Paola Di Caro, Corriere della Sera 22/11/2011, 22 novembre 2011
SALTA LA CENA DI ARCORE. BOSSI: HO DETTO NO ALL’INVITO —
Aveva assicurato che le cene del lunedì sarebbero continuate, che con Umberto Bossi il rapporto sarebbe stato quello di prima, perché «non c’è stata rottura», è solo che si sono imboccate strade diverse, che portano comunque nella stessa direzione. Ma alla prima occasione utile, il primo lunedì da quando a capo del governo non c’è più lui, Silvio Berlusconi deve incassare il gran rifiuto dell’«amico Umberto».
«Silvio mi ha invitato ad andare a casa sua stasera, ma io ho detto no», ha comunicato seccamente il Senatur ai suoi, riuniti ieri per la consueta segreteria in via Bellerio. E può essere, come sostengono i maroniani, che la decisione di disertare l’appuntamento sia stata suggerita proprio dall’ex ministro dell’Interno, che sta visibilmente prendendo le distanze dal Cavaliere con i fatti e le parole. Come può essere che l’invito dell’ex premier sia solo quello — generico — formulato venerdì scorso alla Camera, quando i due si sono incrociati in Transatlantico e hanno parlottato a lungo senza giungere a una conclusione sui rapporti futuri che i rispettivi partiti potranno intrattenere.
Sì perché, alla fine, la posta in gioco è solo una: far sopravvivere un’alleanza, quella tra Pdl e Lega, essenziale per mantenere viva la speranza di vincere le prossime elezioni. E se nel Carroccio tutto è messo in discussione, e anche sulle alleanze per le prossime amministrative di Primavera nulla viene dato per scontato, nel Pdl è invece un corteggiare, un vezzeggiare, un dire che non è successo niente di irreparabile, che si può recuperare.
Lo fanno un po’ tutti i big del partito: «Siamo alleati nelle realtà locali, governiamo bene insieme e vogliamo restare insieme. Sulle strategie a lungo termine siamo sicuri che ci ritroveremo», si dice convinto Paolo Bonaiuti. «Con la Lega — è l’opinione di Roberto Formigoni — si è chiusa una fase storica, ma ci auguriamo che l’alleanza possa essere di nuovo siglata su basi nuove». E Maurizio Lupi è altrettanto fiducioso: «L’appoggio che stiamo dando al governo Monti non è la costruzione di una nuova alleanza. Siamo convinti che questo anno che abbiamo davanti ci permetterà di costruire un centrodestra più forte e un’alleanza con la Lega più solida per presentarci alle prossime elezioni e vincere».
E però, al di là delle dichiarazioni di fedeltà pubbliche, la preoccupazione nel Pdl per quella che viene definita «la tensione crescente» con la Lega c’è tutta. C’è chi come Andrea Augello se la spiega con il fatto che il Carroccio, dopo aver compiuto tanti passi in direzione di una politica non esattamente padana (e il decreto per Roma Capitale, che era pronto per essere presentato dal governo Berlusconi, è solo l’ultima delle mosse compiute in accordo con il Carroccio), adesso sta cercando di salvaguardare la propria identità sperando di mantenere una percentuale tale di consensi da permettere di decidere in prossimità delle elezioni «quali eventuali alleanze siglare».
Certo, non sarà facile mantenere solido il rapporto in queste condizioni: «Bossi che cancella l’incontro con Berlusconi, Maroni che alza i toni, sono brutti segnali. Difficilmente l’alleanza potrà reggere», profetizza un ex ministro anche se, ragiona Fabrizio Cicchitto, in questo momento «stiamo cercando di mantenere molto forti i nostri rapporti sul piano parlamentare, che per quanto mi riguarda, con il mio omologo alla Camera Reguzzoni, sono ottimi».
Insomma, allo stato nessuno ha interesse a far precipitare la situazione, né da una parte né dall’altra. Al Senato, raccontano, vige una sorta di patto di consultazione riservato che si vorrebbe tenere in piedi in vista dell’approdo dei provvedimenti del governo in Aula. Maurizio Gasparri infatti promette che lavorerà per svelenire tensioni, assorbire «la scontata propaganda leghista che dovremo attenderci nelle prossime settimane» e resistere come «ho sempre fatto: le parole in questi casi valgono poco, bisogna operare seriamente perché alle prossime elezioni si possa andare assieme».
Non sarà facile, per niente. Perché la battaglia per la leadership della Lega è imprevedibile negli esiti e nelle conseguenze a cascata, e perché tante cose possono ancora accadere in un anno lunghissimo. Da una parte e dall’altra: «Il dialogo con loro proseguirà», dice l’ex ministro Maurizio Sacconi. Ma, aggiunge, «è l’Udc l’oggetto del nostro desiderio».
Paola Di Caro