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 2011  dicembre 09 Venerdì calendario

IL GRAN FANATICO DELLA CARTA A CACCIA DI VOLUMI SCOMPARSI


Se fate parte della valorosa guarnigione che a Fort Alamo combatte e resiste a difesa della nobiltà e della irrinunciabilità della carta stampata, allora dovete farla una capatina al Padiglione 3 dello Spazio Fiera di viale Scarampo a Milano, dove ha aperto nei giorni scorsi e durerà fino a domani il VII Salone del libro usato. Il libro usato, quello che non è più in edizione e che non troverete nella vostra libreria abituale, quello che cercavate da tempo e che non vedete l’ora di leggere, quel libro che ha un sentore di vecchio ossia di verità. A viale Scarampo ce ne saranno per tutti i gusti e per tutte le tasche.
Certo è che se vi piacciono i libri inconsueti, tanto più appetitosi quanto più stravaganti o dimenticati o censurati o magari scritti da matti patentati, allora non dovete perdervi lo Stand 348, dov’è accampato Simone Berni. Un senese 46enne che fra gli uomini della guarnigione di Fort Alamo è notorio per essere una via di mezzo fra uno Sherlock Holmes e un bibliofolle. Uno che bracca i libri rari e bizzarri alla maniera in cui un commissario bracca l’autore di un delitto perfetto. E difatti il suo stand ha per titolo «Cacciatore di libri scomparsi».
Andateci allo stand 348 e troverete un menu da leccarvi i baffi. A cominciare da quel fatidico libro, uscito all’alba dei Settanta a dir male di un Eugenio Cefis allora all’apice della sua onnipotenza, libro di cui tenne gran conto il Pier Pasolini di Petrolio, un libro che esisteva in numerose biblioteche, ma che non ve lo davano quando andavate a consultarlo e la cui leggenda (forse eccessiva) s’è accresciuta da quando Marcello Dell’Utri s’è vantato di avere un capitolo inedito del libro di Pasolini. E poi i romans noirs a firma Marc Saudade, uno pseudonimo di cui sono in molti a credere che nasconda un Furio Colombo meno politologo e impegnato del solito. I libri di e su Moana Pozzi, di cui Berni confida di essere il massimo estimatore al mondo assieme al suo amico e sodale di bibliofollia Oliviero Diliberto.

Il primo Andreotti

Il primissimo e introvabile libro di Giulio Andreotti, il Concerto a sei voci del 1945. I libri degli anni Trenta di quando Indro Montanelli ancora esitava tra giornalismo e narrativa. Il libro tutto in plastica di Roberto D’Agostino, Libidine, quel libro «tattile e inaffondabile» la cui idea gli venne sotto la doccia, e di cui sono ancora grato al libraio bolognese Piero Piani di avermene regalata una copia dieci anni fa. Il rarissimo libro del Gaetano Salvemini esule antifascista in America, Come funziona la dittatura fascista, pubblicato negli Usa in italiano nel 1926 per conto dell’editore anarchico Carlo Tresca, quello che verrà assassinato a New York la sera dell’11 gennaio 1943 da sicari mafiosi che con tutta probabilità agirono su ordine del governo di Mussolini.
Libro che ci fa tornare indietro, alle origini della carriera del Berni cacciato tare di libri scomparsi. Come tutti quelli del Fort Alamo, lui aveva cominciato da giovanissimo a frugare tra le bancarelle, ad avvistare libri inconsueti, a sentirne il fascino già al momento in cui ne palpava la carta stropicciata.
Finché un giorno di dieci anni fa non si trovò in Olanda e entrò in una libreria antiquaria specializzata in libri tedeschi. A proposito di libri tedeschi, Berni sapeva che sono molto ricercati i libri che raccontano e testimoniano la storia del nazismo. Li vogliono ardentemente tanto i fanatici e i nostalgici di quel mondo, quanto gli studiosi che conoscono l’insostituibilità del testo originale con quella sua determinata carta e copertina e sapore editoriale.
Tanto per fare un esempio, una copia della primissima edizione in 500 copie del Mein Kampf, il libro di Adolf Hitler che purtroppo quasi nessuno lesse a suo tempo per capire che razza di cataclisma si stava avventando sul mondo, può essere venduta facilmente tra i 15 e i 20 mila euro. Berni entra nella libreria e chiede al proprietario se ha qualcosa sul nazismo. Lui storce il muso, va un attimo nel retrobottega e ne esce con il libro di Salvemini edito a New York in lingua italiana, libro di cui sino a quel momento Berni non sapeva nulla di nulla. Né sapeva nulla di nulla di questo Carlo Tresca che figurava come editore. Berni compra il libro per non più di 30 euro e immediatamente si trasforma in Sherlock Holmes, indaga, studia, e la morte di Tresca e i nomi dei mafiosi italoamericani che fin dal primo momento vennero indicati come gli autori dell’agguato. Da un libro di 30 euro scaturisce la conoscenza di una storia grande e ricca.
È ogni volta così. Come quando Gianfranco de Turris, giornalista molto a suo agio fra i libri rari e di qualità, fa a Berni il nome di Giorgio Cicogna. «E chi è?», replica Berni. E difatti è inutile che voi cerchiate il nome di Cicogna in un’enciclopedia o in un manuale di letteratura italiana del Novecento, non ce lo troverete mai. E invece è un personaggio formidabile. Veneziano, nato nel 1899, aveva combattuto nella Prima guerra mondiale. Finita la guerra, si avventurò nella ricerca tecnico-scientifica e ne trasse alcune invenzioni che gli valsero l’elogio del Cnr. Morì nel 1932 a seguito dell’esplosione di un motore a reazione che stava sperimentando. Guglielmo Marconi lo ricorderà l’anno dopo con emozione. Solo che l’uomo era quanto di più poliforme, scienziato ma anche scrittore e poeta e persino autore di racconti a fumetti. Nel 1931 pubblica a Milano una prelibata raccolta di racconti fantastici, I ciechi e le stelle. Nel 1924 aveva addirittura pubblicato una sorta di album a fumetti dal titolo A poppavia del Jack. Inutile dire che questi libri-cimeli li troverete tutti allo Stand di Berni.

Una minaccia

Ci sono i libri che Berni ha trovato e quelli che sta cercando disperatamente. A Milano porterà una copia ancora sigillata nella sua busta originale dell’edizione giapponese di Sex, il libro del 1992 con una sfolgorante Madonna fotografata da Steven Maisel. Solo che quel libro, la cui tiratura iniziale fu enorme, è divenuto un libro banale, molto facile da trovare, una preda poco degna di un commissario di polizia esperto come Berni. E difatti nelle sue ricerche s’è ritrovato nella casa di un collezionista che gli ha mostrato, senza però farglielo toccare, un libro fotografico di tutt’altro pregio su Madonna.
Un libro di cui Berni mi dice che è dieci volte più bello, l’Ecstatic Process che la stessa Madonna s’era fatta stampare in Italia su una carta speciale tratta dalla cipolla. Mentre me ne parlava, avevo la bava alla bocca. Se non me lo trova e me lo vende, lo uccido.

Giampiero Mughini