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 2011  dicembre 09 Venerdì calendario

La Bce taglia ancora i tassi - La Banca centrale europea ha tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto all’1% e ha rivisto in peggio i dati sull’economia dell’Eurozona, dando concretezza ai timori di un’imminente recessione

La Bce taglia ancora i tassi - La Banca centrale europea ha tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto all’1% e ha rivisto in peggio i dati sull’economia dell’Eurozona, dando concretezza ai timori di un’imminente recessione. Il Pil dell’area euro crescerà quest’anno tra l’1,5-1,7% contro l’1,4-1,8 preventivato tre mesi fa, mentre nel 2012 la forbice stimata è tra -0,4 e l’1 per cento, contro lo 0,4-2,2 previsto sinora. Il presidente della Bce Mario Draghi ha messo in guardia dall’«alta incertezza» che continua a gravare sui Paesi della moneta unica. Soprattutto, per usare un’immagine che rimbalza molto sui media anglosassoni, ha imbracciato il bazooka per correre in aiuto al sistema bancario sempre più in apnea varando alcune misure straordinarie che hanno fatto immediatamente volare le Borse. Ma l’euforia è durata solo una manciata di minuti, finché il presidente dell’Eurotower ha deluso gli investitori con due notizie. La prima è che la decisione di alleggerire il costo del denaro non è stata presa all’unanimità: «Non si dovrebbe dire per noi banchieri centrali», ha tentato di sdrammatizzare sorridendo, «ma c’è stata una discussione vivace». Segno che i «falchi» nel board non mollano la presa, nonostante Draghi abbia spiegato che l’attuale fiammata dei prezzi è dovuta ai rincari «delle materie prime ed energetiche», ma che l’inflazione comincerà a calare «verso la fine dell’anno» e oscillerà tra 1,5 e 2,5% nel 2012. Ma il crollo dei mercati cui si è assistito ieri pomeriggio è dovuto soprattutto alla netta bocciatura dell’ipotesi circolata in queste settimane che l’Fmi possa attingere alla Bce per finanziare Paesi europei. E’ «legalmente molto difficile», ha detto, perché i guardiani della moneta unica lo interpreterebbero come una lesione dei Trattati, un modo per aggirare la norma che vieta di finanziare Paesi dell’area euro. Si chiude una porta per finanziare Italia e Spagna, se ne avessero bisogno: è questo il messaggio evidente. Ma altrettanto evidente, nell’ennesimo appello del presidente Bce a rendere finalmente operativo il fondo salvaStati Efsf, c’è il suggerimento a preparare «bazooka» alternativi come quello, per eventuali operazioni di emergenza. Per concludere, a chi lo ha tirato per la giacchetta per ottenere una dichiarazione esplicita su un limite dei tassi di interesse oltre il quale intervenire, Draghi ha risposto con nettezza: «Non ne abbiamo parlato». Sulla manovra italiana, l’ex governatore della Banca d’Italia ha parlato di uno sforzo «importante» ma ha aggiunto che «l’essenziale saranno i tempi» di approvazione. Insomma, alla vigilia del vertice di Bruxelles «salvaeuro» dove il governatore è volato in serata, Draghi ha mandato un messaggio chiaro alla politica. Anche se la fine dell’euro è esclusa, il presidente della Bce ha detto che «è fondamentale» che il vertice Ue «faccia grandi progressi» verso una politica fiscale comune. Secondo Draghi la Bce continuerà ad aiutare il sistema finanziario e bancario estendendo gli strumenti e tendendo al massimo «l’elastico» del suo mandato. Come era previsto ha introdotto prestiti con scadenze lunghe rispetto alla consuetudine dei 13 mesi, cioè a tre anni. Inoltre ha reso meno stringenti i criteri sui collaterali accettati per dare liquidità alle banche, includendo anche titoli cartolarizzati come gli Abs. Infine, Draghi ha annunciato che per la prima volta nella storia della Bce è stato diminuito il coefficiente sulle riserve per le banche: l’obbligo di liquidità è sceso dal 2 all’1%. Tuttavia, finché avrà i tedeschi contro nel Consiglio, solo una mossa decisa in direzione di una modifica dei Trattati e del «fiscal pact», del patto sui conti pubblici, come lo ha chiamato la scorsa settimana, potrà consentirgli di mollare il freno anche sugli acquisti dei titoli di Stato italiani e spagnoli.