fm, il Fatto Quotidiano 4/1/2012, 4 gennaio 2012
UN FRANCOBOLLO DOPO LA MELA AL CIANURO
Un po’ di pace postuma, forse adesso l’avrà. La storia di Alan Turing, fitta di calcoli, guerre, mele, veleni e pregiudizi, è uno spaccato del Novecento. Matematico padre dell’informatica, fu arruolato dell’esercito inglese per decrittare le comunicazioni nemiche: fu lui nel 1936 a ideare il modello concettuale di algoritmi poi soprannominato, appunto, Macchina di Turing. Basandosi sugli schemi logici della “macchina” l’esercito di sua maestà realizzò il Colossum, uno dei primissimi paleo-computer che, intercettando gli eserciti dell’Asse, contribuì non poco ad accorciare la fine del secondo conflitto mondiale. Eppure, nonostante fosse “un eroe nazionale”, Turing dovette affrontare pesantissime umiliazioni per la sua omosessualità: morì sucida ad appena 42 anni nel 1954 dopo esser stato condannato alla castrazione chimica per “atti indecenti” (subito prima che l’omosessualità diventasse legale). La pena inflitta, scelta da lui in alternativa al carcere, lo rese impotente, gli provocò lo sviluppo del seno e una grave depressione che lo spinse a togliersi la vita. A cento anni dalla nascita, Turing è stato ora incluso tra i personaggi celebrati dalle emissioni 2012 delle Poste Reali (il francobollo coincide con un nuovo sforzo per il perdono postumo del matematico). Avvolto nella leggenda anche il suo suicidio: si uccise mangiando una mela avvelenata con cianuro di potassio. Da allora il frutto è diventato un simbolo per gli informatici, anche se non direttamente collegato ad Apple: a chi gli chiedeva se la mela con il morso fosse un omaggio a Turing, Steve Jobs rispondeva: “Non è così, ma tutti vorremmo che lo fosse”.