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 2012  gennaio 25 Mercoledì calendario

Fatto un figlio, abbandonò marito e figlio, poi sedusse Vittorio Em. II – Parigi, cimitero Père Lachaise, tomba di Virginia-Elisabetta-Luisa-Carlotta-Antonietta-Teresa-Maria dei Marchesi Oldoini, sposata col Conte Varasis-Castiglione

Fatto un figlio, abbandonò marito e figlio, poi sedusse Vittorio Em. II – Parigi, cimitero Père Lachaise, tomba di Virginia-Elisabetta-Luisa-Carlotta-Antonietta-Teresa-Maria dei Marchesi Oldoini, sposata col Conte Varasis-Castiglione. Una storia straordinaria la sua, raccontata dalla studiosa torinese Sara Arlero,: un’infanzia infelice, trascurata dai genitori, educata da nonno Ranieri che subito la inquadrò, chiamandola «Verginicchia», lei preferì «Nicchia»: lo sarà per molti uomini potenti. Arrivata a Torino col conte-marito, introdotta a Corte, fatto un figlio abbandonò entrambi, sedusse Vittorio Emanuele II (non doveva essere difficile), Cavour la giudicò la persona giusta per arrivare al cuore e alle informazioni dell’Imperatore Napoleone III, strategico per l’unità d’Italia. Bellissima, intelligente, poliglotta meravigliosa (inglese, francese, tedesco), Virginia di Castiglione prima dell’Imperatore fu «precaria»: amante del direttore del Louvre, poi del banchiere Rothschild, capì il valore del trinomio sesso-cultura-denaro. Ho apprezzato l’eleganza del taccuino in cui catalogava gli amanti: «E» carezze; «B» bacio; «BX» molto più del bacio; «F» rapporto completo. Sigle garbate per donare, in modo meritocratico, felicità. Amava apparire: per un ballo, nuda si rotolò nella colla, poi nelle piume, stilista e mannequin insieme. L’anno del centocinquantenario è finito, nella Torino «bene» le bandiere sono sporche, mosce, impotenti, in San Salvario gli immigrati le hanno lavate, sventolano felici, sulla sua tomba neppure un fiore dell’establishment parolaio: che tristezza. L’ammiraglio Martini, direttore Sismi, amico caro, diceva: «Spie e diplomatici debbono confondersi con la tappezzeria». La Contessa fu, in modo sublime, entrambe le cose, non si confuse mai con nulla. Ammettiamolo, l’Italia non la fecero né intellettuali parolai-scrivani, né bulli superdotati, ma due nobili raffinati, che forse salvarono, involontariamente, anche il Papato. Grazie, Contessa, lei e il Conte Benso ci mancate, sareste ideali per gestire i nostri attuali rapporti con quest’Europa franco-tedesca, bottegaia e volgare.