MICHELE SMARGIASSI , la Repubblica 9/12/2011, 9 dicembre 2011
Tecnologie e digitale ecco perché i ciechi leggono più degli altri - I libri, loro non li possono proprio vedere
Tecnologie e digitale ecco perché i ciechi leggono più degli altri - I libri, loro non li possono proprio vedere. Forse proprio per questo li leggono con una straordinaria passione. In media, in Italia, un cieco legge 9,2 libri l´anno. Mentre tra gli italiani che ci vedono, solo due su dieci ne leggono altrettanti. Sei ciechi su dieci leggono qualche pagina di libro tutti i giorni, o almeno una volta alla settimana. Mentre il 53,2 per cento degli italiani non legge mai, proprio mai. Insomma i non vedenti leggono molto più dei vedenti. «Sorpreso?», ironizza il presidente dell´Unione italiana ciechi Orlando Paladino, «la sete di conoscenza è più forte dove trova un ostacoloソ». O forse, dove crolla un ostacolo. I dati dell´inchiesta che l´Associazione italiana degli editori presenterà oggi sarebbero stati probabilmente diversi una dozzina d´anni fa. Quando non era ancora possibile farsi leggere (o tradurre in Braille su un display tattile) i libri dal computer. Quando gli unici libri leggibili da un cieco erano quelli, pochissimi e poco aggiornati, stampati in Braille, cioè con i caratteri a puntini in rilievo che trasformavano anche la smilza Costituzione italiana in un chilo di carta che entrava a fatica in una borsa. L´era digitale ha cambiato radicalmente la vita degli avidissimi lettori ciechi. Nell´era del libro elettronico la loro biblioteca sembra poter essere finalmente uguale a quella di tutti, novità editoriali comprese. Problema risolto, dunque? I ciechi ora possono leggere quel che vogliono? E cosa vogliono leggere? «Non ho preferenze di lettura» dichiara sorprendentemente il 46,7%, ma questa apparente indifferenza va tradotta così: c´è ancora così poca roba da leggere per noi, che devo accontentarmi di quel che trovo. Possibile? Certo, perché la rivoluzione dei libri senza barriere è ancora incompiuta. «Buona parte degli e-book in commercio non è leggibile dai software di sintesi vocale e dai traduttori Braille, o lo è solo con enormi inciampi e difficoltà, con indici e note non ipertestuali, senza para-testi, cataloghi e repertoriソ», spiega Cristina Mussinelli, coordinatrice del progetto Lia, Libri Italiani Accessibili, che entro un anno, con la collaborazione dei maggiori editori, produrrà e metterà a disposizione di non vedenti e ipovedenti un primo pacchetto di tremila titoli tecnicamente studiati per essere perfettamente utilizzabili dai software e dagli hardware che aiutano i ciechi a leggere. Letteratura, saggi, manuali, in realtà i ciechi hanno preferenze precise, e anche molto più esigenti della media: è per capire come comporre il primo catalogo che l´Aie ha lanciato quell´indagine che ha dato risultati così sorprendenti. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Nel 2000, tre fra le maggiori case editrici italiane minacciarono azioni legali per violazione del copyright contro due istituzioni pioniere nella didattica per ciechi, l´Istituto Cavazza di Bologna e la Fondazione Galiano di Catanzaro, che stufe di avere gli scaffali vuoti avevano osato fare da sé, scannerizzando e mettendo a disposizione dei lettori ciechi, su Internet, un migliaio di titoli in formato testo elettronico: un servizio che l´editoria commerciale non aveva ritenuto di fornire a una clientela giudicata di nicchia (non così tanto: i ciechi in Italia sono 362 mila, gli ipovedenti un milione, e come si vede amano leggere). Il clamore e l´indignazione fecero poi fare retromarcia, e la denuncia fu ritirata. Dunque già undici anni fa era possibile sgretolare il gradino dell´accesso ai testi. Eppure i ciechi hanno dovuto attendere parecchio prima che qualcuno pensasse a loro come lettori normali, anzi più appassionati del normale. Solo nel 2005 il ministero per i Beni culturali finanziò un bando per la realizzazione di una biblioteca digitale per non vedenti, ma soltanto nel 2011 quel progetto è stato assegnato all´Aie e all´Uic: «Ritardi burocratici incomprensibili, contro cui io stesso alzai la voce un anno fa dalla Fiera di Francoforte», ricorda il presidente degli editori Marco Polillo. Sta di fatto che grazie all´enorme ritardo ora quel progetto, nato quando gli e-book non esistevano, deve aggiornarsi velocemente, non può essere più supplenza, semmai stimolo all´editoria digitale. I libri elettronici ci sono, ora bisogna renderli davvero trasparenti: «L´obiettivo vero è portare gli editori a considerare l´accessibilità per i non vedenti come un requisito dei loro normali libri elettronici. Solo così i ciechi saranno, finalmente, clienti di una libreria come tutti gli altri». Non sarà semplice, perché intanto la tecnologia corre. E nuove barriere rischiano di sorgere proprio là dove sembravano essere crollate. Sono i tablet ora la vera piattaforma della lettura elettronica, e con essi s´impone la cultura touch-screen: si fa tutto con le dita sullo schermo, e qui c´è un bel paradosso: sono i ciechi che da sempre usano le dita come i loro "occhi", ma per loro la superficie levigata di un iPad è muta e impenetrabile. «Attenti, la cultura touch sembra il trionfo del tatto, invece è la rivincita della vista»: Mauro Marcantoni, dirigente a Trento di una scuola per manager ed editore, è un "cieco di successo" per usare la definizione di un suo libro che fece discutere. Spiega: «Io lavoro al computer usando una comune tastiera. Questo mi obbliga a formulare i miei pensieri in parole, in linguaggio strutturato. Voi ormai interagite col computer o col cellulare toccando quel che desiderate, come un bambino goloso davanti a una vetrina: toccate un´icona, che è un´immagine, e qualcosa succede. Molto efficiente, certo: ma vi state disabituando a concettualizzare». In realtà, un non vedente su sette già utilizza il tablet come interfaccia per i suoi libri, ma lo fa ovviamente attraverso opportuni accessori "tattili". «La tastiera ti tiene ancorato alla parola: è un piccolo essenziale antidoto contro lo strapotere delle immagini». I ciechi ci insegneranno a leggere e a scrivere nell´era touch?