarda lo stesso panorama anche domani, dicono gli esperti, non dovrebbe cambiare molto. 7 Ma la Val Padana sta diventando più a rischio come altre parti d’Italia e ci possiamo aspettare ulteriori scosse? Non è detto e non si può prevedere nulla; di certo gli assestamenti possono continuare come in precedenza perché la causa resta inalterata. Dopo il sisma maggiore di ieri mattina ci sono state altre tre scosse in Emilia e tre in Lombardia fra i 2.3 e 3.5 gradi. (Risposte elaborate in collaborazione con Domenico Giardini, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) Giovanni Caprara