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 2012  gennaio 25 Mercoledì calendario

Il genio rinascimentale di Luigi Cavalli-Sforza – Il contributo di Luigi Luca Ca­valli- Sforza alle conoscenze sulla storia biologica della nostra specie si basa sulla sua straordinaria capacità di muo­versi, a livello professionale, in un vasto numero di discipline

Il genio rinascimentale di Luigi Cavalli-Sforza – Il contributo di Luigi Luca Ca­valli- Sforza alle conoscenze sulla storia biologica della nostra specie si basa sulla sua straordinaria capacità di muo­versi, a livello professionale, in un vasto numero di discipline. In que­sto senso Cavalli- Sforza si può con­siderare erede contemporaneo dell’uomo di scienza rinascimen­tale che era a suo agio in numerosi campi del sapere. La curiosità per la conoscenza lo ha sempre soste­nutonell’affrontaresenzatimorila sfida di addentrarsi in nuovi oriz­zonti della conoscenza. Laureatosi in medicina negli an­ni Quaranta, ha praticato la profes­sione anche se per breve tempo. L’interesse per la ricerca ha avuto presto il sopravvento. La genetica era in Italia una disciplina nascen­­te e attrasse il suo interesse. Special­mente quando applicata a livello delle popolazioni gli studi di geneti­ca richiedono strumenti statistici. Precorrendo una pratica condivi­sa oggi da molti giovani ricercatori, andò ad appro­fondire gli aspetti quanti­t­ativi della disci­plina in Inghil­terra sotto la guida di uno dei massimi sta­tistici di tutti i tempi, R.A. Fisher, all’Uni­versità di Cam­bridge. Quasi contemporane­amente, nei pri­mi anni Cin­quanta, dacon­tributi fonda­mentali al pro­gresso delle co­noscenze sulla sessualità nei batteri, un cam­po all’epoca inesplorato e che vedrà il la­voro di gruppi concorrenti premiato con il Nobel. Negli anni immediata­mente succes­si­vi inizia il suo in­teresse per la storia evolutiva del­l’uomo che lo vedrà impegnato nei decenni successivi con grandi ri­sultati. A livello metodologico la «distanza genetica di Cavalli-Sfor­za- Edwards»,una misura delle dif­ferenze genetiche tra popolazioni che porta il suo nome (e di un colle­ga inglese) è ancora oggi molto usa­ta. Gli strumenti metodologici indi­vid­uati per il suo pionieristico lavo­ro sulla «geografia dei geni», lo stu­dio della distribuzione dei geni nel­lo spazio e le cause che la determi­nano, sono usatissimi nelle ricer­che, che adesso vanno sotto il no­me di filogeografia e usano la mes­se di dati prodotta dalle tecniche molecolari della moderna geneti­ca. L’uso creativo delle fonti stori­che e archivistiche di cui l’Italia è ricchissima (i registri parrocchiali, le domande per la dispensa che sto­ricamente la Chiesa richiedeva per i matrimoni tra persone imparen­tate) ha guidato i suoi studi in pro­posito per oltre cinquant’anni, fi­no alla pubblicazione di un volu­me organicamente riassuntivo uscito presso una prestigiosa casa editrice pochi anni fa. All’inizio degli anni settanta si trasferisce presso l’Università di Stanford in California in cui ha con­ti­nuato a fare ricerca fino a pochis­simi anni fa. Gli anni americani della piena maturità professionale vedono il suo lavoro, anche in questo caso pionieristico, nella ricostruzione della storia naturale dell’uomo. Nel 1994 esce presso la Princeton University Press un volume di oltre mille pagine, History and Geo­graphy of Human Genes : la summa di quasi due decenni di lavoro dedi­cato a questa tematica. Accolto co­me una pietra miliare nella com­prensione dell’evoluzione della nostra specie, il lavoro offre una dettagliataricostruzionedell’origi­ne del popolamento della terra da parte della nostra specie e dei per­c­orsi seguiti nella diffusione nei di­versi continenti. Usando l’informa­zione all’epoca disponibile nella letteratura scientifica, un centina­io di tratti genetici in quasi duemila popolazioni diverse, sono state de­scritte le migrazion­i ed è stata forni­ta una scala temporale su cui misu­rare gli eventi evolutivi della nostra specie. Utilizzando una vasta messe d’informazionifornitedall’archeo­logia, è stato chiarito come per in­novazioni culturali importanti co­me l’agricoltura, la diffusione sia avvenuta attraverso lo spostamen­to delle popolazioni. Utilizzando le conoscenze sulle diversità lingui­stiche fornite dagli studiosi di que­sta disciplina e, sebbene non vi sia consenso tra i linguisti sulla classifi­cazione delle lingue a scala plane­taria, è stato proposta una relazio­ne tra differenziazione genetica e linguistica. Dato il suo interesse per la realtà culturale delle popolazioni non è sorprendente che si sia anche occu­pato degli aspetti teorici della tra­smissione culturale raccolti in un volume uscito nel 1981. Per le stesse ragioni non stupisce la passione con cui Cavalli-Sforza si è impegnato nella comunicazio­ne della conoscenza sia attraverso libri di testo che attraverso opere di divulgazione. Il suo The Genetics of Human Population ha ricevuto nel 1981 il riconoscimento come li­br­o di testo sull’argomento all’epo­ca più frequentemente citato. Paolo Menozzi (Professore di Ecologia all’Università di Parma)