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 2011  novembre 22 Martedì calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano
Il Presidente del Senato è Renato Schifani
Il Presidente della Camera è Gianfranco Fini
Il Presidente del Consiglio è Mario Monti
Il Ministro degli Interni è Anna Maria Cancellieri
Il Ministro degli Esteri è Giulio Terzi di Sant’Agata
Il Ministro della Giustizia è Paola Severino
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Vittorio Grilli
Il Ministro di Istruzione, università e ricerca è Francesco Profumo
Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali è Elsa Fornero
Il Ministro della Difesa è Giampaolo Di Paola
Il Ministro dello Sviluppo economico è Corrado Passera
Il Ministro delle Politiche agricole è Mario Catania
Il Ministro di Infrastrutture e trasporti è Corrado Passera
Il Ministro della Salute è Renato Balduzzi
Il Ministro di Beni e Attività culturali è Lorenzo Ornaghi
Il Ministro dell’ Ambiente è Corrado Clini
Il Ministro degli Affari europei è Enzo Moavero Milanesi (senza portafoglio)
Il Ministro di Affari regionali, turismo e sport è Piero Gnudi (senza portafoglio)
Il Ministro della Coesione territoriale è Fabrizio Barca (senza portafoglio)
Il Ministro della Cooperazione internazionale e integrazione è Andrea Riccardi (senza portafoglio)
Il Ministro di Pubblica amministrazione e Semplificazione è Filippo Patroni Griffi (senza portafoglio)
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Dino Piero Giarda (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Ignazio Visco
Il Presidente della Fiat è John Elkann
L’ Amministratore delegato della Fiat è Sergio Marchionne
Il Segretario Nazionale dei Popolari per il Sud è Clemente Mastella

Nel mondo

Il Papa è Benedetto XVI
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Barack Obama
Il Presidente del Federal Reserve System è Ben Bernanke
Il Presidente della BCE è Mario Draghi
Il Presidente della Federazione russa è Dmitrij Medvedev
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Hu Jintao
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è David Cameron
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è Nicolas Sarkozy
Il Primo Ministro della Repubblica francese è François Fillon
Il Re di Spagna è Juan Carlos I
Il Presidente del Governo di Spagna è José Luis Rodríguez Zapatero
Il Comandante Supremo delle Forze Armate dell’ Egitto è Mohammed Hoseyn Tantawi
Il Primo Ministro di Israele è Benjamin Netanyahu
Il Presidente della Repubblica Turca è Abdullah Gül
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pratibha Patil
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Manmohan Singh
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Mahmud Ahmadinejad

La Fiat ha disdetto tutti gli accordi sindacali vigenti e «ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto» in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani a partire dal prossimo 1° gennaio. Significa che dal 1° gennaio 2012 i 70 mila dipendenti che il gruppo impiega nei suoi 184 stabilimenti italiani saranno senza contratto nazionale di lavoro. La data del 1° gennaio coincide con quella annunciata poco più di un mese fa in cui la Fiat, in coerenza con le scelte che il suo amministratore delegato Sergio Marchionne sta compiendo da due anni, uscirà anche dal sindacato padronale, la Confindustria.

  • Come è possibile, per un operaio, lavorare senza contratto?
Il Lingotto estenderà evidentemente a tutti il contratto-diktat sottoscritto da Cisl, Uil e Ugl a Pomigliano, poi esteso a Mirafiori e infine adottato anche dalla Bertone di Grugliasco. Con tanto di referendum vinti sempre finora da Marchionne.

Che cosa dice questo contratto?
Orario di 40 ore settimanali, 18 turni a rotazione (cioè si lavora, se serve, anche il sabato e la domenica), salario di 24 mila euro lordi l’anno (300 in più rispetto a prima), due pause da venti minuti invece di tre da dieci (i dieci minuti di lavoro in più vengono compensati), primo giorno di malattia non pagato, sanzioni se si proclama uno sciopero al di fuori delle regole stabilite, anzi il sindacato deve collaborare a ridurre i livelli di assenteismo. Sul tavolo Marchionne mise a suo tempo 700 milioni per Pomigliano, un miliardo per Mirafiori, un altro miliardo per Grugliasco. Fabbrica Italia – come progetto – varrebbe, se si crede a quanto l’amministratore delegato della Fiat ha promesso, 20 miliardi. In cambio, c’è la rivoluzione del sistema italiano delle relazioni industriali, rivoluzione cominciata appunto con l’accordo-diktat di Pomigliano di due anni fa.

Perché diktat?
Era un accordo “prendere o lasciare”. Se i lavoratori di Pomigliano non avessero accettato la regola stilata dalla Fiat, la Fiat avrebbe lasciato la produzione della Panda in Polonia. Idem a Mirafiori e a Grugliasc oltre alla Polonia c’è a un passo la Serbia, dove infatti è andata a finire – con un forte intento dimostrativo da parte del Lingotto - la fabbricazione della L0. Il punto davvero eversivo, e che è costato una vertenza in tribunale non ancora chiusa, è però quest la Fiat sostiene che se un sindacato non ha firmato almeno un accordo nazionale nel suo settore non ha diritto di rappresentanza in fabbrica. Siccome l’azienda che gestirà Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco è stata costituita al di fuori di Confindustria, risulta che la Fiom – i metalmeccanici della Cgil – non ha diritto di rappresentanza in fabbrica dato che non ha firmato l’unico accordo nazionale a questo punto disponibile, quello di Pomigliano.

Sembra un cavillo.
La cosa sta scritta nello Statuto dei lavoratori. Il giudice finora ha dato torto alla Fiat, su questo punto, sostenendo che non può essere esclusa una sigla che raduna la maggior parte dei lavoratori. Intendiamoci: si tratta della maggior parte dei lavoratori che sono iscritti a un sindacato. Gli iscritti a un sindacato qualunque nelle fabbriche Fiat non arrivavano, già prima di queste vicende, al 50%.

• Che dice la Fiom?
Dichiarazioni durissime: la disdetta degli accordi in tutti gli stabilimenti italiani prepara la “pomiglianizzazone” dell’intero universo Fiat, analisi che è evidentemente corretta. Landini, segretario della Fiom-Cgil, ha detto: «Finché c’è lo Statuto dei Lavoratori la Fiat non può decidere quali sindacati stanno in fabbrica e quali no. Noi andremo avanti con le azioni legali e le denunce, ma dovremo anche mettere in campo un’azione sindacale non solo dentro la Fiat, ma per tutta la categoria». È stato annunciato uno sciopero nello stabilimento Sevel di Pescara per il 26 novembre. La Fiom sta preparando un libro bianco su tutta la vicenda e intende rivolgersi al Parlamento. Nei comunicati di ieri non ho visto cenni a pressioni sul governo o appelli al nuovo ministro Elsa Fornero. Se ne può capire la ragione, ricordando un passaggio del discorso di Mario Monti, giovedì scorso, al Senat il governo si propone di allontanarsi da «un mercato duale dove alcuni sono troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele e assicurazioni in caso di disoccupazione […] Intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, come ci viene chiesto dalle autorità europee e come già le parti sociali hanno iniziato a fare». Cioè, niente più contratti nazionali e adozione di logiche completamente diverse dal passato nelle contrattazioni per azienda o per territorio. Esattamente quello che vuole Marchionne.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 22 novembre 2011]
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