Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 09 Venerdì calendario

GIORNALISMO VERITÀ IL PRIMO FU WALSH

Tre parole raccolgono il dolore del Novecento: lager, gulag, desaparecidos, quei ragazzi svaniti nella crudeltà degli uomini forti. Ma una persona che i militari vogliono far sparire sopravvive al plotone segreto e 50 anni fa racconta la sua notte dei cristalli a Rodolfo Walsh. Era l’Argentina del colpo di Stato dei generali: fanno scappare il presidente Peron su una cannoniera del Paraguay. Comincia la repressione. Di mestiere Walsh scrive libri gialli e fa il giornalista con occhi inquieti sulla realtà. Operazione massacro (editore Nuova Frontiera) non è una cronaca e non è romanzo, solo la testimonianza che accompagna il male oscuro di cittadini insospettabili.
APPARE 10 anni prima del Truman Capote di A sangue freddo e de “Gli eserciti della notte” di Norman Mailer. Ne anticipa la scrittura. Walsh ripiega la violenza degli uomini in divisa nel linguaggio in un resoconto senza aggettivi. Scarno, intrigante. Sellerio lo aveva pubblicato dieci anni fa. I ragazzi di oggi capiranno cosa è successo nel paese dove la democrazia è tornata. Il miracolo del testimone di “Operazione massacro” anticipa la tragedia dello scrittore. Dieci anni dopo altro colpo di stato, altri militari, 30 mila desaparecidos. Fra loro anche Walsh colpevole di aver messi in fila i nomi delle vittime e sfidato l’arroganza delle censure. Non da solo. In quell’Argentina dalle speranze deluse una generazione di giornalisti si illudeva di vincere l’arroganza testimoniando la ragione. Inseguivano l’utopia di una comunicazione mai reticente consapevoli di giocarsi la vita. Ecco chi erano, lo racconta Horacio Verbitsky, giornalista che non ha smesso il coraggio. I suoi libri - “Il volo”, “Il silenzio” – ripercorrono gli anni dalla repressione dalla quale è uscito vivo. Nel 1973 partecipa a Buenos Aires alla fondazione del quotidiano Noticias, direttore Miguel Bonasso, rapito e riapparso a Panama dopo la fuga avventurosa dal carcere militare. Anche il suo romanzo-verità è tradotto in Italia: “In braccio alla morte”. Walsh ne è il responsabile politico.
CENTOMILA copie al giorno danno fastidio ai militari del generale Lopez Rega, spalla di un Peron tornato alla presidenza con un piede nella tomba: si affida al generale manovratore esoterico di Isabelita destinata a raccogliere il potere del marito. Walsh scopre le sue trame segrete: triple A che programma lo sterminio di chi dà fastidio. Del gruppo di Noticias fa parte un protagonista appartato, non scrive, disegna: Quino, padre di Ma-falda, bambina di carta che accompagna il sorriso di non so quante generazioni. Una sedia resta vuota, manca Jorge Ricardo Masetti il giornalista che ha coinvolto Walsh nella marcia di Castro. È scomparso al confine con la Bolivia mentre stava organizzando la resistenza al potere militare di Buenos Aires. Il Che, amico di studi, ne ha cambiato la vocazione: da giornalista a guerrigliero. Walsh ne ha riproposto le cronache di inviato speciale nella Cuba dove il dittatore Batista stava tramontando: “Quelli che lottano, quelli che piangono” L’ultima riga conclude così: “Masetti si è dissolto nella foresta nella pioggia e nel tempo. In qualche posto perduto il comandante Secondo ancora impugna un fucile arrugginito”. Lo scrive in Brasile dove dirige un’agenzie di notizie che insegue la rivoluzione di Castro. E quando il Che entra all’Avana chiama i giornalisti che ne hanno accompagnato la giovinezza: nasce Prensa Latina, Masetti direttore, Walsh gli fa da spalla. È la prima agenzia “libera ” del continente. Subito arriva Gabriel Garcia Marquez; Jean Paul Sartre scrive da Parigi. Da buon giallista Walsh esplora realtà nascoste; riesce a decifrare documenti Cia che annunciano lo sbarco nella Baia dei Porci.
GUEVARA resta perplesso, Castro gli crede e organizza la resistenza. E lo sbarco fallisce e il regime si consolida, Prensa Latina ne diventa la voce: le parole libere se ne vanno. Poi chiuderà nel 2007. Il tempo passa, passa Peron, ecco i generali che detronizzano Lopez Rega. Sparizioni, censura, nessuna libertà. Walsh scrive una lettera drammatica alla giunta militare. Accusa Videla e il Massera della P2 di essere il braccio armato del Fondo Monetario: “La persecuzione intellettuale, il saccheggio della mia casa, gli amici più cari assassinati e la perdita di una figlia morta combattendo, mi obbligano a questo messaggio clandestino dopo essermi espresso liberamente per quasi 30 anni come scrittore e giornalista”. Attraverso mani amiche la fa avere a Garcia Marquez. Sono le ultime parole. Sparisce. Nella condanna all’ergastolo del capitano di vascello Astiz, Heinrich argentino con faccia d’angelo, si ipotizza abbia ordinato l’assassinio di Walsh, marzo 1977. Ma se il capitano è finalmente sepolto dietro le sbarre, la memoria di Walsh e degli amici di Noticias non muore mai. Verbitsky continua a ricordare. A Buenos Aires una Fondazione molto amata ne porta il nome ed è intitolato a Walsh il premio del festival letterario degli intrighi e dei misteri nella Spagna di Gijon.