Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 05 Giovedì calendario

ADDIO AL FASCINO DEL TAVOLO VERDE FUGA DAI CASINÒ, ORA SI GIOCA ONLINE


MILANO - La campana a morte è suonata alla mezzanotte del 31 dicembre. Dopo aver sistemato il rever in satin della giacca, stappato lo champagne e brindato con le signore, il croupier del Casinò di Sanremo si è guardato intorno sperduto: non è bastato il tutto esaurito, per la prima volta nell´anno, nelle sale un po´ tristi del palazzo liberty di corso degli Inglesi, per salvare la pelle. Implacabili, i contabili della casa da gioco hanno tirato le somme. E hanno scoperto - a Sanremo come a Venezia, a Campione come a Saint-Vincent - che forse un´epoca è davvero finita. Game over. Gli italiani non hanno più voglia di giocare. O forse semplicemente non hanno più voglia di farlo là, nei luoghi inventati apposta per questo.
La Federgioco ha pubblicato i bilanci delle quattro case da gioco italiane e il risultato è un tracollo: i quasi 450 milioni di euro di incassi del 2010 sono scesi a 400, con un calo dell´8,5 per cento. E se il confronto è con il 2009, il panorama è ancora più nero: solo Saint Vincent si ferma a un meno 6 per cento; Sanremo perde il 10; Venezia il 14 e Campione addirittura il 18. Facile dire che è l´annus horribilis. Più difficile capire il perché. E impossibile immaginare cosa sarà domani. «Il problema - dice Carlo Pagan, presidente dell´Associazione dei Casinò, anche alla guida di Campione - riguarda tutta l´Europa. Solo Las Vegas e Macao stanno tenendo, per il resto, dalle nostre parti, è un tracollo. Noi abbiamo tenuto, ma è come se il fascino del casinò fosse un residuo del passato». Intendiamoci: in un momento di crisi economica come quello attuale, il calo degli affari è in linea con quello di ogni altro settore del business. La gente ha meno soldi, e se compra meno vestiti, scarpe e perfino biglietti della lotteria, chiaro che spenda meno anche al tavolo da gioco. Ma il fatto è che gli italiani non hanno smesso di tentare la sorte: nel mondo dei giochi, i casinò valgono solo il 3 per cento, e in tre mesi, da quando i giochi delle quattro case italiane sono disponibili anche su Internet, si è registrato un giocato di 1 miliardo e 300 milioni mentre il giro d´affari di slot machine e video-lottery è arrivato a sfiorare i 40-50 miliardi. Andate in un bar di paese a qualsiasi ora del giorno: c´è sempre la fila d´attesa alle slot». Dunque, non è solo l´ombra lunga della crisi: «Il fatto è - dice Vittorio Ravà, amministratore delegato a Venezia - che i vecchi casinò devono fronteggiare una concorrenza spietata e scorretta, quella del gioco di Stato. È un problema gravissimo di mancanza di controlli, perché non ci sono regole ed è aperto a tutti, anche ai minori». Giuseppe Di Meco, presidente a Sanremo, dà la colpa alla congiuntura, all´incertezza sul futuro e anche alla paura di spendere. A dare la mazzata finale, la restrizione sull´uso del denaro contante: con la soglia che passa da 2.500 a 1.000 euro, le previsioni non possono che essere ancora peggiori. Ed entro il 2012 potrebbero aprire anche 1.000 poker room in tutto il territorio italiano. Eppure, come in un remake di "Casino Royale", c´è chi scommette ancora sul fascino del luogo. Coraggiosi, quelli di Saint Vincent, hanno deciso di investire proprio nel momento della crisi più nera: a fine luglio aprirà una nuova ala del Grand Hotel Billia e un salone delle feste capace di ospitare 600 persone. Paradossalmente, ha perso di più chi aveva di più: Venezia, con le sue due sedi, prima per incassi, ha ceduto del 12,6 per cento, riducendo i suoi introiti da 168 a 145 milioni. Seguita dal crollo di un 12,4 di Sanremo. Per Campione d´Italia la flessione è stata del 4 per cento e Saint Vincent ha tenuto con un -2.83. Ma non c´è nessuno pronto a scommettere che torneranno i tempi di Re Farouk, delle sue leggendarie partite alla roulette, delle sue mance da mille lire quando l´Italia cantava se potessi avere mille lire al mese. Germano Medici, capotavolo di roulette, scuote la testa: «Oggi è tutto molto diverso. Solo i cinesi, instancabili giocatori, potranno salvare i casinò».