TONIA MASTROBUONI, La Stampa 9/12/2011, 9 dicembre 2011
Le giravolte di Berlino sul futuro della moneta unica - Un’evoluzione, quella di Angela Merkel nell’ultima settimana, che ha fatto cominciare il vertice europeo in salita, ma che non è troppo sorprendente, per chi conosce la tradizione tedesca
Le giravolte di Berlino sul futuro della moneta unica - Un’evoluzione, quella di Angela Merkel nell’ultima settimana, che ha fatto cominciare il vertice europeo in salita, ma che non è troppo sorprendente, per chi conosce la tradizione tedesca. E soprattutto, la propensione della cancelliera a presentarsi più morbida ai vertici bilaterali che alle riunioni allargate. Così, lunedì scorso, al termine del bilaterale con Sarkozy l’Europa aveva frettolosamente tirato un sospiro di sollievo all’idea che l’apparente convergenza sui dossier più scottanti per il futuro dell’euro potesse essere la premessa migliore per un accordo al Consiglio europeo cominciato ieri sera. Nel corso della settimana, invece, il progressivo irrigidimento della cancelliera ha totalmente rovesciato i pronostici, a cominciare dal fossato sempre più profondo che si è aperto tra le posizioni di Merkel e Sarkozy sul tema principale, quello della modifica dei Trattati. Allontanando la prospettiva di un’intesa nel fine settimana. Invece, altra sorpresa, su uno degli elementi che ha maggiormente contribuito a spingere la Merkel su posizioni oltranziste, il «FI», il patto sui conti pubblici, come è stato ribattezzato ieri sera citando Draghi, è emersa nella notte una prima possibilità di intesa. Invece, l’unica cosa che sembrava unire ancora Parigi e Berlino, all’ingresso del Consiglio, l’idea di un’intesa ristretta, il «17più», è stata bocciata, con un colpo di scena, dai giuristi di Bruxelles. Ieri mattina un titolo della Bild sembrava già togliere ogni residua speranza a chi si augurava un esito positivo dal vertice che dovrebbe avviare la modifica dei Trattati e accendere finalmente i motori del fondo salva-Stati europeo. Parlava di un vertice ulteriore prima della fine dell’anno. Nelle stesse ore, alla riunione del Ppe, dei Popolari europei a Marsiglia, come a scacciare un sinistro presagio, Merkel e Sarkozy hanno messo in scena la concordia di chi ha imparato la lezione della Storia. «Se vogliamo la pace», Francia e Germania «devono capirsi» ha scandito il presidente francese. «Ci deve essere convergenza nella divergenza. Alla fine della convergenza c’è la pace, alla fine della divergenza lo scontro», ha aggiunto. Per completare l’idillio storicistico, la cancelliera ha ricordato che «l’unificazione dell’Europa e della Germania sono due facce della stessa medaglia». Poi, con la testa già rivolta al Consiglio, la Merkel ha espresso la convinzione «ferma» che «troveremo le soluzioni giuste». Certo, c’è il dettaglio non irrilevante dei Paesi che in questi giorni hanno mostrato irritazione per essere stati esclusi dall’ipotesi «17più», di una modifica dei Trattati concordata a livello di Eurozona per scongiurare la via classica che impone l’unanimità a 27. Ed è un’ipotesi che si scontra invece con un ostacolo legale di non poco conto, come è emerso nelle ore successive a Bruxelles: gli uffici legali di Bce, Commissione europea e della rappresentanza dei paesi dell’Eurozona hanno bocciato l’ipotesi di un’intesa «ristretta» a un gruppo di Paesi che preveda modifiche ai Trattati. Dunque, Merkel è arrivata al vertice più che isolata che mai e con l’eco delle parole di Sarkozy nelle orecchie. Che qualche ora prima l’aveva avvertita che «non ci sarà una seconda chance per salvare l’euro». Ma nella notte i primi segnali di speranza sono arrivati, invece, sulle politiche fiscali. Il come, con un’intesa a 17 o a 27, è oggetto di negoziato in queste ore. Alcuni punti spinosi come il fondo salva-Stati permanente Esm attorno alle prime ore del mattino erano ancora per aria anche per l’irrigidimento della Germania che non vuole concedere una licenza bancaria. Ma sull’opzione delle decisioni prese con la maggioranza dell’85 per cento non sembrano invece esserci troppi ostacoli. Almeno sembra. Ché contate tre giravolte della cancelliera, nessuno si sorpenderebbe di vederne una quarta.