Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Un grido di dolore si leva da tutta l’Italia perché gli aumenti di prezzi e tariffe decisi dai governi Berlusconi e Monti, e ampiamente pubblicizzati dai giornali, si cominciano a sentire adesso, e fanno male.
• Vogliamo mettere un po’ d’ordine e dire esattamente di che si tratta?
Benzina, gasolio e gpl. Autostrade. Gas e luce. Canone Rai.
Biglietti dei trasporti urbani e extraurbani. Pagheremo anche una tassa sulle vincite alle lotterie superiori ai 500 euro.
• Cominciamo dal sistema dei trasporti.
Ha fatto sensazione che in certe località la benzina sia
ormai prossima al prezzo di 1,8 euro al litro. Accade per questa ragione: ai
ritocchi verso l’alto decisi dal governo (per la benzina, 9,93 centesimi, per il gasolio 13,6 Iva compresa) si sono aggiunti rincari stabiliti dalle compagnie e addizionali regionali. I rincari fissati dalle compagnie: Eni e poi Ip hanno aggiunto un centesimo per la verde e mezzo centesimo per il gasolio,
TotalErg 0,7 cent e Q8 0,5 centesimi sulla benzina. I rincari applicati dalle
Regioni… Lei sa che le Regioni hanno diritto di mettere una loro accisa sul
carburante venduto nel loro territorio. Si sono fatte avanti in sei: Marche
(+9,1 cent), Piemonte Liguria e Toscana (+6,1), Umbria (+4,1), Lazio (+3,1).
Segnaliamo che in Abruzzo l’addizionale di 3,1 centesimi è stata invece tolta.
Ma in ogni caso l’insieme dà un quadro abbastanza preoccupante: il costo di un
litro di benzina è mediamente di 1,74 euro con punte di 1,79 in certi
distributori della rete autostradale. Le proteste non si contano. E non solo
quelle delle associazioni consumatori. Protestano anche i petrolieri con
l’argomento che in questo modo i consumi si abbasseranno e gli aumenti
produrranno paradossalmente un effetto contrario a quello che si propongono:
faranno incassare di meno (è una specie di curva di Laffer applicata alle
tariffe invece che alle tasse).
• Non sarebbe ora di diminuire queste accise? So che
ormai formano il 60 per cento del prezzo.
A quanto pare Monti ci sta pensando, per rintuzzare
in qualche modo l’ulteriore aumento dell’Iva previsto per l’autunno.
• Poi ci sono i pedaggi autostradali.
E il caro-trasporti urbano ed extraurbano. La storia dei pedaggi autostradali si presta a parecchi dubbi. A fronte di una documentazione che prova gli avvenuti investimenti e migliorie, il Ministero concede automaticamente un adeguamento delle tariffe. In media si è trattato stavolta di un costo aggiuntivo per gli automobilisti del 3,1%, ma la Società Autostrade
(cioè i Benetton) incasseranno un +3,51 mentre in Val d’Aosta al casello del
capoluogo la tariffa è passata di colpo da 7,7 euro a 8,5 e sulla tratta per
Courmayeur quelli della Rav (Raccordo autostradale valdostano) si sono
accontentati di un +14,17 per cento. Queste migliorie, che l’Aiscat vuole pari a 2 miliardi (+750 milioni di manutenzione), esistono davvero? Facciamo comunque finta che quelli che vanno a Courmayeur siano tutti ricchi e
scandalizziamoci invece per l’aumento del biglietto a tempo per esempio a
Milano, passato da un euro a un euro e cinquanta (ma il Comune non ha toccato
gli abbonamenti mensili). Si tratta di un +50%, replicato a Perugia. A Bologna,
Brescia, Parma e Cagliari hanno colpito con un +20%. A Venezia e Mestre +18%. Roma passerà da un euro a un euro e 50 in giugno (e l’abbonamento mensile da 30 a 35 euro), Torino farà più o meno lo stesso. Sul banco degli accusati ci sono le Regioni, che avrebbero bloccato i fondi per i trasporti locali. Come sa già, le Regioni accusano il governo. E tutti sappiamo che si tratta in realtà quasi ovunque di gestioni portate avanti con criteri politici, badando poco alla pulizia dei conti e all’interesse dei cittadini.
• Poi c’è il resto.
Più 4,9 per cento per l’energia (quella che chiamiamo sbrigativamente “la luce”), più 2,7 per cento per il gas. Secondo l’Authority competente, l’elettricità peserà sul bilancio delle famiglie per 22 euro l’anno in più. Il gas per 32 euro. Il Garante dice che è colpa del greggio, il cui prezzo nel 2011 è cresciuto del 40% sul 2010. Paghiamo molto caro il bonus per il fotovoltaico deciso da Berlusconi (4 miliardi nel 2011 diventati 6 miliardi
nel 2012). Il canone Rai è poca roba, 112 euro contro i 110,5 dell’anno scorso
(si tratta di un adeguamento automatico all’inflazione previsto dalla legge). È
curiosa la tassa del 6% sulle vincite alle lotterie superiori ai 500 euro,
decisa anche questa da Tremonti: il Fisco, che incassa già il suo 53,6% sul
montepremi, si porta a casa in questo modo un altro miliardo. Ma voglio darle
per ultima una notizia che forse la consolerà: è rincarato anche il listino-bar della Camera. Un caffè al banco è passato da 70 a 80 centesimi, un cappuccino da un euro a un euro e 10, il cornetto da 80 a 90 centesimi, raddoppiati i succhi di frutta (da uno a due euro), la pizza bianca ripiena di mozzarella costa addirittura 3 euro invece di 2,50. Eccetera eccetera. Le farà piacere, no?
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 4 gennaio 2012]
(leggi)