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 2011  novembre 22 Martedì calendario

IL QUIZ E LA TV DEGLI SBAGLI. BONOLIS: NE HO FATTI ANCH’IO —

Vincere dando la risposta sbagliata. L’idea di fondo del nuovo quiz di Paolo Bonolis è un cortocircuito mentale, un’inversione delle sinapsi che porta il concorrente a sbagliare anche la risposta più facile. In un panorama televisivo che si nutre dell’eterno ritorno dell’uguale, «Avanti un altro» è una delle poche novità della stagione televisiva e — a differenza di programmi come «Baila» o «Star Academy» che han fatto una brutta fine — ha pure ottimi ascolti.
Soddisfatto Bonolis?
«Moltissimo. È un prodotto completamente nuovo, pensato sulle corde che più mi appartengono. Ha avuto bisogno di tempo per trovare il suo equilibrio, ma a oggi dopo neanche due mesi di emissione ha ottenuto molto di più di quello che si sperava potesse ottenere. L’obbiettivo era cambiare il meccanismo ansiogeno e l’atteggiamento tensivo tipico dei quiz. La nostra è una goliardia priva di ipocrisia, molto leggera, dove si vince o si perde, ma resta un gioco. L’obiettivo della rete era il 17%, ormai siamo al 21% fisso come ascolto contro un competitor fortissimo come "L’eredità" che ha un gravame pubblicitario che è meno della metà del nostro, eppure ormai facciamo gli stessi numeri».
Lei è sempre cattivissimo con i concorrenti.
«No, io sono sereno con loro. Sono nato in quartiere popolare dove ci si dice le cose in faccia con un sorriso. È più crudele l’indifferenza glaciale. Se non sai niente, io te lo dico che non sai niente».
L’apice della cattiveria è il gioco finale: chiede ai suoi concorrenti di scegliere, fra due soluzioni, quella sbagliata. Da chi avete copiato l’idea?
«Da nessuno. Ciò che precede il gioco finale è legato alla conoscenza ma anche alla fortuna. Noi volevamo per le domande finali un registro differente. Questo gioco muove alcune parti del nostro cervello che utilizziamo molto poco, prevede un doppio salto mortale delle aree celebrali, per questo è difficile».
Ora tocca a lei. Stia al gioco e dia la risposta sbagliata. A cena con un nemico: Antonio Ricci o Cesare Lanza?
«Caspita, figlio mio. Credo Cesare Lanza».
A cena con uno squilibrato: il pupazzo Uan o Luca Laurenti?
«Il pupazzo Uan non c’è più, quindi Laurenti per forza, lui è lo zenit dello squilibrio».
Meglio i programmi che ha fatto in Rai o a Mediaset?
«Quelli a Mediaset».
Si ispira a Totò e a Sordi: ne scelga uno.
«Qui non posso dire una bugia, devo dire la verità: scelgo Sordi».
In onda sette giorni su sette, lei è una punta che gioca da mediano della tv: è una definizione che le piace?
«Quando giocavo a calcio, ho sempre giocato da mediano. Mi piace l’idea del mediano e della squadra. Me l’ha fatto notare mia moglie perché io non me ne rendevo conto, quando faccio le interviste dico sempre "noi", perché siamo un gruppo di lavoro. "Avanti un altro" nasce da un’idea di Stefano Santucci e mia, ed è scritto con Marco Salvati e Sergio Rubino. Lavorare da solo è pura presunzione egotica».
Laurenti è il suo feticcio: perché non riesca a fare a meno di lui?
«Innanzitutto è un amico. E poi vive in un universo mentale parallelo rispetto al mio e quello che sgorga da lui è quello che probabilmente sgorgherebbe anche da me se non dovessi vestire il ruolo ortodosso del conduttore. Lui è the dark side of the moon. E non è affatto come sembra».
Un programma che ruberebbe ad un collega?
«Non c’è, le cose che fanno altri non riuscirei a farle, proprio perché non le ho generate».
I programmi che le sono venuti meglio?
«Sanremo mi è piaciuto molto farlo. Mi sono divertito molto a scrivere le sei edizioni di "Ciao Darwin", goliardia allo stato puro. Mi è piaciuto fare "Affari Tuoi"».
Il suo più grosso errore in tv?
«Quando per dover necessariamente produrre in un breve lasso di tempo qualcosa non ho detto "no l’idea non ce l’ho" e partorimmo "Fattore C", un clone per mettere una toppa sul buco della giacca».
Adesso le tocca la domanda stile Marzullo
«Posso sbadigliare quindi».
Nella vita, una cosa che voleva fare e non è riuscito a fare?
«L’esploratore. Da piccolo ho viaggiato tantissimo grazie ai miei genitori, ho fatto l’istruttore di trekking e subacquea e facevo molti viaggi. Mi sarebbe piaciuto lavorare per il National Geographic. Però ho continuato a esplorare in maniera molta ludica e disimpegnata l’animo umano».
In tv cosa guarda?
«Lo sport, alcune serie tv americane, sono appassionato di horror: mi piace The Walking Dead, American Horror Story. Terranova invece no, era un feuilleton televisivo banalizzato. Poi guardo le prime di ogni nuovo spettacolo e seguo ogni sera Blob».
Una cosa che dicono di lei e pensa che non le corrisponda?
«Quando dicono che ho il braccetto Luigi XV, quando dicono che sono avaro, non è assolutamente cosi».
La domanda che le fanno più spesso?
«Ma Laurenti è proprio così o ci fa».
Quella che la irrita di più?
«Per chi voti».
Renato Franco