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 2011  novembre 22 Martedì calendario

Varato il decreto per Roma E la Lega si riscopre di lotta - «Stare all’opposizione è bello» disse qualche settimana fa l’allora ministro per le Riforme Umberto Bossi

Varato il decreto per Roma E la Lega si riscopre di lotta - «Stare all’opposizione è bello» disse qualche settimana fa l’allora ministro per le Riforme Umberto Bossi. E la giornata di ieri ha visto il ritorno alla grande della Lega di lotta. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato in prima lettura il secondo decreto per Roma Capitale (che ora passerà all’esame delle Camere e tornerà in Cdm entro 90 giorni): «Ce l’abbiamo fatta nell’ultimo giorno utile» ha esultato il sindaco Gianni Alemanno, che una decina di giorni fa aveva parlato di «sabotaggio» da parte della Lega. Nell’ultimo Cdm del governo Berlusconi, Roberto Calderoli si era infatti rifiutato di portare il decreto sul tavolo. Quel provvedimento, prima o poi, avrebbe dovuto ottenere l’ok del governo e l’allora ministro per la Semplificazione – vista l’aria che tirava – aveva preferito non sporcarsi le mani. «Sono onorato – ha detto ieri gonfiandosi il petto – di aver bloccato nelle ultime due sedute del Consiglio dei ministri quel decreto perché era impresentabile ed inaccettabile», aggiungendo che il Comune di Roma «è una cicala che ha già ricevuto troppo. Basta soldi a Roma!». Ed è lunga la lista dei leghisti che si sono tuffati per raccogliere l’assist offerto dal governo Monti. «Spiace constatare – spiega l’onorevole Caterina Lussana – che uno dei primi provvedimenti varati dal nuovo governo sia stato quello di sbloccare 350 milioni di euro per il piano di rientro sanitario della Regione Lazio e che a pagarlo saranno ancora una volta anche i cittadini del Nord». E poi il governatore piemontese Roberto Cota («dopo il ministero alla Coesione territoriale ci mancava solo questo»), quello veneto Luca Zaia («mi aspettavo che vi fosse almeno un provvedimento per la disoccupazione giovanile, o rispetto all’occupazione in generale che è la grande emergenza»), fino all’europarlamentare Matteo Salvini, che su Twitter usa l’ironia: «Governo approva decreto per Roma Capitale, assessori e consiglieri romani festeggiano in piazza più soldi e poteri. Senza Lega, buon appetito». Alla faccia del «patto della pajata» di un anno fa. La Lega di lotta, per il momento, preferisce ballare da sola. Anche se gli ex alleati del Pdl, da Gasparri a Cicchitto, si sono subito affrettati a puntualizzare che il decreto per Roma Capitale rappresenta «un successo frutto dell’intesa tra Pdl e Lega». Per la serie: cari amici padani, non rinnegate un provvedimento che è anche figlio vostro. La domanda, quindi, è sempre la solita: che ne sarà di quell’alleanza? «Per ora nessuna novità», taglia corto Marco Reguzzoni, il quale ha voluto rimarcare che alla Lega «non interessano le presidenze delle commissioni». Quest’ultimo tema è stato al centro della segreteria politica di ieri pomeriggio in via Bellerio, dalla quale è emerso che la Lega non chiederà la presidenza delle commissioni di garanzia. Anzi, la linea portata avanti da Maroni (che non andrà al Copasir e diventerà capogruppo alla Camera) vorrebbe addirittura che il Carroccio lasciasse anche la guida delle cinque commissioni permanenti «per non rimanere invischiati». Ma nel partito non tutti sono d’accordo e quindi è probabile che si continui così. Ieri in via Bellerio c’era anche Giulio Tremonti. Soltanto una settimana fa lo stato maggiore del Carroccio si era espresso con un no secco alla sua richiesta di essere tesserato. «Anche se ha un caratteraccio – ha detto Maroni al settimanale “Oggi” - è un genio e lo stimo molto. Ma non è un leghista».