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 2012  gennaio 05 Giovedì calendario

Un mese e mezzo di proposte bislacche - Di ritorno dalla Spagna dove la benzina costa 1,3 euro il litro, le autostrade sono gratis, i prezzi contenuti, mi chiedo per­ché i turisti dovrebbero venire in Italia a farsi spennare dalla girandola di aumenti del governo Monti

Un mese e mezzo di proposte bislacche - Di ritorno dalla Spagna dove la benzina costa 1,3 euro il litro, le autostrade sono gratis, i prezzi contenuti, mi chiedo per­ché i turisti dovrebbero venire in Italia a farsi spennare dalla girandola di aumenti del governo Monti. Il guaio è che abbiamo chiamato i mi­gliori a governarci. Siamo guidati dagli Ot­timati, la crema del Paese, l’ultima spiag­gia. Non è come con la politica, se uno sba­glia, c’è l’altro cui rivolgersi, oggi tocca al Berlusca, domani a Bersani. Abbiamo già il meglio e se quello fallisce non c’è salvez­za perché è stato grattato il fondo. Esisten­zialmente, ne converrete, è terribile. Sa­pere che nel Paese non ci sono uomini mi­gliori o comportamenti più sapienti di quelli dei semidei accorsi al nostro capez­zale è una sensazione angosciosa. Infatti se, putacaso, dicono una banalità o fanno idiozie, ti chiedi: ma se questa è la crema, che crema è? Ebbene in questo mese e mezzo di go­verno Monti a molti è successo di avere rimpianto l’affidamento del Paese ai mi­gliori. Ci saremmo, infatti, risparmiati la delusione di costatare che il meglio d’Ita­lia è banalmente uguale al resto della me­desima. E non mi riferisco alla politica economica che ci impoverisce e moltipli­ca l’ingerenza dello Stato. Sono le sfuma­ture che sottolineano come l’Italia sia in­guaribilmente matrigna e le sue élite ris­pecchino la mediocrità corrente. Monti ha messo la faccia sulla ulteriore imposta che colpisce i capitali scudati, rientrati in Italia con l’offa di pagare una multa e metterci una pietra sopra. Pro­messa che Monti ha pensato bene di disat­tendere. Lo ha fatto rimangiandosi la pa­rola dello Stato, non la sua. È certo che mai nella vita privata avrebbe mancato a un suo impegno, essendo in gioco la pro­pria reputazione. Ma non ha avuto lo ste­so scrupolo quando in ballo c’era l’onore dello Stato italiano che rappresenta co­me premier. Due pesi e due misure: in ci­ma, la sua credibilità personale; in fondo, l’affidabilità della nazione (oggi inesi­stente). Lascio a voi giudicare il senso del­lo Stato del premier. Mentre riflettete, ag­giungo che mai siamo caduti così in bas­so. Due i precedenti paragonabili. Lo scip­po di Giuliano Amato sui conti correnti del ’92, ma con la fondamentale differen­za - a suo favore - che non aveva stretto con noi uno specifico patto di non deru­barci. Perciò, diversamente da Monti, non ha mancato di parola ma ha «solo» compiuto un furto con destrezza. Nell’al­tro caso, più affine all’odierno, si è illu­strato il ministro dell’Interno, Vincenzo Scotti. Anche lì, su per giù nel ’92. A Bari aveva attraccato una nave di albanesi fug­giaschi. Già si creava un casino tra quelli che volevano scendere e le forze dell’ordi­ne, quando il ministro promise: «Restere­te qui tre giorni, poi vedremo. Adesso ri­posate ». I profughi si acquetarono e la not­te stessa, mentre dormivano, la nave fu oc­cupata manu militari e riportata in Alba­nia. Scotti fu lodato dalla stampa. A me, in­vece, tornò in mente che, all’estero, l’espressione abbinata all’Italia è «to ba­dogliate » . Il ministro Francesco Profumo è un emi­nente ingegnere elettronico voluto alla guida dell’Istruzione dalle due alture che governano il Paese, il Colle e Monti. Con occhio scientifico, ha subito individuato il problema e proposto di sostituire i libri con l’iPad di Steve Jobs, prezzo 500 euro. Il che, con questi chiari di luna, fa il paio con le brioche di Maria Antonietta. Tutti sanno - costi a parte - che l’iPad è un ta­blet che riproduce contenuti multimedia­li, naviga in Internet, è retrocompatibile con le applicazioni iOS, ha una retroillu­minazione a LED e supporto al multi-tou­ch. Dunque, essenziale per una scuola che sforna stuoli di analfabeti, legioni di Er Pelliccia e, nemmeno per sbaglio, un Marconi. Altrettanto modaiolo e corrivo è stato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, un giurista prestato a Ippocrate. Data una scorsa ai giornali - anglosassoni, off corse - apprese che sul Tamigi c’era un proble­ma di obesità. Gli si accese la lampadina e uscì dall’anonimato con una proposta. Una tassa punitiva sui cibi dolci, grassi e, a suo parere, indigesti. Insomma, i piace­ri della vita che o incicciano o fanno male. Il ricavato dell’ennesimo balzello - mar­chio di fabbrica del governo montiano ­servirà a erigere nuove cliniche, si presu­me per guai intestinali. Un’imposizione che Stalin, ignaro ai suoi tempi di Mc Do­nald, non fece in tempo a immaginare. Della stessa cova, è Corrado Clini, mini­stro dell’Ambiente, da una vita nel setto­re ecologico. Con la sua prima uscita, spezzò una lancia in favore del nucleare. Ecco un tecnico che non cede al populi­smo, pensammo. Invece, mazzolato a do­vere dai verdisti, si è subito accucciato. Con un Paese alla ricerca disperata di danè, non ha più detto una parola sulla no­stra sciagurata politica energetica. Accet­ta la dipendenza italiana dall’estero (80 per cento), il conto di questa soggezione (55 miliardi l’anno), il supplemento del­l’otto per cento sulle nostre bollette (le più care Ue) per incentivare le velleità di eolico e solare. Tale e quale Pecoraro Sca­nio. Di fronte a ciò, è istintivo chiedersi: ma se questi sono i migliori, noi che sia­mo? E, almeno a me, viene un avvilimen­to mortale.