Emanuela Fontana , il Giornale 4/1/2012, 4 gennaio 2012
Un esercito che ci costa 165 miliardi all’anno ma lavora solo dieci mesi - Le dimensioni numeriche sono quelle di una Capitale
Un esercito che ci costa 165 miliardi all’anno ma lavora solo dieci mesi - Le dimensioni numeriche sono quelle di una Capitale. Una città più grande di Roma, oppure Roma più Torino insieme. Tre milioni quattrocentoventisettemila. Un abitante maggiorenne ogni tredici in Italia è dipendente pubblico. La sua azienda è lo Stato. Insegnanti, lavoratori dei ministeri, degli ospedali, magistrati, agenti delle forze dell’ordine. Sono gli uomini che gestiscono la macchina Italia. Vista così, questa cifra significherebbe che ognuno dei tre milioni e mezzo di dipendenti statali deve badare ad altri 12 cittadini, 17 calcolando anche i bambini. Se la macchina funzionasse, questo sarebbe il Paese dell’efficienza e dell’attenzione all’individuo. Nel numero complessivo sono compresi anche i 182.528 insegnanti e dipendenti del ministero dell’Istruzione a tempo determinato, poliziotti e militari, lavoratori socialmente utili e dipendenti con contratti flessibili (91.393, in calo del 15%nel 2010 rispetto al 2008). L’11 per cento del prodotto interno lordo è speso ogni anno dallo Stato per il pagamento di questo esercito di lavoratori: 165 miliardi e 877 milioni di euro è il totale degli stipendi pubblici che l’Italia ha versato nel 2010. In dieci anni il calo degli statali è stato del 3%, ma la spesa è complessivamente salita di circa il 30%, oltre quattro volte più della Germania (qui l’aumento degli stipendi è stato del 7% in dieci anni). Se in Italia i costi per il pubblico impiego al netto dell’inflazione fossero cresciuti seguendo il trend tedesco (-6,2%), nel decennio sarebbero stati risparmiati circa 23 miliardi di euro. Il comparto più numeroso è quello della scuola. Un milione 43mila insegnanti e personale scolastico assunti a tempo indeterminato costano allo Stato oltre 43 miliardi di euro. Sono circa il doppio dei dipendenti delle Regioni e dei Comuni (515mila). I ministeriali puri sono 174.135, più o meno come gli abitanti di una città come Reggio Emilia, mentre i dipendenti del servizio sanitario nazionale sfiorano le 700mila unità (688.557) e costano quasi come e gli insegnanti ( 41 miliardi e 291 milioni). Per il personale di Regioni e Provincie si spendono quasi 27 miliardi di euro, per stipendi di magistrati e personale dei tribunali quasi 2 miliardi. Un dipendente pubblico guadagna mediamente 34 mila 652 euro lordi l’anno secondo il calcolo riferito al 2010 della Ragioneria dello Stato. Due milioni e seicentomila euro al mese di media circa, calcolando neoassunti e lavoratori di ultima fascia, prossimi alla pensione. Si va dai 29mila euro dei dipendenti di Regioni, Provincie e Comuni ai 132mila medi l’anno di magistrati e dipendenti della giustizia (oltre 10mila euro al mese). Il compenso medio è chiaramente condizionato dal numero degli insegnanti e del personale scolastico, quasi un terzo di tutti gli statali, con uno stipendio medio di 30mila euro lordi l’anno, che abbassa il conteggio finale. I 909 che hanno seguito la carriera diplomatica guadagnano per esempio tre volte di più (93.755 euro). L’aumento di tutti i comparti è stato di circa 1.200 euro dal 2008 al 2010. L’età media, e soprattutto l’anzianità di servizio, non aiuta certo il risparmio. Lo statale tipo ha quarantotto anni con 18 anni e mezzo di servizio. Ed è più frequentemente donna (55,6%) che uomo. Nella scuola, uno dei settori più «anziani», hanno mediamente 53 anni gli uomini e 51 le donne. Lo statale tipo sta a casa per malattia, maternità, scioperi, mediamente 22 giorni l’anno. Il record di assenza va ai dipendenti degli ospedali, con 26,5 giorni l’anno di non presenza a testa (ferie escluse), un mese netto di lavoro. Il nord, pur essendo più popoloso del centro e del sud Italia, con quasi la metà dei cittadini, in proporzione ha molti meno dipendenti pubblici: il 34,83%, contro il 31,89% del centro e il 33,3 di sud e isole. I lavoratori delle autonomie locali, per esempio, che sono il 15% di tutti gli statali, si dividono più o meno equamente tra nord e sud (5,4% e 5,2%) nonostante il divario di popolazione. Nel Lazio è concentrata quasi la metà (48,2%) del personale degli Enti di ricerca, il 26,6% del comparto dei Ministeri e il 22,7% di quello degli Enti pubblici non economici. La spesa generale per gli stipendi è salita moltissimo negli ultimi dieci anni, ma a far lievitare i costi sono stati soprattutto i contributi per le pensioni. Il versamento per la previdenza degli Statali è aumentato del 47% dal 1999 al 2010, passando dal 3,27% del Pil al 3,77.