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 2012  gennaio 04 Mercoledì calendario

L’Iran alza la voce con gli Usa: via le navi dal Golfo Persico - Via le portaerei americane dal Golfo e nuove esercitazioni navali dei Guardiani della rivoluzione: è il rilancio degli iraniani nella pericolosa partita che si sta giocando attorno alla giugulare del petrolio

L’Iran alza la voce con gli Usa: via le navi dal Golfo Persico - Via le portaerei americane dal Golfo e nuove esercitazioni navali dei Guardiani della rivoluzione: è il rilancio degli iraniani nella pericolosa partita che si sta giocando attorno alla giugulare del petrolio. Ieri il generale Ataollah Salehi, coman­dante in capo delle forze armate di Teheran, ha dichiarato: «Consigliamo vivamente alla portaerei americana che ha attraversato lo stretto di Hormuz e che attualmente si trova nel Golfo di Oman di non ritornare nel Golfo Persico. La Repubblica Islamica d’Iran non ha intenzione di ripetere questo consiglio». Salehi è uno degli alti ufficiali che nel 2009 aveva pubblicamente criticato i Guardiani della rivoluzione (pasdaran), il corpo di éli­terivoluzionario, chesonounaforzaarmata di fatto autonoma. Non a caso, subito dopo il monito alle por­­taerei Usa, è sceso in campo il generale Has­san Firouzabadi, capo di stato maggiore del­le forze iraniane, che ha annunciato:«Il cor­pode­ipasdaranorganizzeràun’esercitazio­nenelGolfoPersicopertestarenuovetecno­logie militari». Firouzabadi è stato nomina­to dalla guida suprema dell’Iran, il grande ayatollah Alì Khamenei, ma nelle ultime, contestate, elezioni ha appoggiato il presi­dente Mahmoud Ahmadinejad. I due lea­der iraniani sono da tempo in rotta. In vista delle elezioni parlamentari di primavera il braccio di ferro attorno allo stretto di Hor­muz serve anche al confronto politico inter­no. Il minacciato stop alle portaerei Usa arri­vaallaconclusionedidiecigiornidiesercita­zionidellamarinaregolareiraniananelGol­fo. L’ultimo giorno delle manovre sono stati lanciati nuovi missili a medio raggio. Il 27 di­cembre, nel pieno delle esercitazioni, la por­taerei Uss John C. Stennis, ha varcato lo stre­t­to di Hormuz entrando nel Golfo Persico per una «missione di routine». Poi è tornata nel Golfo dell’Oman.«Si tratta di movimenti re­golarmente programmati e in accordo con i nostri impegni a lungo termine per la sicu­rezza e la stabilità della regione» ha detto il comandanteBillSpeaks, portavocedellaDi­fesa Usa. Poche ore dopo il Pentagono face­va trapelare che «bisogna abbassare la tem­peratura » attornoallostrettodiHormuz, do­ve passa oltre un terzo del greggio mondia­le. I pasdaran, che stanno preparando la nuo­va esercitazione, hanno una propria marina con ventimila uomini, cinquemila dei quali imbarcati su unità navali. Le loro basi sono disseminate nel Golfo dalla piattaforma pe­­trolifera di Halul a Bandar-Abbas e Khor­ramshahr. Le forze più temibili sono alcune veloci unità da pattugliamento armate di missili anti nave cinesi, oltre a sottomarini e minisommergibili. I corpi speciali subac­quei dei pasdaran sono in grado di minare e sabotare unità nemiche, porti e installazio­ni petrolifere. I corpi anfibi vengono adde­s­trati a sbarcare nell’area del Golfo e sono te­muti soprattutto dai sauditi. Non a caso gli americani hanno firmato, pochi giorni fa, la vendita a Riad di 84 caccia F 15 per 29,4 mi­liardi di dollari. «L’accordo - ha affermato il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest ­rafforza le solide relazioni con gli Stati Uniti e dimostra l’impegno americano a una forte capacità di difesa saudita, componente im­portante per la sicurezza dell’area». Sullo sfondo aleggia lo spettro del nuclea­re iraniano. Domenica gli scienziati di Tehe­ran hanno confermato nuovi passi avanti sulle barre di uranio arricchite per la ricerca civile. Ieri il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, si è detto convinto che l’Iran «prosegue la preparazione della sua arma nucleare».A fine gennaio l’Unione Europea dovrebbe approvare nuove sanzioni contro Teheran, compreso l’embargo petrolifero. Il portavoce del ministero degli Esteri iran­ia­no ha annunciato che il suo paese è pronto a riprendere i negoziati sul nucleare, ma in pa­rallelo il braccio di ferro nel Golfo continua.