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 2012  gennaio 04 Mercoledì calendario

CHE TRISTEZZA! CHE MAGONE! NON C’È PIÙ LIBERAZIONE


Che tristezza! Che magone! Non esce più Liberazione, il quotidiano fantasma di Rifondazione comunista, gruppuscolo zombie, devoto alle ideologie morte, e ai morti in piedi, come per esempio i fratelli Castro a Cuba. È un ritorno alle origini: il fantasma del comunismo s’aggira di nuovo per l’Italia, se non per l’Europa. Per l’Italia, del resto, s’aggira anche Europa, il quotidiano cristianosociale del partito democratico. Solo che, a differenza di Liberazione, Europa esce in tutte le edicole. Che magone! Che tristezza!
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Ci sono sindaci, in giro per il paese, che si compiacciono d’aver vietato, per il nostro bene, i botti di Capodanno. A Torino, incredibile ma vero, si è sentita anche questa: il divieto, oltre che alla salute dei cittadini, a rischio di scottature e d’incidenti mortali, intende badare anche alla salute dei poveri animali domestici, il gattino, la tartarughina, il cagnolino, il criceto, il coniglietto, la salamandra, che sono notoriamente terrorizzati dai botti.
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Fateci caso: le amministrazioni che vietano i fuochi d’artificio sono per lo più di sinistra. È l’idea che la sinistra italiana (retta da post e neocomunisti, nonché dai più fanatici tra i post e neodemocristiani detti «sociali») ha della libertà, vale a dire che lo stato, e persino il comune, il comitato di quartiere, decidono qual è il bene generale, anche a Capodanno. Sono i politici, e non i cittadini, che mancano di discernimento e non conoscono il proprio bene, a decidere se è lecito stappare una bottiglia di spumante o fare scoppiare un petardo. Non la vede diversamente la stragrande maggioranza della stampa italiana: l’opinione pubblica, da noi, coincide con quella di chi viaggia in auto blu.
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«Dir corna apertamente di molti, anzi di tutti, ti susciterà intorno un vespajo di recriminazioni. Non vi ha scribaccino che non possa mèttere bocca in qualche trombone o fischietto della quotidiana pubblicità. Tante le accuse, tante le difese, ecco il pettegolezzo, o con più nòbil parola, la polèmica. Cento gazzette contro di tè, centomila lettori del nome tuo, ecco (secondo i prezzi del mercato attuali) la fama» (Carlo Dossi, Il libro delle prefazioni, Scheiwiller 1992).
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Anche andare in bicicletta è pericoloso, così com’è pericoloso camminare per strada: passa un’automobile e come niente ti tira sotto. Perché non proibire, con i botti di fine d’anno, anche il ciclismo e le passeggiate digestive? E i fulmini? Non sono pericolosissimi? Fossi Piero Fassino, sindaco della capitale sabauda, oppure Giuliano Pisapia, primo cittadino milanese, multerei chi s’affaccia alla finestra, rischiando di finire fritto da una saetta, nei giorni di pioggia. Già ci hanno vietatto di votare, del resto. Non conoscendo, come si diceva, il nostro bene, finiremmo per votare male» deludendo la presidenza della repubblica, la Bce, i «mercati», la signora Merkel e l’intera redazione di Repubblica.
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Anche bin Loden, l’attuale premier, si sta rivelando abbastanza pericoloso, a pensarci. Non si potrebbe vietare (o almeno sedare) anche lui?
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Del povero Silvio Berlusconi non parla più nessuno, quindi mi sforzo di parlarne un po’ io, in memoria dei vecchi tempi, quando il vecchio satiro, con le sue avventure e disavventure, dava da vivere ai corsivisti di mezzo mondo. Lasciatemi dunque osservare che l’ex presidente del consiglio e uomo della provvidenza (nonché del «bunga bunga») non sembra aver dato peso alle indiscrezioni americane sulla presunta congiura tra Quirinale e Bundestag per defenestrarlo. Volendo, è stato un po’ come dargli del «culone», ma lui niente, ha lasciato correre, da vero signore. Ben altro lo preoccupa: non l’Ego, che pure è smisurato, ma lo stato dell’economia globale e il benessere delle sue pecorelle, gl’italiani, di cui è pastore. Titola (non meno signorile e preoccupato di lui) il Giornale: «Il Cav ignora il caso Merkel: il guaio è l’euro».
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«Nei paesi semianalfabeti/i demagoghi fanno/la corte ai minorenni» (W.H. Auden, Shorts, Adelphi 1995).
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Troppe «anacronistiche arroganze nazionali», dice il presidente della repubblica: il governo bocconiano non è apprezzato come merita (e oh, se merita, ragazzi) solo da chi è troppo concentrato sul proprio «particulare». Che cos’ha l’Italia che non abbia (in dosi anche più generose) l’Europa? Un governo autonominato di burocrati buoni a nulla (e pronti a tutto, come diceva non ricordo più se Flaiano o Longanesi)? Ce l’ha anche l’Europa. Un’idea di libertà che non somiglia a quella nutrita da liberali e libertari ma alla libertà vigilata dei questurini? Ce l’ha anche l’Europa, dove si legifera per «disciplinare» la libertà e mai per allargarla. Resta solo da capire perché, dovendo rinunciare alle «arroganze nazionali», così «anacronistiche» non si rinuncia anche un po’ alla retorica risorgimentale e alle sbrodolate patriottiche (senza offesa) sull’Italia del centocinquantenario, più «una e indivisibile» che mai.
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«Gli abitanti di Sodoma, Gomorra e delle altre tre città erano empi e perversi. (_) Come Sodoma [dove il magistrato ereq amministrava la giustizia] anche le altre città avevano il giudice che meritavano: arqar a Gomorra, Zavnak ad Adma e Manon a Seboim. Eliezer, il servo d’Abriamo, apportò leggere modifiche ai nomi di questi giudici, conformemente alla condotta di cui diedero mostra: il primo lo chiamò aqra’y, cioè bugiardo, il secondo aqrura’y, vale a dire impostore, il terzo Zayfay, ovvero falsario, e il quarto Male-Dia’, sovvertitore della giustizia» (Louis Ginszberg, Le Leggende degli ebrei. II. Da Abramo a Giacobbe, Adelphi 1997).