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 2012  gennaio 04 Mercoledì calendario

I TALIBAN APRONO UN UFFICIO IN QATAR LA TRATTATIVA CON L´AMERICA ALLA LUCE DEL SOLE


I Taliban afgani presto avranno un indirizzo, un numero di telefono e, così pare, una sede ufficiale fra i grattacieli rutilanti del Qatar. A quel recapito i negoziatori - in primo luogo americani - potranno rivolgersi per aprire un dialogo con gli emissari del Mullah Omar, l´imprendibile leader dei guerriglieri, che l´America combatte nella guerra più lunga e sanguinosa della sua storia.
«Dobbiamo assolutamente sbaragliare quella rete di radicali», aveva detto il presidente Obama alla fatidica scadenza dei 104 mesi dall´invio del contingente Usa nel marasma afgano - un mese in più rispetto al Vietnam. Ora il tono è profondamente cambiato: «Non avremmo potuto sperare in un segnale più esplicito a favore della pace», esulta un diplomatico occidentale a Kabul, intervistato dal New York Times a proposito dell´inaugurazione della sede qatariota. I Taliban confermano: «L´intesa vuole agevolare una maggiore comprensione con le forze internazionali».
Per assicurarlo, l´emiro del Qatar si è piegato alle richieste di Washington e Berlino. Quanto a lui, il presidente afgano Karzai si è accodato, riottoso: l´accordo è avvenuto a sua insaputa, e come sponsor avrebbe gradito gli alleati sauditi o turchi.
Che le trattative, però, siano già decollate - e che il percorso verso il traguardo resti lungo e accidentato - lo dimostra la prima condizione posta sul tavolo dai combattenti: il rilascio dei leader rinchiusi a Guantanamo, tutti prigionieri considerati dall´America «ad alto rischio». Nell´elenco figurano i nomi di Muhammad Fazl, ex ministro della Difesa dei Taliban; Kahirullah Khairkhwa e Nurullah Nori, entrambi governatori; la superspia Abdul Haq Wasiq, e il gran cassiere dei Taliban, Muhammad Nabi. E già Washington è disposta a trasferire a Kabul i carcerati richiesti dal governo.
Tutto questo non sorprende: da almeno due anni americani e Taliban dialogano con la mediazione della Germania, e con esiti a volte fortunosi. Nel 2010 mesi di trattative erano sfumati quando l´interlocutore, ritenuto un messaggero del Mullah Omar, s´era invece rivelato un ciarlatano arricchitosi con l´esca di centinaia di migliaia di dollari. Perciò l´insediamento di una "ambasciata" a Doha è una ulteriore garanzia.
Obama ha fretta di siglare un accordo, malgrado i droni continuino a colpire i guerriglieri, e i Taliban seminino nuove stragi. Le truppe Usa devono rientrare entro l´estate. O l´Afghanistan rischia di impantanare anche la rielezione di Obama.