Marco Mobili, Il Sole 24 Ore 5/1/2012, 5 gennaio 2012
EQUITALIA RADDOPPIA LE ENTRATE
Prima dell’arrivo di Equitalia, «il settore delle riscossione, a livello nazionale, era gestito da oltre 36 società concessionarie – di proprietà di 54 banche e 35 soggetti privati - che operavano in 94 ambiti provinciali con strutture e metodologie spesso differenti tra loro». Allora, nel 2005, lo Stato recuperava dalla lotta all’evasione e al sommerso poco più del 3%, riscuotendo circa 3,8 miliardi. Nel 2010 Equitalia ha più che raddoppiato gli incassi riscuotendo 8,9 miliardi.
A evidenziare il dato numerico è stata la Corte dei conti, proprio mentre non sembrano arrestarsi le intimidazioni nei confronti di Equitalia e il mondo della politica sembra voler ridurre il proprio sostegno all’agente pubblico della riscossione. Come organo super partes, la Corte dei conti ha messo sul tavolo del confronto una relazione di oltre 60 pagine che passa in rassegna sia gli ultimi tre anni di esercizio della Spa pubblica (partecipata al 51% dalle Entrate e al 49% dall’Inps) sia l’attività di riscossione senza dimenticare di evidenziare i numerosi interventi normativi che si sono susseguiti per riscrivere e migliorare gli strumenti.
I giudici contabili, i primi a denunciare per danno erariale i funzionari pubblici per eventuali inefficienze nel recupero di imposte e contributi, alla fine promuovono la scelta dell’Esecutivo che nel 2005 decise di riportare sotto l’ombrello pubblico la riscossione. Nell’ultimo triennio gli incassi erariali sono passati da 3,7 miliardi di euro del 2008 ai 4,6 del 2010. Nel suo complesso, se si aggiungono contributi, multe, spese di giustizia e altro, dal 2008 al 2010 la riscossione ha recuperato ai debitori il 25,8% in più, passando dai 7 ai quasi 9 miliardi dello scorso anno. I giudici contabili, inoltre, evidenziano che è costantemente cresciuta la riscossione operata nei confronti dei grandi debitori ovvero i contribuenti che presentano morosità superiori a 500mila euro.
Bene, quindi; ma si può migliorare. La stessa Corte dei conti segnala che le performances del concessionario sono essenzialmente legate all’istituto della rateizzazione delle cartelle, che ha consentito ai contribuenti in difficoltà di regolarizzare "a tappe" la propria posizione fiscale e contributiva. In tale ottica, tanto il decreto sviluppo che la recente manovra di Natale, che ha consentito l’ulteriore dilazione del pagamento fino a 72 mesi in caso di comprovata difficoltà economica e la possibilità di adottare un sistema a rata crescente e non più costante nel tempo, hanno contribuito ancora di più ad alleggerire la crisi di liquidità in cui versano imprese e contribuenti morosi.
Con queste premesse, quindi, basterebbe solamente dare un maggior peso ad altri istituti di definizione, quali quello della ristrutturazione del debito o della transazione fiscale per dare un’ulteriore mano alla ripresa. Si tratta, a dire il vero, di strumenti oggi preclusi a Equitalia, che ricopre un mero ruolo di riscossione a favore dei creditori (essenzialmente Fisco e Inps) e che, invece, dovrebbe poter gestire autonomamente nei casi di effettiva necessità.
Altro tema da affrontare con maggior celerità resta il costo della riscossione con un aggio che può arrivare al 9% complessivo. La manovra di Natale ha già previsto i compensi per il servizio della riscossione sarà sostituito da un meccanismo di rimborso, ma soltanto dal 2014. Per dare un colpo al cerchio e uno alla botte i contribuenti forse dimenticano che l’aggio ha di fatto sostituito la cosiddetta indennità di presidio, circa 490 milioni di euro che tutti i cittadini pagavano alle banche e agli agenti della riscossione privati a prescindere dal fatto di avere o non avere debiti con la Stato. Occore ricordare, poi, che comunque sanzioni e interessi non dipendono dalle scelte di Equitalia ma sono dettate dall’Ente creditore.
Sotto osservazione anche le misure cautelari (soprattutto le ipoteche) spesso al centro di forti attriti tra Equitalia e contribuenti. Oltre al legislatore, come segnala la Corte dei conti, all’aumento della riscossione è coincisa una contrazione dei pignoramenti (-35%), delle ipoteche (-26%) e dei fermi amministrativo scesi nel 2009 a 96mila contro i 670mila del 2008. A crescere, dice sempre la Corte dei conti, sono i pignoramenti presso terzi che tra il 2007 e il 2001 sono più che raddoppiati toccando quota 133mila. E anche su questo il legislatore potrebbe procedere a una riflessione in più perché bloccando ad esempio i conti di un’impresa già indebita si rischia soltanto di perdere debitore e credito.