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 2012  gennaio 05 Giovedì calendario

Il boom dei medici low cost «Prezzi più bassi della mutua» - Sanità privata low cost? Fino a poco tempo in Italia era impen­sabile: i più diffidenti pensava­no subito ai dentisti di strada dei suk marocchini dove per pochi dirham si può rimediare l’estra­zione di un molare, una dentiera di dubbia provenienza e la cer­tezza di aver contratto un malan­no

Il boom dei medici low cost «Prezzi più bassi della mutua» - Sanità privata low cost? Fino a poco tempo in Italia era impen­sabile: i più diffidenti pensava­no subito ai dentisti di strada dei suk marocchini dove per pochi dirham si può rimediare l’estra­zione di un molare, una dentiera di dubbia provenienza e la cer­tezza di aver contratto un malan­no. Poi però, complice l’abolizio­ne delle tariffe minime, hanno iniziato a spuntare come funghi poliambulatori specialistici pri­vati che vogliono coniugare qua­lità delle prestazioni e prezzi ac­cessibili: la loro diffusione, e la conseguente promessa di un ri­sparmio, hanno smesso di susci­tare oscuri presagi negli italiani, tanto che per il mercato del low cost sanitario si stima una cresci­ta del 20-30% l’anno. Milano, Firenze, Bologna so­no solo alcune delle città in cui poliambulatori hanno aperto i battenti negli ultimi mesi, ten­tando i pazienti con costi bassi e liste d’attesa azzerate. E il vento in poppa per la sanità low cost ha iniziato a soffiare più forte con l’aumento dei ticket sanitari: in molti hanno intuito le potenziali­tà del business e si s­ono prepara­ti a uno sbarco capillare sul terri­torio. Tra questi Welfare Italia, i cui primi azionisti sono Intesa san Paolo e il gruppo Banche po­polari, che si è lanciata nello svi­luppo di un nuovo modello di prestazioni: la sanità in franchi­sing. Altro che profumi e intimo: l’ultima frontiera dell’affiliazio­ne commerciale è quella della sa­nità a prezzi contenuti. Per ora sono 28 gli ambulatori in tutta Italia, ma l’obiettivo è arrivare a 135 entro il 2015. «Una visita ocu­listica? Da noi costa sui 70 euro ­spiega il direttore operativo Pao­lo Pezzana- un’ecografia pelvi­ca 60, una visita ginecologica con pap test 90 euro». Come van­no gli affari? A quanto pare a gon­fie vele: «Il centro odontoiatrico appena aperto a Firenze ha già l’agenda piena fino alla fine di febbraio: i medici chiedono 70 euro per la pulizia dei denti, men­tre per un’estrazione si parte dai 60». I privati low cost affilano le ar­mi per vedersela con il loro com­petitor diretto: non le altre strut­ture private, ma il sistema sanita­rio pubblico che, in tempi di ta­gli e di ticket in aumento, sem­bra un colosso dai piedi d’argil­la. Gli ambulatori di «Medici per tutti», progetto del centro medi­co Ambrosiano, si occupa, come recita il volantino di «visite medi­che specialistiche con prezzi più contenuti del ticket del Servizio Sanitario Nazionale e con tempi di attesa più ridotti e servizi di ec­cellenza ». Angiologia, cardiolo­gia, ortopedia sono solo alcune delle specializzazioni che vengo­no pro­poste e proprio come acca­de per il ticket sanitario naziona­le, il loro costo è proporzionale al reddito: per i nuclei familiari con un reddito lordo inferiore ai 45mila euro e per le persone con un reddito lordo annuo inferio­re ai 23 mila il prezzo delle visite è di 26 euro. Un settore che ormai fa i conti da tempo con il low cost è quello dentistico: secondo i listini prez­zo una pulizia a basso costo può aggirarsi intorno ai 40 euro, un’otturazione sui 50, un’ estra­zione può costare dai 40 ai 130 euro a seconda dell’operatore e della complessità dell’interven­to. L’Ordine dei medici però rac­comanda prudenza. Il dottor Ma­rio Falconi consigliere dell’Ordi­ne di Roma e suo presidente fino allo scorso 31 dicembre qualche perplessità ce l’ha: «I costi bassi sono benvenuti, ma chi control­la la qualità delle prestazioni? Chi assicura che il low cost non serva ad attirare pazienti a cui poi far pagare altri approfondi­menti inutili? ». Al momento nes­suno, ma l’Italia sembra ormai destinata a seguire le orme di pa­esi come l’Inghilterra dove il low cost è ormai sdoganato: basti pensare che la catena di super­mercati Sainsbury’s, seguita a ruota dalla Morrisons, ha inte­grato i propri punti vendita con ambulatori di medicina genera­le a prezzi abbordabili. Chissà se anche in Italia il medico si spo­sterà dalla corsia dell’ospedale a quella del supermercato.