Varie, 4 gennaio 2012
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Wildenstein Guy
• New York (Stati Uniti) 19 dicembre 1945 • «[...] la ricchissima famiglia Wildenstein o “W”, come è altrimenti nota [...] una famiglia di mercanti d’arte e allevatori di cavalli da corsa sospettati di evadere colossali somme di denaro, di trafugare quadri manovrando le successioni dei collezionisti rivali [...] Il 9 marzo 2009, è Sarkozy in persona ad appuntare sulla giacca di Guy Wildenstein la Legion d’Onore, la massima onorificenza repubblicana, con un discorso punteggiato di “il mio amico Guy” [...] erede della dinastia “W” dopo la morte del padre Daniel e del fratello Alec, in effetti ha molto aiutato il presidente durante la campagna elettorale, organizzando— da responsabile dell’Ump oltre Atlantico — serate in suo onore nella comunità francese di New York. Fu Cécilia a farli conoscere, e Sarkozy ha sempre apprezzato lo stile del compagno di polo del principe Carlo d’Inghilterra. [...] Tra i beni di famiglia c’è la tenuta “Ol Jogi” , 30 mila ettari in Kenya e 400 dipendenti incaricati di curare il campo da golf, l’autodromo, i laghi artificiali e le piste per la caccia al leone. È qui che nel 1985 Sydney Pollack girò La mia Africa con Robert Redford e Meryl Streep. Poi c’è la scuderia di cavalli da corsa, fondata nel 1923, che vanta molte centinaia di purosangue e ha fruttato solo nel 2010 in Francia 2,2 milioni di euro esentasse. E naturalmente i capolavori di Renoir, Monet, Picasso oltre al Suonatore di liuto di Caravaggio, valutato 100 milioni di euro ed esposto con la discreta targhetta “collezione privata” al Metropolitan. Solo che il padre di Guy, Daniel Wildenstein, nel 1998 dichiarava al fisco un reddito mensile di 870 franchi (132 euro) [...] complesso sistema di fondazioni con sede ai Caraibi che permettono ai “W” di tenere nascosta gran parte della loro fortuna. [...]» (Stefano Montefiori, “Corriere della Sera” 5/2/2011) • «[...] La prima galleria Wildenstein, inaugurata a Parigi nel 1875, divenne presto famosa per le vendite di dipinti e sculture di grandi maestri francesi del XVIII secolo. Dopo la guerra, la famiglia riaprì la galleria in Francia, ma chiuse all’inizio degli anni ’60 dopo che l’accusa di aver corrotto un funzionario per consentire l’esportazione di un quadro di Georges La Tour. Wildenstein non fu mai incriminato. Negli anni ’90 furono presentate prove che durante la Seconda Guerra Mondiale Georges Wildenstein aveva lavorato per un mercante d’arte nazista, Karl Haberstock, che comprava e vendeva opere sottratte agli ebrei. Alexandre Bronstein, pro-pronipote di una ricca collezionista d’arte, ha cercato per anni le opere trafugate nel 1941 dai nazisti. La perquisizione al Wildenstein Institute ha scoperto una scultura in bronzo dell’italiano Rembrandt Bugatti, di cui era stata denunciata la scomparsa, e due disegni di Degas che secondo Bronstein appartenevano alla sua famiglia: ha subito avviato una causa contro i Wildenstein. Yves Rouart è in causa da anni contro i Wildenstein per ottenere la restituzione di opere d’arte della collezione di sua zia, morta nel 1993. Ha avviato la causa dopo aver scoperto, a detta sua, che almeno 40 dipinti (tra cui opere di Degas e Manet) erano stati rimossi dalle pareti della casa durante l’esecuzione testamentaria del patrimonio. Guy Wildenstein era uno dei due esecutori» (Doreen Carvajal, Carol Vogel, “la Repubblica” 26/4/2011).