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 2011  dicembre 09 Venerdì calendario

IL SUCCESSO E LE SCELTE NON CONVINCENTI

Ho già rassegnato alla giuria i motivi per quali questo Don Giovanni che ha suscitato dodici minuti di applausi nell’inaugurare la stagione 2011-2012 del Teatro alla Scala non mi hanno convinto. Les Dialogues des Carmelites concepiti da Carsen erano un capolavoro e anche il Candide era un riuscito spettacolo. Qui ci trovavamo di fronte a pot-pourri di epoche, carattere, costumi, il palcoscenico che girava su se stesso per far vedere che lavoratori eran quelli che facevano lo spettacolo stesso con i loro ferri del mestiere...
I cantanti hanno riscosso un successo per lo più che condivisibile, a partire dal protagonista Peter Mattei, ricco di voce e di bella figura; Anna Netrebko, incensata a priori, ha ottenuto quel che le andava riconosciuto sebbene la direzione del maestro Daniel Barenboim la costringesse a continui «fortissimo» colti dal pubblico: il direttore non si è risparmiato qualche fischio condiviso dal tenore Giuseppe Filianoti, non un modello di stile vocale e di intonazione andante sempre verso il peggio. Bryn Terfel è un Leporello da manuale, recita da padreterno e potrebbe tenere una dizione migliore. Non salverei la Donna Elvira di Barbara Frittoli. Se penso al Don Giovanni fiorentino diretto da Zubin Mehta dove tutto c’era e la concertazione esemplare! (A proposito: perché in «Deh fuggi il traditor» Barenboim ci ha privati di quel cembalo che ne mette per tradizione in luce l’arcaismo stilistico?) Stefan Kocan è un Masetto convincente ma un po’ goffo, e con ciò che la Zerlina compie per adornargli la casa ci sentiremmo peggio di lui (ma Anna Prohaska è deliziosa).
In realtà colpisce l’aver il Carsen voluto prendere il Don Giovanni senza nessuna giustificazione e nessuna provocazione, insieme coi suoi compari Michael Levine (scene) e Brigitte Reiffenstuel (costumi). Sorprende la pesantezza, la mancanza di misura stilistica, il continuo sforzo richiesto ai cantanti da parte di Daniel Barenboim. Da manuale l’accompagnamento al cembalo di James Vaughan. Da ultimo ricordiamo il «tutto tondo» del Commendatore Kwangchul Youn.
Donn’Anna si avvinghia sul letto con don Giovanni. Così il regista. Il caso è risolto. Ma Lorenzo da Ponte fa dire a Leporello: «Due imprese leggiadre! Sforzar la figlia, ed ammazzare il padre». E poi a Donn’Anna: «Non dubitate più: gli ultimi accenti che l’empio proferì, tutta la voce richiamar nel cor mio di quell’indegno che nel mio appartamento» (passim). Continua Anna: «Era gia alquanto avanzata la notte, quando nelle mie stanze, ove soletta mi trovai per sventura, entrar io vidi in un mantello avvolto un uom che al primo istante avrei preso per voi: ma riconobbi poi che un inganno era il mio…». Allora? En reçiois, chez donn’Anna...
Paolo Isotta