Giorgio Ponziano, ItaliaOggi 05/01/2012, 5 gennaio 2012
LA POLITICA NON PAGA, MEGLIO IL BUS
Costi della politica? Certo, per chi ruota attorno ai centri di potere romano. Ma in periferia non è sempre così. Tanto che a Venezia c’è chi alza bandiera bianca e dopo l’ubriacatura politica torna al suo vecchio lavoro, quello di conducente di autobus. «Guadagno di più stando al volante», dice, «e devo mantenere una famiglia».
Il politico pentito per motivi di bilancio familiare è Giorgio Vianello, leghista.
Aveva fatto la campagna elettorale come candidato del centrodestra alla presidenza della municipalità di Lido di Venezia e Pellestrina. Venezia è una città complessa e quindi è previsto un decentramento attraverso le municipalità, che sono di fatto dei piccoli Comuni anche se dipendono dal capoluogo. Vianello ha portato la coalizione di centrodestra alla vittoria (mentre a Venezia si è verificata la sconfitta dell’ex-ministro Renato Brunetta e la vittoria del centrosinistra) e si è trionfalmente seduto al timone della municipalità, tra le congratulazioni di Umberto Bossi e gli applausi dei leghisti veneti.
Ma non si era informato su quanto ammontasse l’emolumento per questo impegnativo incarico. Quando gli è arrivato, a fine mese, il primo assegno, c’è rimasto male: appena 1.600 euro lorde, meno di quanto percepiva per il precedente lavoro di autista dell’azienda trasporti, dalla quale aveva ottenuto l’aspettativa per ricoprire quell’incarico istituzionale.
Allora ha preso carta e penna e scritto al suo datore di lavoro che rinunciava all’aspettativa: sarebbe tornato a lavorare.
Così è stato: primo turno alle ore 4,45. Sette ore alla guida e poi in ufficio alla municipalità, sì perché Vianello ha deciso di provare a continuare a fare il presidente, anche se passerà meno tempo nel suo ufficio. In compenso la municipalità risparmierà i 1.600 euro mensili.
«Nessun buono pasto né telefonino pagato, niente tredicesima e quattordicesima mensilità», spiega Giorgio Vianello, «A quelle condizioni ci rimettevo troppo, meglio l’azienda dei trasporti. Ho una famiglia di 4 persone da mantenere perciò torno a guidare gli autobus».
Ma come riuscire a fare sia il presidente che l’autista dell’azienda dei trasporti? «Fare il presidente di una municipalità richiede tempo, difficile fare i turni e al tempo stesso seguire commissioni, incontri e consigli», afferma, «Lo dico con grande rammarico, perchè ci sto mettendo il massimo impegno, e i frutti del lavoro svolto finora si vedranno a breve. Ma che dovevo fare se la politica non paga?».
Guarda con invidia i parlamentari superpagati, lui si ritrova nella casta ora a titolo gratuito. La sua avventura è durata poco più d’un anno: «Ho parlato con mia moglie, abbiamo deciso insieme».
Dice che non si dimette perché vuole attuare il suo programma di rilancio del Lido di Venezia. Chi dovrebbe occuparsene ? Lele Mora, quando uscirà dal carcere. «Sì perché dobbiamo fare un balzo in avanti», spiega, «Il Lido ha bisogno di rilancio e di eventi che attirino l’attenzione generale. Chi è che al Lido potrebbe portare sfilate con i grandi nomi della moda, concerti di Bob Sinclair e Fabri Fibra, idoli dei giovani d’oggi? Per progetti ambiziosi ci vogliono protagonisti ambiziosi».
Vianello ha anche parteggiato per la riconferma di Paolo Baratta alla Biennale, vincendo sul Pdl che proponeva altre soluzioni ed è finito nell’occhio del ciclone per non avere festeggiato l’anniversario dell’unità d’Italia: «Non sta né in cielo né in terra obbligare la gente a restare a casa dal lavoro, andando a fregare un giorno di ferie. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, anche di non festeggiare l’unità d’Italia, per me è stato un giorno come gli altri».
Poi la critica ai tagli al bilancio: «È chiaro se fosse confermato il 40% sarebbe un grosso problema, stiamo pagando la pessima amministrazione degli ultimi anni, noi presidenti siamo uniti ma anche abbandonati a noi stessi, se hanno intenzione di tagliare le municipalità ce lo dicano».
Quindi una presidenza vivace quella di Vianello. Adesso però, per trovarlo, bisogna aspettarlo alla fermata dell’autobus. I leghisti sono preoccupati, temono che il lavoro gli faccia perdere un po’ della sua verve. Ma in questo caso i costi della famiglia non sono coperti dai costi della politica.
In sua difesa, a sorpresa, si è schierata una Pd, l’assessore al decentramento del Comune di Venezia, Tiziana Agostini: «In giro c’è troppa demagogia in questo momento, ma se nelle città metropolitane gli organi di governo territoriali sono le circoscrizioni, che equivalgono alle nostre municipalità, chi le guida è giusta abbia un riconoscimento economico».