Ugo Bertone, Libero 4/1/2012, 4 gennaio 2012
IL PRIMO CAVALIERE BIANCO ARRIVA IN BPM
«Un buon affare? In tempi incerti come questi i buoni affari non esistono». Così il banchiere italo-americano Raffaele Mincione commentava tre anni fa al Daily Mail quella che, a detta degli operatori immobiliari inglesi, era l’operazione più fortunata del secolo: l’acquisto di un palazzetto di Knightsbridge, nella zona più esclusiva della capitale, per “soli” 18 milioni di sterline, meno della metà della richiesta iniziale dei proprietari, colpiti dalla crisi immobiliare. Mister Mincione a dicembre ha fatto il bis. Sfruttando la valutazione a prezzi stracciati, da prefisso telefonico internazionale, dei diritti dell’aumento di capitale Bpm, ha costituito un pacchetto pari all’8,6 per cento della banca di piazza Meda, secondo per importanza solo a quello del gruppo Bonomi, per poco più di 50 milioni di euro.Ovvero, 30 centesimi per titolo. Pochi giorni dopo, all’antivigilia di Natale, i risparmiatori che avevano avuto la pessima idea a suo tempo di dar retta ai consigli allo sportello sottoscrivendo il convertendo Bpm sono stati costretti a pagare le azioni 2,7 euro l’una, con lo “sconto” rispetto alle condizioni iniziali del prestito, lanciato quando ogni azione Bpm valeva 1,8 euro l’una. Cioè sei volte tanto il prezzo versato dalla Time&Life, società lussemburghese che fa capo al gruppo angloamericano rappresentato a Londra dal nemmeno cinquantenne Mincione che, tra l’altro, è pure un affermato velista. Oltre che, tanto per farvi ancor più rabbia, anche un discreto tombeur de femme che negli anni Novanta, quando operava in bond per The Industrial Bank of Japan, è stato il fidanzato ufficiale di Heather Anne Mills, destinata a diventare poi moglie del Beatle Paul Mc Cartney.
La crisi, insomma, gioca tiri mancini: a danno dei cassettisti della Popolare di Milano, ma anche a vantaggio dei guru della finanza che hanno ben chiaro in testa uno dei concetti più elementari ed efficaci: “cash is king”. Ovvero, in circostanze eccezionali i buoni affari li fa chi ha i quattrini al momento giusto. E l’Italia, dopo un anno vissuto pericolosamente, è senz’altro il posto ideale per fare buoni affari. In banca, innanzitutto. Non dimentichiamo che tre anni fa, più o meno quando il signor Mincione si comprava una reggia nel cuore di Londra a metà prezzo, gli istituti italiani valevano in Borsa, più o meno 2-2,5 volte il patrimonio netto. Oggi questa cifra va divisa per dieci. Il che offre lo spazio per cogliere qualche buona occasione in piazza Affari che, di questi tempi, assomiglia di più ad un mercato delle pulci che non dei buoni titoli. Non è ancora noto , ad esempio, il prezzo dei nuovi titoli Unicredit, in offerta con l’aumento di capitale che partirà tra una, massimo due settimane. Ma la previsione degli esperti è che la banca di piazza Cordusio, se vorrà far digerire al mercato l’operazione da 7,5 miliardi, dovrà praticare uno sconto fra il 35 ed il 45%, ovvero attorno ai 5-5,5 euro o meno. Tanto per rinfrescare la memoria, all’inizio di maggio del 2007, i titoli Unicredit valevano 7,58 euro. Ma attenzione: da allora oltre a vari aumenti di capitale, c’è stato il raggruppamento delle Unicredit in una nuova azione ogni 10 vecchie. Ovvero il risparmiatore che ha avuto la ventura di puntare su quella che ai tempi appariva la banca più dinamica e meglio guidata, ci ha rimesso di più dei cassettisti di piazza Meda. Ma c’è il rovescio medaglia: le quotazioni in saldo possono essere l’ideale per il signor Mincione di turno, capace di comprare a poco per poi rivendere, in un secondo tempo, a prezzi più elevati. Certo, l’operazione non è così facile come sembra. Ma rischia di essere più comune di quel che non si creda nei prossimi mesi. È assai facile che i dossier di Unicredit o di altre banche in odore di aumento di capitale siano sulla scrivania di tanti mister Mincione, americani, russi o mediorientali o (perché no?) italiani. Per chi non si fida delle azioni, poi, c’è la possibilità di partecipare all’asta dei beni che le banche metteranno in vendita per far cassa ed evitare così l’onere di un aumento di capitale a prezzi stracciati. Aprirà la lista il Monte Paschi che si accinge a vendere partecipazioni societarie ma, probabilmente, anche proprietà immobiliari o altre parti del patrimonio a bassa redditività. Magari anche proprietà immobiliari non meno nobili o pregiate del palazzotto di Knightsbridge. Chissà, magari mister Mincione è già in agguato.
Ugo Bertone