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 2011  dicembre 09 Venerdì calendario

MA UN BISCOTTO NON SI NEGA MAI A NESSUNO

Come se fosse una novità. È il 22 giugno 2004. Ultima giornata della prima fase dell’Europeo portoghese. A Guimaraes si gioca Italia-Bulgaria, a Porto Danimarca-Svezia. Per qualificarsi la nazionale di Giovanni Trapattoni deve vincere e sperare che le due scandinave non pareggino. Appunto. L’Italia vince 2-1, Danimarca-Svezia si chiude 2-2. Celeberrimo il pianto di Cassano, autore del gol vittoria, quando viene a sapere che in contemporanea Mattias Jonson ha siglato il 2-2 per la Svezia. Certo gli azzurri avevano giocato un pessimo torneo e l’eliminazione un po’ gli stava anche bene, però in quel modo...
Un Eurobiscotto perfetto, dopo che noi italiani avevamo giurato che le scandinave non sarebbero mai cadute nel trappolone: altra cultura sportiva, altra etica, non come noi sempre sospettosi e trafficoni. In realtà proprio la Svezia nelle qualificazioni a Euro 2004 aveva perso clamorosamente l’ultima partita (0-1 in casa), tagliato fuori la Polonia e indotto il presidente della Uefa, lo svedese Johansson, ad ammettere: «Vorrei scomparire». A Porto però Danimarca e Svezia sembrano fare sul serio: scontri, cartellini gialli, persino Tomasson che dopo il 2-1 irride la tifoseria svedese. Una recita? Chissà. Prove non ci sono, però il portiere danese che all’89’ sbaglia e dà a Jonson la palla del 2-2 non la racconta giusta.
Succede ovunque. Nel 1978 l’Argentina organizza il Mondiale. Deve vincerlo, anche perché il regime dittatoriale — che ha investito 400 milioni di dollari — ha le sue esigenze propagandistiche. Ultima partita: all’Argentina serve un 4-0 sul Perù per scavalcare il Brasile e andare in finale con l’Olanda. Finisce 6-1, col portiere Quiroga — peruviano nativo di Rosario, in Argentina — che ne fa di ogni. L’Albiceleste si qualifica alla finale e la vince. Nel 1986 il peruviano Oblitas confesserà: «Ci avevano comprato». Tutto passa alla storia come la marmelada peruana.
Al Mondiale 1982 la torta è confezionata da Germania e Austria. Ai tedeschi è servito su un piatto l’1-0 che elimina l’Algeria, nota potenza del calcio mondiale. Nelle qualificazioni europee del ’93 alla Spagna serve un 11-0 con Malta per ribaltare la differenza reti sfavorevole contro l’Olanda: finisce 12-1 e Olanda a casa. Poi, siccome nessuno è mai senza peccato, al Mondiale di Francia ’98 è il Brasile a farlo strano. Ultima giornata del girone, la Seleçao già qualificata incontra la Norvegia che deve vincere per passare. Fino all’73’ è 1-0 per il Brasile, poi la Norvegia rimonta, vince e si qualifica. Beffato è il Marocco, altra africana, altra nota potenza del pallone mondiale. Strano, vero?
Alessandro Pasini