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 2012  gennaio 25 Mercoledì calendario

La Gazzetta trasloca in periferia – I giornalisti della Gazzetta dello Sport e i poligrafici di Corriere e Rosea lasceranno la sede milanese attorno a via Solferino entro il prossimo mese di giugno, per trasferirsi in via Rizzoli, zona Crescenzago, che sta diventando il quartier generale della casa editrice

La Gazzetta trasloca in periferia – I giornalisti della Gazzetta dello Sport e i poligrafici di Corriere e Rosea lasceranno la sede milanese attorno a via Solferino entro il prossimo mese di giugno, per trasferirsi in via Rizzoli, zona Crescenzago, che sta diventando il quartier generale della casa editrice. In questo modo verrà completamente svuotata l’area che affaccia su via San Marco e via Balzan, con un processo di concentramento nel palazzo storico di via Solferino, dove, oltre alla redazione del Corsera, confluiranno anche i giornalisti delle pagine di economia e del Corriere Economia (22 in tutto), quelli di corriere.it e i dieci grafici del Corriere della Sera. Non si escludono, a seguire, pure decisioni più drastiche da parte dell’azienda, ovvero il trasloco in toto a Crescenzago, valorizzando al massimo sul mercato il complesso immobiliare in zona Brera. Qui, però, entrerà in gioco anche la capacità di mediazione del direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, il quale si è sempre opposto a tale opzione, rivendicando il valore d’immagine ed economico che porta al giornale una sede storica come quella di via Solferino. Peraltro il palazzo di Solferino, essendo, appunto, storico, ha un vincolo di destinazione d’uso verso attività editoriali. Non potrebbe, perciò, essere ceduto a imprenditori di altri comparti. Per il momento, quindi, l’unica certezza è lo svuotamento delle aree San Marco-Balzan. Per le quali si è parlato di un interessamento da parte del gruppo Dolce e Gabbana (per realizzare un albergo), indiscrezione però liquidata come «infondata» da fonti Rcs. L’intera vicenda, comunque, potrebbe rappresentare una frattura piuttosto profonda tra azionisti di Rcs e il direttore de Bortoli. Il quale, già lo scorso novembre, aveva presentato una lettera al comitato esecutivo dell’azienda nella quale elencava le ragioni che sconsigliavano l’intero trasloco. Lo stesso de Bortoli (che non osa parlare di via Rizzoli, ma, quasi a tenere le distanze, di via Civitavecchia quando si intrattiene con gli amici sulle questioni di Crescenzago) aveva comunicato ai soci Rcs che se avessero voluto procedere col trasloco intero, lo avrebbero fatto senza di lui. Una fermezza di posizione che aveva innervosito più di un azionista eccellente, in primis Diego Della Valle. E comunque, ha fatto sapere più di recente il direttore ai suoi più stretti collaboratori, «finché ci sono io da via Solferino non si muove nessuno». Come andrà a finire? I sindacati di Corriere, Gazzetta e quello dei poligrafici, intanto, hanno proclamato lo stato di agitazione. Lo spauracchio del trasferimento potrebbe essere un’arma dell’azienda per ottenere altri sacrifici dai lavoratori. Sacrifici che presto toccheranno ai giornalisti della Rcs Periodici. Una volta chiusa la partita della free press, con lo stop di City (ora si deve trovare una sistemazione per i circa 20 giornalisti, che avranno diritto di prelazione sulle prossime assunzioni nel gruppo), l’occhio dei manager di via Rizzoli si sta infatti concentrando nuovamente su settimanali e mensili della casa editrice. In primis, su quelli già messi in vendita nella primavera del 2011 (Astra, Costruire, Il Mondo, Max, Novella 2000, Ok-La salute, Visto), e la cui cessione al gruppo dello stampatore Farina venne bloccata per le vicende giudiziarie legate a Luigi Bisignani e alla inchiesta «P4». Ci sono interessamenti da parte di editori terzi per Astra e Novella 2000; Max potrebbe chiudere o diventare un allegato alla Gazzetta, così come Ok è entrato sotto l’orbita di Oggi. Anche per Il Mondo il destino sarebbe quello dello stop o di prodotto allegato al Corsera. Obiettivo numero uno di Rcs MediaGroup, ora, è quello di fare cassa. Gli azionisti, infatti, non intendono mettere mano al portafogli per ricapitalizzare la società e arginare le svalutazioni in bilancio. Perciò i circa 400 milioni di euro di svalutazione prevista per la spagnola Recoletos (pagata circa un mld di euro, e che oggi quoterebbe circa 600 mln) arriverebbero dalla cessione della casa editrice francese Flammarion (per cui si punta a incassare circa 300 mln) e da quella degli immobili milanesi di San Marco e Balzan (sui quali, però, gravano 75 milioni di euro di ammortamenti per oneri di ristrutturazione, da detrarre dall’incasso di una possibile vendita). Il resto, ovvero City, periodici e altri tagli e razionalizzazioni, sono, come usa dire nel mondo della finanza, «noccioline». Noccioline che però andranno di traverso a un sacco di lavoratori.