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 2012  gennaio 04 Mercoledì calendario

LA CRISI DI IDENTITÀ DEL LINGOTTO DOPO IL RALLY 2011

Alcuni analisti, un po’ ironicamente, l’hanno già ribattezzata come una delle peggiori «crisi di identità» mai viste nel mondo degli investimenti finanziari. Battute a parte, certo è che l’oro, il bene rifugio per eccellenza, negli ultimi mesi del 2011 ha perso buona parte della sua brillantezza: a partire dai picchi storici toccati in settembre, quando le quotazioni raggiunsero i 1.920 dollari l’oncia, i prezzi sono caduti del 20 per cento circa (ieri erano a 1.598 dollari l’oncia). E ciò è accaduto nonostante lo scenario fosse più che favorevole a un potenziale rally del lingotto.
Il paradosso
La crisi di fiducia che ha aleggiato in Europa soprattutto nell’ultimo trimestre dell’anno, e la conseguente incertezza delle Borse e dei mercati obbligazionari, sarebbero state infatti i migliori propellenti per una corsa del prezioso. Perché, storicamente, il metallo giallo attira proprio nei momenti di massima sfiducia, vista la sua capacità di conservare inalterato nel tempo il suo valore. Così, del resto, è accaduto anche nel 2010, quando soprattutto tra maggio e giugno l’oro aggiornò primati su primati sulla scia della preoccupante esplosione della crisi debitoria ellenica. In quella fase gli investitori abbandonavano i listini azionari e si riversavano in massa sull’oro rinnovandone la fama universale di «porto sicuro». E questo succedeva nonostante il dollaro si fosse rafforzato nel corso della primavera, rendendone così meno appetibili le quotazioni per gli acquirenti internazionali. A dimostrazione del fatto che le valutazioni aurifere possono essere più forti di qualunque vento avverso.
Oggi invece sta accadendo il contrario. L’economia dà segnali sconfortanti in mezzo mondo, le Borse singhiozzano, le nubi in Europa non si diradano e l’oro che fa? Scende, paradossalmente. Che cosa fa dire ad alcuni analisti che il lingotto non è più un bene rifugio? E perché oggi il metallo giallo si comporta oramai come un asset rischioso, alla pari di una qualsiasi azione?
Le cause della frenata
Il declino sembra essere guidato da diversi vettori. Primo: gli investitori, soprattutto in chiusura d’anno, hanno voluto incassare le plusvalenze maturate nel corso dei mesi precedenti nel tentativo di raggiungere i benchmark fissati. Il bilancio aurifero del 2011 è stato infatti comunque positivo - e per l’undicesimo anno consecutivo - con un rialzo finale delle quotazioni del 12 per cento circa. Molto meglio di quanto fatto dall’Msci World, il listino azionario globale, che ha registrato perdite quasi simmetriche. Alla fame di risultati si aggiunge il secondo problema: i riscatti degli investitori. Diversi fondi di investimento sono stati quasi costretti a liquidare parte dei loro asset auriferi per rispondere alla domanda in uscita della clientela. E così, si sussurra nelle sale operative, avrebbero fatto anche diverse banche europee nell’attesa della prossima ondata di aumenti di capitale. Gli ultimi dati dimostrano che l’emorragia continua: le posizioni rialziste sui futures, registrate dalla Cftc, sono cadute la scorsa settimana per la terza volta consecutiva e si trovano ora al livello più basso dal 2009. Il mercato, in sostanza, non sembra voler credere a un rafforzamento delle quotazioni, almeno nel breve termine.
Le prospettive
Che cosa succederà, dunque, ai prezzi dell’oro nei prossimi mesi? Nonostante la grande frenata, le previsioni rimangono ottimistiche. Alcuni market player, come la banca di investimento Morgan Stanley, citano l’oro come la top commodity per il 2012, proprio in virtù delle incertezze che permangono a livello globale. Il nebuloso outlook globale potrebbe infatti spingere i prezzi verso punte mai viste, anche oltre i 2mila dollari l’oncia sfiorati nei mesi scorsi. La convinzione diffusa è che la domanda d’oro prenderà nuovo vigore perché saranno gli altri beni rifugio a rimanere scottati: dollaro ed euro, in primis, che potrebbero risentire rispettivamente delle potenziali operazioni di quantitative easing e di un aggravamento della crisi del debito in Eurozona. È vero che per tutto il 2011 Treasury americani e Bund tedeschi sono stati comprati a mani basse dagli investitori, ma è anche vero, sostengono i rialzisti, che la prospettiva di un altro anno di tassi reali bassi o negativi, soprattutto negli Stati Uniti, alla lunga non potrebbe essere più tanto sostenibile. E, a quel punto, per l’oro, potrebbe davvero essere il momento del riscatto.