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 2011  dicembre 09 Venerdì calendario

Mario Draghi doveva fare tre cose, due confessabili e la terza inconfessabile, e questo avrebbe dovuto tranquillizzare gli europei e il duo Merkel-Sarkozy

Mario Draghi doveva fare tre cose, due confessabili e la terza inconfessabile, e questo avrebbe dovuto tranquillizzare gli europei e il duo Merkel-Sarkozy. Invece…

  • Invece le Borse sono andate giù, Milano ha perso il 4,29 per cento, lo spread è risalito a 444 punti base, con rendimento al 6,46%. Ma le tre cose che doveva fare Mario Draghi (e sono curioso soprattutto della terza inconfessabile) quali sarebbero?
Prima cosa, abbassare il tasso di sconto. E l’ha fatto proprio ieri: le banche si riforniranno presso la Bce all’1% invece che all’1,25%. Seconda cosa, anche questa di ieri: prestare i soldi alle banche per un lasso di tempo più lungo. E infatti: da oggi gli istituti si possono rifornire di denaro in quantità illimitata a 36 mesi. La terza cosa, inconfessabile, è quella di continuare a comprare titoli italiani e spagnoli, naturalmente senza dirlo e, soprattutto, senza farne un programma. I tedeschi ufficialmente non vogliono e la Bce può continuare ad aiutare i due grossi Piigs solo se tutti fanno finta di niente. Quindi le sue tre cose Draghi le ha fatte, e ciononostante i mercati ieri hanno girato rapidamente verso il basso. Che l’Italia abbia ricominciato a mettere la testa a posto non è sufficiente.

• Come mai?
Il problema italiano è parte del problema europeo, e il problema europeo sembra ancora lontano dall’essere risolto. Ieri sera a Bruxelles è cominciato l’ennesimo vertice, con Merkel, Sarkozy, Monti e tutti gli altri. Monti ha prima incontrato a Milano il segretario di Stato americano, Geithner. I due non hanno potuto che dirsi parole di circostanza («…risposte convincenti… rassicurare i mercati…»), mentre Obama, in una dichiarazione in rivelava di essere «molto preoccupato», ha esortato i leader europei a «trovare le giuste soluzioni per Paesi come l’Italia che devono rifinanziare il proprio debito». Monti andrà in America in gennaio, l’atteggiamento della Casa Bianca democratica è completamente cambiato col nuovo governo.

• Però non è da incoscienti dirsi ufficialmente «molto preoccupati»? Non sono gli stessi capi del mondo, con questo tipo di dichiarazioni, a buttare giù i corsi?
Se è per questo, Sarkozy ha detto anche di peggio. «Se non raggiungeremo un accordo venerdì (cioè oggi – ndr) al vertice di Bruxelles non ci sarà una seconda possibilità», «nella Ue la situazione è grave», «l’euro può esplodere», «l’Europa può disfarsi», eccetera. La Merkel s’è limitata a farci sapere di non essere troppo ottimista sul vertice di oggi. Ma quelli che se ne intendono spiegano che in questa improvvisa fucileria di amarezze c’è della pretattica: invitandoci a non aspettarci troppo ci preparano la bocca al cibo che ci sarà servito tra oggi e domenica. Perché il vertice, teoricamente di due giorni, potrebbe in realtà prolungarsi fino a domenica. Almeno, i leader hanno prenotato gli alberghi fino all’11 dicembre, atto che ha almeno questo di buon ci dice che non vogliono ripartire senza aver raggiunto un qualche accordo.

Che accordo?
Merkel-Sarkozy l’hanno spiegato l’altro giorno in una lettera al presidente del consiglio europeo Herman van Rompuy. L’idea è quella di istituzionalizzare un vertice tutti i messi, almeno fino a che la situazione non si normalizza, e di nominare un presidente di questi vertici, nei quali si studierebbero le politiche di bilancio e fiscali dei singoli paesi, impedendo iniziative ritenute dannose e sanzionando chi non sta nel rapporto del 3% tra deficit e pil. Si vorrebbe, e lo vorrebbe in particolare Mario Monti, che questo tipo di accordo venisse sottoscritto da tutti e 27, e soprattutto dagli inglesi, perché è intenzione della triade italo-franco-tedesca di mettere una tassa – la cosiddetta Tobin Tax – su tutte le transazioni finanziarie, misura a cui Cameron si oppone fermissimamente. La contromossa della triade, se gli inglesi insistono, è di sottoscrivere un accordo a 17 (quelli dell’euro) aperto ai paesi di buona volontà che volessero aderire. Niente da fare invece sugli eurobond, che i tedeschi continuano a esecrare. Ma, anche qui: chi se ne intende dice che è polvere negli occhi e che sotto sotto anche Berlino…

• Beh, come mai i mercati non reagiscono diversamente a queste intenzioni che parrebbero in ogni caso ottime?
Si parla di scrivere un nuovo Trattato, e per questo non basteranno due anni. Anche un Regolamento dei vertici e una Procedura per arrivare a una maggiore coesione di bilanci e di politiche fiscali non possono essere scritte prima di marzo. E l’euro è in grado di resistere fino a marzo agli attacchi di quelli che non ci credono o che hanno interesse a non crederci?

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 9 dicembre 2011]