Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 05 Giovedì calendario

LO SCATTO DELLA FED IN TRASPARENZA

Il «management delle aspettative» La politica monetaria non è altro, insegna l’economista svedese Lars Svensson, docente a Princeton. Sarebbe «fuorviante», raccontò del resto nel 2004 un "giovane" Ben Bernanke, allora solo uno dei governatori del board della Fed, immaginare che una banca centrale possa governare i tassi su tutte le scadenze e l’offerta di moneta nelle sue varie forme incidendo davvero solo su una piccola porzione di un mercato molto vasto.
Ecco perché da gennaio la Fed - lo hanno rivelato i verbali della riunione di dicembre - annuncerà ogni tre mesi le sue previsioni di medio periodo sui tassi e sulle dimensioni del bilancio (da lei determinati). Saranno proiezioni e non impegni naturalmente, la banca centrale potrà adeguarsi alle nuovi condizioni; ma saranno informazioni importanti, che insieme alla reputazione della Fed daranno forma alle aspettative.
Il momento è il più indicato: i tassi sono a zero e lo resteranno - la Fed lo ha annunciato da tempo - fino a metà 2013: è proprio in queste fasi, in cui il costo del credito non può più scendere e l’unica leva diventa l’offerta di denaro, che occorre intervenire molto sulle attese, che agiscono con una certa immediatezza sull’economia. Sarà interessante quindi capire quali nuove informazioni aggiungerà la prima proiezione del 25 gennaio.
Ben Bernanke
si conferma così come il più innovatore dei presidenti Fed: sta aggiungendo un piccolo tassello dopo l’altro alla nuova strategia di comunicazione e ormai appaiono lontanissimi i tempi del linguaggio criptico di Alan Greenspan, che spesso sembrava descrivere un’economia mossa quasi meccanicamente dalle "leve" della politica monetaria. Fu comunque proprio sotto l’egida del vecchio "Maestro" - poi caduto dal cuore dei mercati - che la Fed promise dall’agosto 2003 di tenere i tassi bassi «per un notevole periodo», creando però qualche problema per l’indeterminatezza dei tempi. Bernanke ha invece introdotto la pubblicazione delle proiezioni su Pil e inflazione e la conferenza stampa trimestrale.
Il passaggio di gennaio è il più delicato perché le previsioni riguardano qualcosa - tassi e bilancio - mossi dalla stessa banca centrale. Non è ancora chiaro, inoltre, se la Fed darà un’indicazione univoca e in un certo senso "ufficiale" o piuttosto l’aggregazione delle proiezioni dei singoli governatori (come avviene per crescita e inflazione).
Non sarà, in ogni caso, un salto nel buio. Il sistema è stato ampiamente sperimentato. La Riksbank di Stoccolma - il cui vicepresidente è proprio Svensson - e la Norges Bank di Oslo indicano da tempo le loro proiezioni - il "sentiero" - sui tassi; e gli investitori non hanno avuto alcuna difficoltà a capire che non si trattava di impegni, né si sono create turbolenze quando è stato necessario cambiare la traiettoria del costo del credito. Le preoccupazioni, spesso espresse dai banchieri centrali, di confondere gli investitori sono quindi poco fondate (e un po’ paternalistiche...). Comunicare ai mercati non è certo un’impresa semplice ma è "il" compito delle autorità monetarie.
A colpire, in questo quadro, è quanto sia diversa la comunicazione della Bce. Non si può dire che l’Eurotower sia poco "trasparente". Tiene una conferenza stampa al mese e pubblica le proiezioni trimestrali dello staff - prendendo quindi un po’ le distanze - su crescita e inflazione totale. Difficilmente però preannuncia le sue mosse. «We never pre-commit», «non ci impegniamo mai in anticipo», hanno spesso ripetuto Mario Draghi e il predecessore Jean-Claude Trichet che, in occasione dei rialzi dei tassi, aveva elaborato un curioso codice per segnalare i tempi della "stretta" successiva, senza mai andare oltre.
A forgiare le aspettative è soprattutto la reputazione, piuttosto rigorista, della Bce (e della Bundesbank a cui si ispira), che pure è stata piuttosto aggressiva nelle sue mosse sulla liquidità. Il rialzo dei tassi nel luglio 2008, quando la recessione già lanciava segnali negli Stati Uniti, e quello ad aprile 2011 - entrambi "rientrati" - hanno confermato questa visione. Ora però Eurolandia è di nuovo in recessione, le politiche fiscali puntano al rigore, e l’inflazione è alta per motivi slegati dalla domanda: è giusto chiedersi se queste aspettative austere siano ancora quelle appropriate.