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 2012  gennaio 04 Mercoledì calendario

LIBRO IN GOCCE

Numero 9 (Eva Cantarella, «I supplizi capitali. Origine e funzione delle pene di morte in Grecia e a Roma»)

Bene comune «Il bene comune vale più di quello di un solo individuo. Pertanto, se la vita di alcuni delinquenti è contraria al bene comune, vale a dire all’ordine della società umana, questi potranno essere uccisi» (San Tommaso).

Americani Gli stati americani in cui si praticano più esecuzioni capitali sono gli stessi dove era maggiormente diffusa la pratica del linciaggio.

Case Nella società omerica i supplizi non venivano inflitti sulle piazze, ma nelle case. Più tardi, la morte in pubblico era comunque riservata soltanto agli uomini.

Impiccagione Nella Grecia antica, l’impiccagione è pratica femminile, sia nella caso del suicidio che in quello del supplizio.

Donne Alternativa all’impiccagione per le greche antiche condannate: essere sepolte vive.

Vestali Anche le vestali che avevano infranto il voto di castità venivano murate vive.

Baratro Gli ateniesi precipitavano gli empi da un’altura, di solito il famosissimo Barathron (che secondo Platone si trovava lungo la strada che porta al Pireo).

Pharmakoi I pharmakoi, dei malaugurati tenuti in vita e nutriti a spese pubbliche il cui destino era di essere sacrificati, all’occorrenza, per allontanare il male dalla città. In quel caso gli ateniesi li lapidavano.

Koneion Il conium maculatum, cioè il koneion, vale a dire la cicuta, che veniva somministrata ai colpevoli di reati politici o agli empi. Era costosissima: dodici dracme la dose, cioè quanto serviva a un maschio adulto per mangiare quattro mesi. La città metteva il costo del veleno a carico del condannato, e Focione si infuriò con Nicocle che, condannato come lui, aveva svuotato per intero il calice. «Ad Atene, ormai, anche morire è un privilegio».

Sacco La pena romana del sacco (poena cullei): si chiudevano in un sacco di cuoio a tenuta stagna, sigillato con la pece, il condannato (zoccoli di legno ai piedi, pelle di lupo in capo), un cane, un gallo, una vipera e (più tardi) una scimmia, poi si caricava il sacco su un carro trainato da buoi neri e lo si andava a gettare nel fiume più vicino. Pena riservata tipicamente ai parricidi e in età postclassica agli adulteri.

Nutrici I romani castravano gli omosessuali passivi e versavano piombo fuso nella gola delle nutrici che con i loro discorsi avevano indotto una fanciulla a fuggire con un uomo diverso da quello che i genitori le avevano destinato.

Verginità «Verginitas non tota tuast, ex parte parentumst», cioè «La verginità non è tutta tua ma in parte anche dei tuoi genitori». Così Catullo, indirizzandosi a una giovinetta. «Un terzo della verginità è di tuo padre, un terzo di tua madre e solo un terzo è tuo». Il padre aveva il diritto di uccidere la figlia che avesse perso la verginità.

Omosessuali A Roma si potevano avere rapporti omosessuali solo con gli schiavi.

Sepolture «Un tempo, ciascuno veniva sepolto in casa sua. Ma poi questa usanza fu vietata dalle leggi, perché il fetore non contagiasse i viventi» (Isidoro).

Crocefissione Plauto racconta che i condannati erano spesso costretti a salire sulla croce da soli.

Palpebre Ad Attilio Regolo vennero cucite le palpebre, sia verso l’alto che verso il basso, in modo che esposto improvvisamente alla luce del sole dopo una lunga clausura in una stanza buia restasse accecato.

Palmi Il dottor B. Barbet dimostrò che i chiodi conficcati nelle mani non sono in grado di reggere il peso del corpo, dunque l’iconografia riferita per esempio a Gesù Cristo è sbagliata («…le mani si lacerano e trascinano il cadavere nella caduta…»). Il chiodo veniva invece martellato nel polso, in un punto che si chiama spazio di Destot, molto saldo per via del legamento anulare anteriore e delle ossa che lo circondano (capitato, uncinato, semilunare, piramidale).

Poche leggi A Locri, scrive Demostene, vigeva la regola che colui che proponeva una legge lo facesse stando in piedi con un cappio al collo. Se la proposta veniva approvata, il cappio veniva sciolto; in caso contrario, veniva stretto al collo del proponente. E, così stando le cose, a Locri Epizefiri, in duecento anni, venne fatta questa sola legge.

Crudeltà «Quando si parla di crudeltà è difficile assegnare primati a una particolare civiltà» (Paul Veyne).


[Notizie tratte da Eva Cantarella, «I supplizi capitali. Origine e funzione delle pene di morte in Grecia e a Roma», Feltrinelli, 13 euro]