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 2012  gennaio 04 Mercoledì calendario

FARMACIE E TAXI, CI VUOLE BEN ALTRO


Da Alberto Pera, primo segretario generale per dieci anni dell’Antitrust italiana tutto ci si può aspettare tranne che stronchi gli afflati liberalizzatori dell’esecutivo di Mario Monti. Eppure il più volte consulente di ministri e organismi internazionali intravede qualche dose di populismo in alcune recenti dichiarazioni di chi promette pugno duro su farmacie e taxi.
Pera parte ponendosi una domanda: «Davvero il problema delle liberalizzazioni in Italia riguarda la vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie e i taxi»? Partiamo dai farmaci: «Si confondono quelli da banco con quelli in fascia C, cioè, non a carico del Servizio sanitario nazionale, tra i quali ve ne sono di potenzialmente altrettanto tossici di quelli di fascia A». E i taxi? «Svolgono attività con obbligazioni di servizio pubblico, come la disponibilità notturna e l’obbligo di servizio, che possono anche giustificare i limiti alla concorrenza. Naturalmente occorre che i limiti siano amministrati con attenzione all’efficienza. Ma questo spetta soprattutto alle amministrazioni locali».
Quindi è sbagliato concentrarsi su farmaci e taxi? «Non dico questo, però le liberalizzazioni nei mercati di beni e servizi non servono solo ad abolire privilegi o a ridurre i costi per il consumatore, ma sono soprattutto un passo fondamentale delle politiche per la crescita perché consentono di ridurre i vincoli all’entrata». Facciamo qualche esempio. Restiamo al caso delle farmacie: «Perché non affrontiamo il vero nodo? In Italia esiste un vincolo normativo all’apertura di nuove farmacie. Inoltre le farmacie possono essere gestite solo da farmacisti. E ogni farmacista può avere solo una farmacia: che può trasmettere agli eredi, purché poi diventino farmacisti. Si impedisce così l’industrializzazione del servizio».
In quali altri settori si deve liberalizzare per far crescere l’economia? «La liberalizzazione del commercio al dettaglio è stata attuata a pelle di leopardo a causa della mancata predisposizione dei piani da parte di varie regioni. La liberalizzazione dell’autotrasporto, caratterizzato di fatto dal controllo ministeriale dei prezzi, faciliterebbe la razionalizzazione del sistema. Nel trasporto aereo l’ampliamento della concorrenza, magari con l’ingresso di seri operatori europei, può avere effetti benefici». Nelle ferrovie c’è stata troppa enfasi, secondo Pera, sulla concorrenza nell’Alta velocità, trascurando le possibilità che si aprivano nel trasporto locale. Pera intravede margini per un ampliamento del mercato nei servizi postali.
Pur essendo partner di uno degli studi legali italiani più importanti, Pera scorge «molti spazi» da aprire nel settore dei servizi professionali: «La strada da seguire mi pare quella indicata dall’Antitrust negli anni 90, quella di individuare le aree di servizio pubblico rispetto alle quali è giustificabile una riserva, e limitare la protezione pubblicistica a queste».
Un esempio? «Che in Italia ci siano solo la metà delle sedi notarili rispetto alla Francia mi sembra il sintomo di un grado di protezione difficilmente giustificabile». Quanto agli avvocati, Pera ritiene che il problema non sia tanto la concorrenza, quanto l’organizzazione: «Gli avvocati sono come il debito pubblico: troppi. E come il debito pubblico frutto di abusi che hanno caratterizzato per decenni le procedure di accesso. Ma è difficile dire che questa inflazione abbia ristretto la concorrenza. Certo, c’è resistenza della categoria al cambiamento nelle modalità di offerta dei servizi, ma la situazione col tempo sta cambiando». E i comportamenti anticoncorrenziali? «Be’,secondo la Corte di giustizia i professionisti sono imprese, e per le imprese c’è l’Antitrust».