Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 09 Venerdì calendario

L’ultimo incubo di Monti: una manovra-bis - L’incubo di Monti è quello di ri­manere arenato nell’europanta­no e di dover constatare che i «compiti a casa», già durissimi, so­no serviti a poco

L’ultimo incubo di Monti: una manovra-bis - L’incubo di Monti è quello di ri­manere arenato nell’europanta­no e di dover constatare che i «compiti a casa», già durissimi, so­no serviti a poco. I mercati per ora guardano con scetticismo al verti­ce di Bruxelles tra i capi di Stato e di governo, iniziato ieri sera con una cena e destinato a protrarsi per tutto oggi e forse anche oltre. Il pollice verso è arrivato con il se­gn­o meno di tutte le borse in Euro­pa e con lo spread italiano tornato a sfondare quota 444. Un disastro. A nulla è servita la decisione della Bce di tagliare i tassi di altri 0,25 punti percentuali. Così il nostro premier s’infila nel conclave che dovrebbe salva­re l’euro, constatando la babele di posizioni differenti. Prima di arri­vare a Bruxelles, il premier incon­tra a Milano il segretario al Tesoro Usa Tim Geithner al quale mostra gli sforzi fatti dal nostro Paese. «Stiamo lavorando per rafforzare i meccanismi di firewall finanzia­rio », annuncia l’americano. E Monti aggiunge: «Abbiamo di­scusso di come la più ampia scac­c­hiera della finanza internaziona­le, con sede nel Fmi, possa avere un ruolo per far funzionare in mo­do armonioso l’intero mosaico». Tradotto: le banche centrali po­tre­bbero contribuire ad aumenta­re la dotazione del Fondo moneta­rio in modo che possa intervenire a comprare titoli degli Stati in diffi­coltà. Così, mentre non ci si mette d’accordo sul tipo di ombrello da azionare nei confronti della tem­pesta speculativa che sta investen­do l’euro, inizia la cena del «dis­senso » con tanti nodi sul tavolo. Uno è quello relativo alla riforma dei trattati che tanto sta a cuore a Frau Merkel e, al traino, al presi­dente francese Sarkozy. Al duo in­teressa piantare paletti rigidissi­mi sul rigore dei conti pubblici: pa­r­eggio di bilancio per tutti e sanzio­ni a chi sgarra. Il dilemma è: si pro­cede tutti e 27 assieme oppure no? La strada è lunga e soprattutto im­pervia perché basterebbe un «no» nella ratifica di uno degli Stati membri per far saltare tutto. E la Gran Bretagna ha già messo le ma­ni avanti: «Voglio esser sicuro che avremo un buon risultato per noi», ringhia il premier Cameron annunciando che non avrebbe esitazioni a porre il veto a un Trat­tato a 27. Tranchant: «Il vertice è come una partita a scacchi con 26 avversari, non uno solo». E arric­ciano il naso pure la Finlandia e la Svezia. Un pasticcio. L’altra stra­da, sponsorizzata dalla Merkel,sa­re­bbe quella di un trattato intergo­vernativo a 17 tra i Paesi dell’euro, aperto successivamente agli altri. Un accordo che prevede: la regola d’oro di inserire in Costituzione il pareggio di bilancio; l’obbligo di informarsi reciprocamente pri­ma di ogni emissione di titoli di Stato;l’impegno a non bloccare le sanzioni proposte dalla Commis­sione qualor­a un Paese non rispet­ti i vincoli su deficit e debito. Ma di fronte a questa ipotesi,un’Europa a due velocità, sono in tanti a sde­gnarsi. La Polonia, per esempio: «L’Europa è di 27 Stati, non di 17 o 17+». Insomma, un caos. Monti, sul tema, preferirebbe un accordo a 27 ma arrivandoci con metodo comunitario. Tradot­to: bene il rafforzamento della go­vernance ma con il parallelo raffor­zamento delle istituzioni Ue. Che abbia più potere Bruxelles rispet­to al duo franco- tedesco. Ma men­tre l’Europa si ingarbuglia e non sembra trovare il bandolo della matassa, il premier trema. Conti­nua a premere sul firewall contro la speculazione e mette il dito nel­la piaga della crescita a lumaca di tutta l’eurozona. E se i mercati continuano a far volare lo spread, all’orizzonte c’è il terrore di non avere alternative:fare un’altra ma­novra correttiva e quindi imporre altre lacrime e altro sangue.