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 2012  gennaio 04 Mercoledì calendario

Così le coop rosse entrano nel salotto buono - La prospettiva che sia Unipol il perno del salvataggio di Fonsai dopo il crepuscolo del­l’era Ligresti, ha due dirette conseguenze

Così le coop rosse entrano nel salotto buono - La prospettiva che sia Unipol il perno del salvataggio di Fonsai dopo il crepuscolo del­l’era Ligresti, ha due dirette conseguenze. La prima, industriale, è la probabile nascita del se­condo peso massimo delle polizze in Italia alle spalle delle Assicurazioni Generali. La secon­da, politica, è l’avvicinamento tra due mondi apparentemente lontanissimi: quello di Uni­pol, dove a dettare la strategia continua a esse­re l’animato mondo delle cooperative tramite la holding Finsoe (che controlla il 31% del capi­tale), e quello di Mediobanca, la più blasonata banca d’affari del Paese,erede del tempio«lai­co » eretto da Enrico Cuccia e che, con l’ad Al­berto Nagel, è il centro nevralgico della grande finanza. A guidare Unipol, dopo la discontinuità rap­­presentata dalla gestione di Carlo Salvatori, è il tandem Pierluigi Stefanini (presidente) e Car­lo Cimbri ( amministratore delegato), già brac­cio destro di Giovanni Consorte ai tempi della scalata a Bnl.Quando l’ex segretario dei Ds,Pie­ro Fassino, chiese a Consorte: «Abbiamo una banca?». Ora, invece, si prospetta una liaison tra Cim­bri e Mediobanca, che è esposta verso la galas­sia Ligresti per 1,1 miliardi e negli ultimi 5 anni ha chiesto di cambiare la marcia di Fonsai con tanta determinazione che l’Ingegnere di Pater­nò ha cercato più volte aiuto altrove (da Vin­cent Bolloré a Groupama, dal Credit Suisse a Goldman Sachs) fino alla recente resa. Nagel (e una decina di banker senior) sono impegnati a sostenere l’indispensabile aumen­to di capitale per rimettere in sicurezza i conti della compagnia:l’obiettivo minimo è riporta­re il margine di solvibilità verso quota 120% ri­spetto al 90% attuale, decisamente sotto il mini­mo di legge preteso dall’Isvap (100%) a tutela degli stessi assicurati. Nella holding Premafin, il baricentro sarebbe invece occupato dal fon­do Clessidra di Claudio Sposito, pronto a versa­re 200 milioni e sostituirsi ai Ligresti. Una pro­sp­ettiva che ha contri­buito al rialzo mon­stre dei titoli Prema­fin (ieri +25% a 0,25 euro). Fiducia che so­pravanza la carenza di informativa: la Con­sob ha reso noto che l’istituto delle Baha­mas The Heritage Trust possiede dal 2005 il 13,55% di Pre­mafin e non il 12,15% come dichiarato il mese scorso. Mediobanca, pri­mo azionista delle Ge­nerali con il 14%, non può intervenire diret­tamente in Fonsai, di cui è tra l’altrogià grande socio Unicredit (6,7%), a sua volta titolare del­l’ 8,7%di Piazzetta Cuccia.L’intreccio inestri­ca­bile ha convinto Mediobanca e Unicredit che il migliore modo per mantenere Fonsai in Italia è affidarla alla «rossa» Unipol o alla «bianca» Cattolica, alternativa ora remota. Quanto ai rapporti di forza in campo, basta confrontare le capitalizzazioni (353 milioni Fonsai; 905 milioni Unipol) per avere un’idea di quale potrebbe essere il peso di Finsoe nel potenziale aggregato anche nel caso di uno scambio azionario; senza contare che Unipol nei primi 9 mesi dell’anno mostrava un utile consolidato di 72 milioni, raccolta in crescita e un discreto margine di solvibilità. Al contrario,Fonsai ha terminato l’anno con una perdita di 950 milioni dopo la pulizia di bi­l­ancio imposta dal direttore generale Piergior­gio Peluso. Un’«operazione di sistema» Unipol-Fonsai non risulterebbe sgradita al governo che, con il superministro Corrado Passera, è già interve­nuto sul riassetto Edison. Unipol uscirebbe dal­l­a stasi attuale scommettendo sul core business delle polizze (probabile invece la cessione di Unipol banca) e aiuterebbe il fronte Medioban­ca- Unicredit. Ma secondo alcuni osservatori, anche Piazzetta Cuccia, schierando Unipol, ot­terrebbe un «credito»nei confronti del Pd in vi­sta delle prossime politiche e manderebbe un messaggio alla finanza cattolica in cui affonda le radici Intesa Sanpaolo.