Giovanna Cavalli, Corriere della Sera 4/1/2012, 4 gennaio 2012
ROMA —
Sarà che un tempo c’era il bolerino a rombi sull’ombelico a tortellino di Raffaella, mentre oggi c’è il grembiule da cucina di Antonella Clerici e il turbamento viene dalle tagliatelle.
Ma è chiaro che la lotteria all’ora di pranzo non ha messo appetito agli italiani che - a due giorni dall’estrazione finale del 6 gennaio, in diretta alle 21.10 su Raiuno, primo premio 5 milioni - hanno comprato soltanto 8 milioni di biglietti. Non era mai andata così male.
Per la prima volta nella storia, la Rai ha infilato il più classico concorso a premi in una trasmissione quotidiana di mezzogiorno, ossia «La prova del cuoco». Un pezzo forte della rete, ma evidentemente con scarso appeal sugli aspiranti milionari. Ricambiato. La Lotteria Italia non ha sollevato gli ascolti pur buoni del programma, 2 milioni e 412 mila spettatori di media per il 18,8 di share. Mentre nel 2010-11 Carlo Conti, con «I migliori anni» faceva quasi 5 milioni a puntata e uno share del 22,1. Certo andava di venerdì sera ed era avvantaggiato. Eppure già i 9,6 milioni di biglietti dell’anno scorso parevano un picco negativo irripetibile, per quella che ai tempi del peccaminoso Tuca Tuca 1971 si chiamava Lotteria di Capodanno. Era dal 1979 che non si scendeva sotto i 10 milioni.
I numeri non hanno riguardo per l’ex regina dei giochi a premi che è rimasta l’unica lotteria nazionale. E dicono che in 5 anni i tagliandi venduti si sono dimezzati. Nella stagione 2007-08 erano 16,4 milioni. Che sembrano tanti, ma sono pochissimi rispetto alle edizioni dei tempi d’oro, quando a distribuire miliardi di lire era lo show del sabato sera. Il confronto risulta impietoso.
E non serve nemmeno ricordare di quando, tra un’estrazione e l’altra dei bussolotti, c’erano Mina, Delia Scala, Corrado, Nino Manfredi e il suo ciociaro Bastiano di Fusse che fusse la vorta bbona (che vinco alla lotteria), o almeno un Pippo Baudo che se la prendeva con il presidente della Rai (Enrico Manca il «nazionalpopolare») o il Trio Lopez-Marchesini-Solenghi che derideva l’Ayatollah Khomeini scatenando il pasticcio diplomatico, la bionda Cuccarini contro la bruna Martines, i boccoli di Truciolo, le sgambate a 180 gradi e le Cicale-Cicale di Heather Parisi, o Celentano che scriveva «La caccia e contro l’amore» senza accento.
Basta tornare agli anni Novanta. Quando le quattro edizioni di «Scommettiamo che?» garantivano una media di 28 milioni di tagliandi, più o meno gli stessi dei quattro «Carramba» di Raffaella. Il record, lontanissimo e ineguagliato, resta però del «Fantastico 9» del 1988-89 con Enrico Montesano e Anna Oxa, con quasi 38 milioni di pezzi per 40 milioni di italiani maggiorenni, quasi uno a testa.
Quest’anno nemmeno 1 su 6. Spiega Nicola Tani, vicedirettore dell’agenzia Agipronews, specializzata in giochi e concorsi: «Il disamore degli italiani per la Lotteria Italia ha due cause. La prima è che non esiste più il grande varietà del sabato sera che era un eccellente mezzo di promozione. Ma soprattutto la lotteria ha un esito differito nel tempo e oggi il giocatore non ha più voglia di aspettare per sapere se ha vinto o perso». Tutto (o niente) e subito. Nemmeno il Gratta & Vinci con premi fino a 80 mila euro, allegato alla lotteria, ha migliorato il suo spread.
A Raiuno però restano convinti che la scelta della «Prova del Cuoco» non fosse sbagliata. «Anche i Monopoli di Stato ritenevano che la Clerici avesse il pubblico perfetto, lo stesso che compra i biglietti della lotteria, di meglio non si poteva trovare», spiegano in azienda. Rimarcando che il 2012 è iniziato con il 63% di share di Capodanno. L’unico che avrebbe potuto stuzzicare la Dea Bendata sarebbe stato Fiorello «ma non avrebbe mai accettato di restare in video fino alla Befana. E con chiunque altro tanto il sabato sera contro Maria De Filippi si perde comunque».
Dissente il professor Francesco Siliato, docente di Sociologia della Comunicazione al Politecnico di Milano: «Sembra che qui la Rai abbia giocato a perdere. Non ha avuto senso puntare su una trasmissione di cucina». Persino i due speciali serali del 10 e 17 dicembre non sono andati oltre i 2 milioni e 400 mila e i 2 milioni e 900 mila spettatori. «Avrebbero fatto meglio ad affidarsi ancora a Carlo Conti che con "I migliori anni" almeno portava a casa 4 milioni e 200 mila spettatori».
L’unico che ride sempre è l’erario. Dalla lotteria, vero, arriva una raccolta di appena 40 milioni di euro. Roma, capitale anche delle vincite, è sempre la città dove si acquistano più biglietti (1 milione e 400 mila) seguita da Milano (520 mila). Ma il settore giochi, nel 2011, gli porterà in cassa 9,3 miliardi, quanto basta per consolarsi.
Giovanna Cavalli