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 2011  dicembre 09 Venerdì calendario

«Io, prima donna che urla i gol in tv» - Giulia Mizzoni, 27 anni, bel­la presenza, romana, giornali­sta di SkySport , martedì scorso è stata la prima donna in Italia a fare una telecronaca di una par­tita di Champions League: Genk-Bayer Leverkusen; non proprio Milan-Barcellona, ma l’impor­tante è cominciare

«Io, prima donna che urla i gol in tv» - Giulia Mizzoni, 27 anni, bel­la presenza, romana, giornali­sta di SkySport , martedì scorso è stata la prima donna in Italia a fare una telecronaca di una par­tita di Champions League: Genk-Bayer Leverkusen; non proprio Milan-Barcellona, ma l’impor­tante è cominciare... «Ho coronato un sogno, sono feli­cissima ». Scommetto che Fabio Caressa sta già rosicando... «Ma no, è stato carino. Mi ha subi­to incoraggiata». Non è che le ha consigliato di darsi ai fornelli, magari con un programma tipo Cotto e man­giato ? «In caso di necessità, so anche cu­cinare ». In Sicilia dicono femmina cuci­niera pigghiala pe’ mugliera... Ma torniamo alla sua passione per il calcio. Quand’è nata? «Intorno ai 14 anni. Prima gioca­vo con le bambole. Poi ho scoper­to il pallone. È stato un amore a prima vista». E loro- gli amichetti maschi- co­me hanno reagito? «Mi guardavano un po’ diffidenti. Del resto anche mia madre era scioccata». Giustamente scioccata! «Una volta mi trovò che guardavo in tv una partita di serie B. Rimase senza parole». Aveva ragione, la mamma: il fo­otball è roba da uomini. Come ti sei permessa di entrare nel no­stro mondo? «Ah ah ah (risate)...». Guarda che la cosa è serissima, tu forse sottovaluti la potenziali­tà socialmente destabilizzante del tuo successo come telecroni­sta... «Effettivamente c’è chi mi critica e chi mi riempie di complimenti». Senza contare che, per fare il te­lecronista di calcio, bisogna ave­re una certa padronanza di lin­guaggio. Ad esempio, durante, la partita Genk-Bayer Leverku­sen, hai mai detto “il pallone fa la barba al palo“?». «Ecco, questa della “barba al pa­lo“ è una frase che non direi mai...». E certo che non la diresti, sei una donna. Al massimo potresti dire che il tiro “fa la ceretta al pa­lo“ »... «Sarebbe una novità. Le frasi ste­reotipate del linguaggio sportivo non le tollero». E il grido dei telecronisti brasi­liani che vanno avanti per 5 mi­nuti di seguito con il loro pallo­sissimo golassooooo ? «Anche in Italia c’è chi li scim­miotta. Ma non è il mio stile. E poi l’urlo di una femmina in tv sareb­be davvero fastidiso». Beh, a voler essere pignoli, è «fa­stidioso » anche che una donna commenti una partita di cal­cio... «Certo che è una bella responsabi­lità. Bisogna dimostrare di essere più bravi degli uomini». Ora non te ne uscirai con la soli­ta tiritera che per voi donne è sempre tutto più difficile? «Per carità, non faccio la vittima. Anzi, tengo sempre ben presente quello che mi dice il mio diretto­re, Massimo Corcione: «Sei una donna, e non devi mai fare finta di non esserlo“». Parole sante! «Come quelle pronunciate da un mio docente di giornalismo, at­tuale firma di prestigio del Giorna­le : «Non è che tu puoi fare la gior­nalista, tu devi fare la giornali­sta! » Caspita, che frase solenne. Co­munque quel docente è stato profetico. Ce l’hai fatta a diven­tare una giornalista famosa». «Attualmente sono solo pratican­te ». Sì, ma con ottime - e meritate ­prospettive di carriera. «Incrociamo le dita».