Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 05 Giovedì calendario

«CON PIÙ CAPITALE E LIQUIDITÀ SAREMO TRA I LEADER IN EUROPA ORA CREDITO A FAMIGLIE E PMI»

«Con l’aumento di capitale da 7,5 miliardi mettiamo a posto definitivamente i ratios patrimoniali e otteniamo un contributo importante in termini di liquidità, che va ad aggiungersi a quella iniettata nel sistema bancario dalla Bce. A inizio febbraio, con la conclusione della ricapitalizzazione, saremo leader in Europa per capitale e liquidità. E questo ci consentirà di aumentare in modo sensibile il credito alle famiglie e alle imprese». L’amministratore delegato di UniCredit Federico Ghizzoni è fiducioso che l’operazione si concluderà bene («credo che l’aumento sarà sostanzialmente tutto sottoscritto dal mercato»), e non è sorpreso dalla caduta del titolo in Borsa («dopo l’annuncio dello sconto sul prezzo, si tratta di una reazione tecnica che ci si poteva aspettare») e si dice convinto che UniCredit possa essere tra i primi grandi gruppi bancari europei a vedere la luce in fondo al tunnel. La crisi dell’euro e dei debiti sovrani è lungi dall’essere risolta. Ma, a giudizio di Ghizzoni, per la prima volta sono state prese decisioni che possono invertire la tendenza negativa: l’accordo europeo sull’unione fiscale, la decisione della Bce guidata da Mario Draghi di iniettare liquidità alle banche, la fase uno del Governo Monti che ha ridato credibilità al Paese. «Se dopo la manovra di Natale, i provvedimenti sulla crescita saranno tempestivi, coraggiosi ed efficaci, credo che si potrebbe ristabilire un clima di fiducia nel mercato e nelle imprese».
Partiamo dai dettagli dell’aumento di capitale da 7,5 miliardi, che andrà sul mercato da lunedì prossimo. Lo sconto sul prezzo di emissione delle nuove azioni è del 43%. Più alto di quello che le banche italiane hanno applicato nelle emissioni di maggio-giugno 2011. Come mai?
La situazione di mercato è completamente diversa. E lo sconto che abbiamo applicato tiene conto dell’esplosione estiva della crisi dei debiti sovrani. Dovevamo adeguarci, d’accordo con le banche del consorzio di collocamento, all’attuale contesto di mercato. Vale per noi e vale per gli altri gruppi europei che entro giugno dovranno ricapitalizzare per un importo totale stimato in circa 120 miliardi. Partire per primi, credo sia un vantaggio. Credo che la nostra operazione sarà un test importante per l’intero mercato bancario europeo.
I soci stabili di UniCredit garantiranno la sottoscrizione del 24% dell’aumento. E il resto?
Circa il 15% del capitale è in mano al retail italiano. Siamo fiduciosi che i soci, anche tenendo conto del vantaggioso prezzo dell’operazione, sottoscriveranno. Anzi, mi auguro che questa quota aumenti. A questi si aggiungono i risparmiatori dei vari Paesi in cui UniCredit è presente, dalla Germania al Centro Est Europa, a cui l’offerta è rivolta. A conti fatti, crediamo che una buona parte dell’aumento possa considerarsi già "prenotato".
La vera sfida sarà dunque sulla quota riservata al mercato, agli investitori istituzionali internazionali. Se si guarda alla tendenza degli ultimi mesi, i fondi statunitensi sono in ritirata dall’Europa. Ed è di pochi giorni fa la notizia che il fondo Usa Blackrock è sceso in UniCredit dal 4,2 all’1,7%. Crede che il prezzo a sconto possa attrarre nuovi investitori?
È vero che in generale i grandi investitori statunitensi negli ultimi mesi hanno accentuato l’attenzione al country-risk e hanno ridotto la loro presenza in Europa. Ma nel nostro capitale ci sono ancora importanti fondi Usa e anglosassoni. E molti altri hanno manifestato interesse a investire. Per quanto ci riguarda, io sono ottimista. Abbiamo un consorzio di collocamento composto dalle maggiori banche d’affari internazionali, che coprono E sono fiducioso che l’operazione si concluderà con successo.
Con l’aumento da 7,5 miliardi, superete i requisiti patrimoniali chiesti alle Sifi, quelli previsti da Basilea 3 e anche quelli più immediati chiesti dall’Eba che vuole un Core Tier del 9% per giugno 2012. O crede che l’Eba, come chiedono molte banche europee, ammorbidisca le sue richieste?
Non credo che le regole saranno cambiate. Anche se sarebbe auspicabile un’implementazione più graduale. Noi siamo a posto e possiamo aumentare i prestiti. Chi non ricapitalizza, e la sensazione è che in Europa siano in molti a resistere, starà nei parametri riducendo gli attivi. Con seri rischi di credit crunch.
L’Eba ha fissato i suoi criteri applicando una discussa regola sulla valutazione a mark-to-market dei titoli di Stato. In teoria, vale solo una tantum per gli stock detenuti al 30 settembre 2011. Ma molti temono che la regola venga riproposta con i prossimi stress test. Voi continuerete a comprare titoli di Stato italiani? Come utilizzerete la liquidità in arrivo dalla Bce?
La liquidità della Bce servirà in via prioritaria per riattivare in misura sensibile il credito a imprese e famiglie. Sui titoli di Stato, continueremo a fare quello che abbiamo fatto nel 2011 in occasione delle aste. Se necessario compreremo in asta, contribuiremo poi a collocare sul mercato. L’orientamento è di mantenere i volumi in portafoglio sui livelli attuali.
Con l’intervento della Bce, il problema del funding delle banche europee per il 2012 può dirsi definitivamente risolto?
Noi non abbiamo mai avuto problemi di liquidità neanche nel 2012. Ma è evidente che il massiccio intervento della Bce, con il fininanziamento illimitato a 3 anni all’1%, dà certezze sul funding all’intero sistema bancario europeo. E, quello che è più importante, il mercato sta iniziando a percepire che questo beneficio riporta serenità su tutti i titoli a scadenza entro i 2-3 anni. Anche i segnali che sono arrivati dalle aste dei titoli di Stato di fine anno vanno in questa direzione.
Ora tutti si aspettano che riprenda anche il credito alle imprese e alle famiglie. Soprattutto: tutti si aspettano che scendano i tassi che le banche praticano alla clientela. La Bce vi finanzia all’1% e voi quanto fate pagare?
Purtroppo le banche non si finanziano all’1%. I prestiti della Bce solo solo una piccola parte dello stock globale. Per le banche, in Italia, il costo medio dei depositi a termine è salito a oltre il 4%. Ovvero il doppio di un anno fa. E il costo del credito alla clientela deve tenere conto di questo punto di partenza. Il problema, per il Paese, resta lo spread tra BTp e Bund decennale, che ancora rimane alto. Con il Governo tecnico guidato da Mario Monti c’è stato un miglioramento. La manovra di Natale ha fermato una deriva pericolosa. Ma serve tempo per continuare l’azione di recupero di credibilità del Paese. Io ho fiducia che il quadro generale sia in miglioramento. In Italia, sono decisivi i provvedimenti che il Governo prenderà per la crescita. E in Europa la difficile intesa sull’unione fiscale, che speriamo venga implementata con rapidità, è il segnale che finalmente si va verso una soluzione ai problemi dell’Unione europea.
L’euro però resta debole. E si moltiplicano gli hedge fund che scommettono su una sua implosione. Che succederà?
È indubbio che una parte del mondo finanziario anglosassone abbia valutazioni negative nei confronti dell’euro. Ma io credo che sia irrealistico pensare che l’euro venga messo in discussione. Dalla Germania sono arrivati importanti a difesa dell’euro. Serve unità politica e mi pare che ci sia. O che ce ne sia più di prima, come dimostra l’accordo sull’unione fiscale raggiunta anche a costo di non avere il supporto della Gran Bretagna. Ora l’importante è che anche l’Italia venga ammessa ai futuri tavoli di discussione. Ma altrettanto importante è che l’Italia pensi ad accelerare le riforme.
Cosa si aspetta dal nuovo Governo sul fronte della crescita?
Quello di cui il Paese ha bisogno da tanti anni. Contenimento della spesa, tagli alla pubblica amministrazione con attenzione alle tante inefficienze. Da lì possono arrivare risorse per le infrastrutture. E poi le liberalizzazioni e la riforma del lavoro, d’intesa con i sindacati, perchè l’attuale sistema è troppo ingessato e penalizzza donne e giovani. Decisiva poi è, a mio giudizio, una riforma fiscale senza la quale sarà difficile rilanciare consumi e investimenti.
E le privatizzazioni?
Certo. E non solo quelle del patrimonio immobiliare. Si può iniziare a valutare privatizzazioni importanti quali ad esempio Poste e Ferrovie.
Per le infrastrutture sarà decisivo anche il ruolo delle banche. Ma anche la spinta del neo Ministro Corrado Passera, che fino a poche settimane fa è stato al vertice di Intesa Sanpaolo? Avete già parlato di infrastrutture da quando è diventato ministro?
Ho già avuto più di un contatto con Passera, che ha le idee chiare e conosce bene il tema delle infrastrutture, dei progetti e delle dinamiche finanziarie. Gli ho confermato l’impegno di UniCredit a sostenere progetti importanti. E abbiamo convenuto sulla necessità di una complessiva politica industriale che dia certezze per chi intende investire in infrastrutture come ad esempio autostrade, porti, aeroporti.
Perchè i progetti si realizzino, servirà una collaborazione tra le due grandi banche del Paese. Alla guida di Intesa Sanpaolo è appena arrivato Enrico Tomaso Cucchiani, che è stato per anni consigliere di amministrazione di UniCredit in rappresentanza di Allianz. La collaborazione aumenterà?
Con Intesa Sanpaolo, fatta salva la naturale concorrenza, c’è già grande collaborazione su molti progetti. Di Cucchiani ho rispetto, con lui mi sono sempre inteso bene. Sono sicuro che la collaborazione tra UniCredit e Intesa Sanpaolo nelle infrastrutture continuerà e sarà utile al Paese.
E con Mediobanca? In questi giorni si stanno decidendo le sorti di FondiariaSai. Che ruolo intende avere UniCredit, azionista e creditore dell’intera filiera della galassia Ligresti?
Posso solo dire che è stata importante la decisione presa dal consiglio di amministrazione di FondiariaSai di procedere con l’aumento di capitale. Noi lavoriamo con Mediobanca e con la famiglia Ligresti per trovare una soluzione che permetta di valorizzare la compagnia. Mi sembra che ci sia interesse da parte di tutti i soggetti in campo ad andare nella direzione più giusta.