Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Mario Draghi doveva fare tre cose, due confessabili e la terza inconfessabile, e questo avrebbe dovuto tranquillizzare gli europei e il duo Merkel-Sarkozy. Invece…
• Invece le Borse sono andate giù, Milano ha perso il
4,29 per cento, lo spread è risalito a 444 punti base, con rendimento al 6,46%.
Ma le tre cose che doveva fare Mario Draghi (e sono curioso soprattutto della
terza inconfessabile) quali sarebbero?
Prima cosa, abbassare il tasso di sconto. E l’ha fatto
proprio ieri: le banche si riforniranno presso la Bce all’1% invece che
all’1,25%. Seconda cosa, anche questa di ieri: prestare i soldi alle banche per
un lasso di tempo più lungo. E infatti: da oggi gli istituti si possono
rifornire di denaro in quantità illimitata a 36 mesi. La terza cosa,
inconfessabile, è quella di continuare a comprare titoli italiani e spagnoli,
naturalmente senza dirlo e, soprattutto, senza farne un programma. I tedeschi
ufficialmente non vogliono e la Bce può continuare ad aiutare i due grossi
Piigs solo se tutti fanno finta di niente. Quindi le sue tre cose Draghi le ha
fatte, e ciononostante i mercati ieri hanno girato rapidamente verso il basso.
Che l’Italia abbia ricominciato a mettere la testa a posto non è sufficiente.
• Come mai?
Il problema italiano è parte del problema europeo, e
il problema europeo sembra ancora lontano dall’essere risolto. Ieri sera a
Bruxelles è cominciato l’ennesimo vertice, con Merkel, Sarkozy, Monti e tutti
gli altri. Monti ha prima incontrato a Milano il segretario di Stato americano,
Geithner. I due non hanno potuto che dirsi parole di circostanza («…risposte
convincenti… rassicurare i mercati…»), mentre Obama, in una dichiarazione in
rivelava di essere «molto preoccupato», ha esortato i leader europei a «trovare
le giuste soluzioni per Paesi come l’Italia che devono rifinanziare il proprio
debito». Monti andrà in America in gennaio, l’atteggiamento della Casa Bianca
democratica è completamente cambiato col nuovo governo.
• Però non è da incoscienti dirsi
ufficialmente «molto preoccupati»? Non sono gli stessi capi del mondo, con
questo tipo di dichiarazioni, a buttare giù i corsi?
Se è per questo, Sarkozy ha detto anche di peggio.
«Se non raggiungeremo un accordo venerdì (cioè oggi – ndr) al vertice di Bruxelles non ci sarà una seconda
possibilità», «nella Ue la situazione è grave», «l’euro può esplodere»,
«l’Europa può disfarsi», eccetera. La Merkel s’è limitata a farci sapere di non
essere troppo ottimista sul vertice di oggi. Ma quelli che se ne intendono
spiegano che in questa improvvisa fucileria di amarezze c’è della pretattica:
invitandoci a non aspettarci troppo ci preparano la bocca al cibo che ci sarà
servito tra oggi e domenica. Perché il vertice, teoricamente di due giorni,
potrebbe in realtà prolungarsi fino a domenica. Almeno, i leader hanno
prenotato gli alberghi fino all’11 dicembre, atto che ha almeno questo di
buon ci dice che non vogliono ripartire senza aver raggiunto un qualche
accordo.
• Che accordo?
Merkel-Sarkozy l’hanno spiegato l’altro giorno in
una lettera al presidente del consiglio europeo Herman van Rompuy. L’idea è
quella di istituzionalizzare un vertice tutti i messi, almeno fino a che la
situazione non si normalizza, e di nominare un presidente di questi vertici,
nei quali si studierebbero le politiche di bilancio e fiscali dei singoli
paesi, impedendo iniziative ritenute dannose e sanzionando chi non sta nel
rapporto del 3% tra deficit e pil. Si vorrebbe, e lo vorrebbe in particolare
Mario Monti, che questo tipo di accordo venisse sottoscritto da tutti e 27, e
soprattutto dagli inglesi, perché è intenzione della triade
italo-franco-tedesca di mettere una tassa – la cosiddetta Tobin Tax – su tutte
le transazioni finanziarie, misura a cui Cameron si oppone fermissimamente. La
contromossa della triade, se gli inglesi insistono, è di sottoscrivere un
accordo a 17 (quelli dell’euro) aperto ai paesi di buona volontà che volessero
aderire. Niente da fare invece sugli eurobond, che i tedeschi continuano a esecrare.
Ma, anche qui: chi se ne intende dice che è polvere negli occhi e che sotto
sotto anche Berlino…
• Beh, come mai i mercati non reagiscono
diversamente a queste intenzioni che parrebbero in ogni caso ottime?
Si parla di scrivere un nuovo Trattato, e per questo
non basteranno due anni. Anche un Regolamento dei vertici e una Procedura per
arrivare a una maggiore coesione di bilanci e di politiche fiscali non possono
essere scritte prima di marzo. E l’euro è in grado di resistere fino a marzo
agli attacchi di quelli che non ci credono o che hanno interesse a non
crederci?
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 9 dicembre 2011]
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