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 2012  gennaio 05 Giovedì calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano
Il Presidente del Senato è Renato Schifani
Il Presidente della Camera è Gianfranco Fini
Il Presidente del Consiglio è Mario Monti
Il Ministro degli Interni è Anna Maria Cancellieri
Il Ministro degli Esteri è Giulio Terzi di Sant’Agata
Il Ministro della Giustizia è Paola Severino
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Vittorio Grilli
Il Ministro di Istruzione, università e ricerca è Francesco Profumo
Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali è Elsa Fornero
Il Ministro della Difesa è Giampaolo Di Paola
Il Ministro dello Sviluppo economico è Corrado Passera
Il Ministro delle Politiche agricole è Mario Catania
Il Ministro di Infrastrutture e trasporti è Corrado Passera
Il Ministro della Salute è Renato Balduzzi
Il Ministro di Beni e Attività culturali è Lorenzo Ornaghi
Il Ministro dell’ Ambiente è Corrado Clini
Il Ministro degli Affari europei è Enzo Moavero Milanesi (senza portafoglio)
Il Ministro di Affari regionali, turismo e sport è Piero Gnudi (senza portafoglio)
Il Ministro della Coesione territoriale è Fabrizio Barca (senza portafoglio)
Il Ministro della Cooperazione internazionale e integrazione è Andrea Riccardi (senza portafoglio)
Il Ministro di Pubblica amministrazione e Semplificazione è Filippo Patroni Griffi (senza portafoglio)
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Dino Piero Giarda (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Ignazio Visco
Il Presidente della Fiat è John Elkann
L’ Amministratore delegato della Fiat è Sergio Marchionne
Il Segretario Nazionale dei Popolari per il Sud è Clemente Mastella

Nel mondo

Il Papa è Benedetto XVI
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Barack Obama
Il Presidente del Federal Reserve System è Ben Bernanke
Il Presidente della BCE è Mario Draghi
Il Presidente della Federazione russa è Dmitrij Medvedev
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Hu Jintao
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è David Cameron
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è Nicolas Sarkozy
Il Primo Ministro della Repubblica francese è François Fillon
Il Re di Spagna è Juan Carlos I
Il Presidente del Governo di Spagna è Mariano Rajoy Brey
Il Comandante Supremo delle Forze Armate dell’ Egitto è Mohammed Hoseyn Tantawi
Il Primo Ministro di Israele è Benjamin Netanyahu
Il Presidente della Repubblica Turca è Abdullah Gül
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pratibha Patil
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Manmohan Singh
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Mahmud Ahmadinejad

In teoria, dal 2 gennaio, avremmo dovuto trovare i negozi aperti anche la notte, voglio dire i negozi-negozi, non solo quelli che vendono bibite, ma anche le panetterie o le rivendite di scarpe.

Come mai? E perché invece i negozi erano chiusi?

Nel famoso decreto Salva-Stati c’è un articolo, il 31, che liberalizza l’attività commerciale e stabilisce di fatto che se tu vuoi tenere aperto il tuo esercizio ininterrotamente per 365 giorni l’anno, domenica e festività inclusi, puoi. Però fino al 31 dicembre non era così, e quindi non ci siamo ancora potuti comprare un paio di sci alle due di notte perché i commercianti non sono pronti e non sono pronte le autorità delegate a provvedere. Ci sono novanta giorni di tempo. Intanto, però, è scoppiato il solito rito della scazzottatura (metaforica) tra favorevoli e contrari.

Dov’è il problema?

Mi permette di pubblicare il testo della norma in questione, operazione che non ha fatto nessuno? Eccolo qua: «Secondo la disciplina dell’Unione Europea e nazionale in materia di concorrenza, liberta’ di stabilimento e libera prestazione di servizi, costituisce principio generale dell’ordinamento nazionale la liberta’ di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente e dei beni culturali. Le Regioni e gli enti locali adeguano i propri ordinamenti alle prescrizioni del presente comma entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Chiaro?

Non chiarissimo.

Stiamo all’essenziale. Il testo della legge (articolo 31, comma secondo) fissa un principi c’è «la libertà di apertura» senza nessuna limitazione o vincolo. Quindi si possono (e ribadisc possono) tenere aperti i negozi 24 ore su 24 se si vuole. Questo è il primo punto. Il secondo punto è che nel 2011 le vendite al dettaglio sono diminuite dell 0,7% rispetto al 2010, il trend essendo destinato a crescere si prevede la chiusura entro quest’anno di 65 mila esercizi commerciali e la perdita di 150 mila posti di lavoro. Questi dati sono la coda di declino dei consumi lungamente negativo. Le grida che si sollevano contro la decisione liberalizzatrice del governo Monti vanno inquadrate in questa situazione.

• Chi sostiene che cosa?

La grande distribuzione, i grandi supermercati, sono per la liberalizzazione assoluta, tutto aperto 24 ore su 24, vita pimpante fino all’alba, mood americano o, meglio, newyorkese. Per essere più convincenti hanno mollato quelli di Confcommercio e deciso di fare sindacato a sé (quella che ha rotto è Federdistribuzione, cioè Carrefour-Auchan-Coop-Esselunga). Confcommercio e i piccoli negozianti in genere sono contrarissimi: restare aperti 24 ore comporta un aumento dei costi d’esercizio che non sono in grado di sostenere, è come una partita tra due squadre che non hanno lo stesso numero di giocatori. Se le dimensioni del campo ingrandiscono, quella più numerosa consegue un vantaggio incolmabile.

È una critica giusta?

È una domanda troppo difficile. È un fatto che i grandi mettono a disposizione dei clienti tutto, possono tenere aperto sempre e, volendo, possono praticare prezzi più bassi. In teoria, raddoppiando o triplicando l’orario di apertura dovranno assumere più gente, quindi l’idea di Monti può essere letta in due sensi: tenendo aperto anche di notte spingo la gente a consumare di più e creo posti di lavoro. D’altra parte, se i piccoli negozi saranno costretti a chiudere per questo, i posti di lavoro che si perderanno da una parte saranno nettamente superiori a quelli che si guadagneranno dall’altra. La domanda vera è: è matematico che i piccoli saranno spazzati via da questa liberalizzazione? Che succederà se – per esempio – i grandi terranno aperto 24 ore e i piccoli no? Certo, per battere la concorrenza dei grandi, i piccoli dovranno offrire qualcosa in più, in termini magari di qualità del prodotto. Per il resto, le discese in campo furibonde sono la tipica reazione di fronte a ogni novità. La Regione Toscana vuole ricorrere alla Corte costituzionale, sostenendo che questa materia non è di competenza del governo (ma direi che ha torto, perché l’articolo 31 non dice nulla sugli orari, ma interviene sulla concorrenza), il Lazio e il Piemonte sembrano sulla stessa strada, rullano i tamburi della Lega e della Cgil. Il governo, per ora, fa finta di niente e tira avanti.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 5 gennaio 2012] (leggi)

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