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 2012  gennaio 25 Mercoledì calendario

Maledetta auto: da simbolo della rinascita, con il clacson assordante che usava Vittorio Gassman nel Sorpasso, il film cult di Dino Risi sul boom degli anni Sessanta, a incubo quotidiano

Maledetta auto: da simbolo della rinascita, con il clacson assordante che usava Vittorio Gassman nel Sorpasso, il film cult di Dino Risi sul boom degli anni Sessanta, a incubo quotidiano. Viaggiamo in media un’ora al giorno maledicendo un traffico devastante, ma non possiamo farne a meno. Come si è visto a Milano, dove l’area C è stata inaugurata tra gli insulti di una parte dei residenti che si troveranno a pagare il pedaggio per tornare a casa. O a Roma, dove si è tornati alle targhe alterne e dove i lenti e strapieni mezzi pubblici hanno convinto chi si sposta ogni giorno che è meglio morire di traffico che sul 64. È diventata la prima voce di spesa degli italiani, un bagno di sangue tra costi del carburante e assicurazione. Ma qualcosa sta cambiando, come emerge dall’ultimo rapporto Aci-Censis, presentato a dicembre: gli italiani scendono dall’auto. Un italiano su cinque la usa meno. Il paradosso è che, anche se resta in garage, l’auto costa sempre più cara: in media 3.278 euro nel 2011 contro 3.191 del 2010. Le maggiori voci di spesa sono il carburante (1.530 euro in media), l’assicurazione (715 euro) e il parcheggio (218 euro). «C’è un crollo delle vendite, il 2011 è stato in assoluto l’anno peggiore: le immatricolazioni sono state 1,74 milioni con una contrazione del 10,9 per cento rispetto al 2010, quando furono 1.961», informa Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor, che si occupa di analizzare il mercato dell’automobile. Siamo dunque alla fine della civiltà dell’auto? «No, stiamo arrivando alla fine del suo utilizzo in città» prevede l’ambientalista Paolo Hutter. «Fuori dalle città continuerà a essere usata come e più di adesso». Secondo i dati Promotor, il parco circolante è in crescita, l’Italia ha uno dei più alti indici di motorizzazione al mondo: 600 vetture ogni 1.000 abitanti, mentre la media europea è di 463. A New York ci sono 20 macchine ogni 100 persone, a Roma 76. «Dal mito alla fine del mito c’è una via di mezzo» osserva il sociologo Domenico De Masi, che parla di una metamorfosi che vedrà la macchina utilizzata meno per il lavoro e più per il tempo libero: «L’auto ha perso quelle che erano le sue funzioni principali, non è più status symbol e non è più alcova». De Masi ricorda nostalgico i tempi dell’università a Perugia, «dove solo se avevi una 500 potevi pensare di riuscire a baciare una ragazza. Per cinquant’anni abbiamo fatto l’amore nelle utilitarie con meravigliosi contorsionismi erotici. Basta guardare un cinquantenne e si capisce anche di che cilindrata era l’auto dove è stato concepito». Oggi tutto questo non esiste più e i giovani sono sempre meno interessati a chiedere un regalo a quattro ruote al compimento della maggiore età. Uno studio inglese pubblicato sul Guardian ha scoperto che preferiscono l’ultimo modello di smartphone. «Sulle nuove generazioni il calo dell’appeal è drastico, all’estero il fenomeno è più evidente. Nel Nord Europa o in Giappone pochi trentenni posseggono la macchina e, se serve, puttosto l’affittano» racconta Guido Viale, che ha scritto per la Bollati Boringhieri Vita e morte dell’auto. «Ma da noi ha ancora un forte appeal, anche perché mancano altre soluzioni. Non c’è una rete di trasporto pubblico decente e, con i tagli in corso, sarà sempre peggio. Il sistema di car-sharing o car-pooling, che dovrebbe essere la prima misura da adottare, è ridotto o addirittura, in certe città, assente». Pensiamo che guidare sia un nostro diritto, ma non può più essere così. Continua Viale: «Dobbiamo capire che con la macchina non possiamo andare ovunque. A Milano io vivo nell’area C, uso i mezzi pubblici e sono assolutamente d’accordo che anche i residenti paghino il pedaggio». Intanto le bici aumentano, nel nostro Paese ce ne sono 30 milioni, siamo i sesti al mondo. A Roma le Ciclofficine, nate per rimettere in sesto le vecchie bici, sono i nuovi centri sociali, i nuovi luoghi della cultura underground. A Bolzano il 30 per cento della mobilità si muove su due ruote. «Ritornano in auge i tram, se vai veloce con un mezzo pubblico l’auto non la usi più. Funzionano bene a Cagliari, Padova, Mestre, Messina, Torino e Milano, e dopo molte polemiche pure a Firenze. E anche da noi si stanno diffondendo le zone a velocità 30 nelle città» racconta Andrea Wehrenfenning, che in Legambiente da un trentennio si occupa di trasporti e mobilità. Ha curato l’introduzione al pamphlet No auto. Per la fine della civiltà dell’automobile del francese Robert Marcel, bibbia dei pedoni totali, dove si spiega che si può «vivere senza»: basta abitare vicino alla rete di trasporto pubblico, pianificare gli spostamenti e farsi recapitare gli acquisti a casa con internet. Una ricetta che non convince Gerardo Marletto, professore di economia dei trasporti a Sassari e presidente dell’associazione No auto: «I componenti di una famiglia che abita in periferia sono obbligati ad avere due macchine e non si può dire che siano antiambientalisti. Se dovessero usare i mezzi pubblici, impiegherebbero il doppio del tempo. Bisognerebbe costruire periferie solo se c’è un adeguato trasporto pubblico». Dunque ci avviamo, se non a una fine, a una presa di coscienza. In questo scenario secondo il sociologo Omar Calabrese «solo l’auto di lusso può avere un futuro: magari sarà ecologica, ma sicuramente molto accessoriata. Cambierà il concetto: da mezzo di trasporto a bene rifugio, bene comodità. In una ricerca disperata di identità individuale». Il futuro sarà dei suv, sintetizza Giorgetto Giugiaro, celebre designer: «Abbiamo ancora voglia dell’auto che ci dà prestigio e quello è il mezzo che meglio trasferisce all’esterno le nostre ambizioni. L’auto del futuro sarà sempre più sofisticata. E costerà sempre meno». Ma sull’emergenza è critico: «Viaggiamo portandoci dietro 2 tonnellate di peso, questo ha inevitabili conseguenze sull’ambiente. Ci vogliono leggi intelligenti che regolino i nostri spostamenti e guardino al futuro». E quando Giugiaro guarda al futuro, sogna: «Vorrei inventare un aggeggio grande come un panettone da mettere sulle spalle e in grado di sollevarci. Un neozelandese ci è riuscito: per mezz’ora riesce a svolazzare, ma è ancora troppo poco e troppo costoso». E allora, per adesso, tutti in coda il venerdì sera sulla tangenziale.