Stefano Vecchia, Avvenire 4/1/2012, 4 gennaio 2012
IL PAESE DELLE SPOSE BAMBINE
Una nuova testimonianza “certifica” la difficile condizione delle bambine in Pakistan, costrette spesso da povertà, emarginazione e consuetudini a una vita di abusi e sfruttamento fino dalla più tenera età. A partire dal matrimonio infantile, una piaga che dà al Paese un triste primato. Dei 60 milioni di spose-bambine stimate ogni anno nel mondo, il 42 per cento sarebbero di nazionalità pachistana. Il dato è stato reso noto durante un seminario da Qamar Naseem, coordinatore della Ong pachistana Blue Veins che da anni è impegnata a combattere una consuetudine tanto diffusa quanto radicata.
Una situazione che ha origine nell’estrema povertà delle famiglie d’origine. «Le famiglie povere spesso hanno poche risorse per garantire un’alternativa alle ragazze e per offrire loro un’istruzione adeguata », conferma Naseem. Di conseguenza, in molte famiglie il matrimonio è visto come un modo per offrire un futuro alle proprie figlie, ma non necessariamente un futuro migliore. Tant’è vero, ad esempio, che «il rischio di morte durante la gravidanza per chi ha meno di 15 anni è cinque volte maggiore rispetto a chi ne ha 20. Questo costo è troppo alto per essere ignorato dalla società», sottolinea ancora il coordinatore di Blue Veins. Una tradizione di discriminazione alimentata da tante necessità ma anche, in anni recenti, dal consolidarsi del radicalismo religioso e del tribalismo che di fatto pongono molte bambine e giovani donne al di fuori della giurisdizione dello Stato.
Come sottolinea anche la Società di ostetricia e ginecologia del Pakistan, «dal concepimento all’adolescenza le femmine sono sempre minacciate. Spesso sono vendute da bambine o date come compenso per risolvere faide familiari e tribali. Ragazze sono anche usate come risarcimento in caso di crimini, omicidio incluso, e sono oggetto di sfruttamento sessuale o maltrattamento».
Sono da 5.000 a 8.000 le minorenni costrette al matrimonio nel solo Regno Unito, un fenomeno che non riguarda esclusivamente le comunità pachistane, ma che dimostra la difficoltà di combattere usanze che non trovano una spiegazione nel bisogno, ma nelle consuetudini socio-religiose.