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 2012  gennaio 04 Mercoledì calendario

STAMINALI ADULTE «FABBRICA ITALIA»

«Cell factories», officine farmaceutiche, labora­tori di manipolazione cellulare. Fabbriche di staminali, che si occupano di un settore del made in Italy dalle dimensioni ancora assai ri­dotte ma con enormi margini di cre­scita vista l’espansione vertiginosa in tutto il mondo delle scoperte e delle applicazioni cliniche della biomedici­na.
Ma cosa sono, e a cosa servono le «fab­briche di staminali»? Si tratta dei la­boratori italiani dove si producono cel­lule staminali e altri prodotti cellulari a scopo terapeutico. Sono 13 quelli au­torizzati dall’Agenzia italiana del far­maco (Aifa), tutti nel Centro-Nord, ca­paci di superare l’esigente iter di cer­tificazione e quindi garantiti e sicuri rispetto all’adesione dalle severe nor­mative vigenti. La decisione di certifi­care le realtà pubbli­che e private che la­vorano con le cellule staminali adulte in I­talia è nata da una vi­cenda complessa e drammatica. Nel maggio 2012 l’Aifa decise di bloccare le terapie realizza­te con cellule prodotte dalla torinese Stamina per effetto di un’inchiesta del­la magistratura durata due anni e che aveva condotto ad accertare varie ir­regolarità nelle procedure seguite dal­l’azienda. Ma le terapie, condotte pres­so gli Spedali Civili di Brescia, aveva­no ottenuto risultati confortanti su al­cuni pazienti. Le loro famiglie decise­ro dunque di percorrere la via giudi­ziaria per poter tor­nare a ottenere i trat­tamenti con stami­nali considerate sal­va- vita. A dar batta­glia furono soprattut­to genitori e nonni di due bambini, Celeste Carrer e Daniele Tortorelli, curati con le staminali a Brescia e che ingaggia­rono una vera e propria battaglia giu­diziaria per riattivare le terapie, otte­nendo quel che chiedevano grazie a due pronunciamenti ad hoc del Tar. Nel frattempo però il ministro della Salute Renato Balduzzi aveva deciso di mettere sotto controllo più stretto il settore, diffondendo l’elenco delle 13 «fabbriche di staminali» autorizzate, veri centri d’eccellenza per la sanità i­taliana, e insediando una commissio­ne scientifica con alcuni tra i massimi esperti del settore.

L’impiego clinico di una combinazio­ne di cellule viene considerato terapia farmacologica se la cellula viene sot­toposta in laboratorio a manipolazio­ni estese, come la proliferazione, men­tre negli altri casi si parla di trapianto. Nel primo caso, le valutazioni e le pro­cedure di autorizzazione sono affida­te all’Aifa, nel secondo al Centro na­zionale trapianti. Resta invece compi­to dell’Istituto superiore di sanità il controllo della qualità del prodotto cellulare. I centri italiani col bollino dell’Aifa si sono specializzati in nu­merosi trattamenti a partire dalle sta­minali adulte: ricostruzione ossea e del tessuto miocardico, anticorpi per l’immunoterapia del tumore, insuffi­cienza epatica, lesioni cardiache, ma­­lattie genetiche, autotrapianti di pelle per ulcere croniche e ustioni, lesioni articolari, occhi... Ogni centro ha svi­luppato una o più specializzazioni nel trattamento delle cellule. Le ultime frontiere dell’immunoterapia contro il cancro e le malattie infettive croni­che gravi, invece, passano attraverso farmaci e vaccini costruiti su misura del paziente. È quanto viene speri­mentato ad esempio alla FaBioCell di Roma, la prima officina farmaceutica pubblica deputata alla preparazione di farmaci cellulari individuali, messi a punto attraverso il prelievo dei cam­pioni biologici dei pazienti stessi. È stata inaugurata presso l’Istituto su­periore di sanità nel 2007 e opera in regime di Gmp («Good manifacturing practices»), ossia secondo i massimi criteri di qualità e sicurezza. Criteri che ora fissano la soglia minima per acce­dere alle corsie ospedaliere, assicu­rando così con assoluta certezza che le molte cure già oggi accessibili in I­talia sono garantite e sicure. E funzio­nano.
(ha collaborato Francesca Lozito)