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 2011  novembre 22 Martedì calendario

Così l’onda di Piazza Tahrir travolge il governo militare - T re giorni di violenze tra forze dell’ordine e manifestanti nella piazza simbolo della rivolu­zione che a febbraio ha portato al­la caduta del presidente Hosni Mubarak hanno obbligato il go­verno egiziano a presentare le di­missioni ai generali che guidano il Paese

Così l’onda di Piazza Tahrir travolge il governo militare - T re giorni di violenze tra forze dell’ordine e manifestanti nella piazza simbolo della rivolu­zione che a febbraio ha portato al­la caduta del presidente Hosni Mubarak hanno obbligato il go­verno egiziano a presentare le di­missioni ai generali che guidano il Paese. In serata, la giunta militare stava cercando un accordo sul no­me di un nuovo premier prima di accettarle. La crisi nella leader­ship e la battaglia nelle strade del Cairo mettono a rischio un voto ­lunedì- che dovrebbe marcare un passo storico per il Paese dopo trent’anni di regime totalitario.Ie­ri, i combattimenti si sono sposta­ti nelle vie attigue alla piazza, che è rimasta sotto il controllo della folla riunita per protesta. A Tahrir, le ambulanze si fanno largo tra migliaia di persone, evi­tando i carretti dei venditori di noccioline e tè. Qualcuno lancia fuochi d’artificio, come a una fe­sta, mentre la scia di un lacrimoge­no in arrivo da una strada laterale raggiunge la piazza.L’atmosfera è surreale. La folla scandisce slogan contro il «mushir», il feldmare­sciallo Tantawi capo del Consi­glio supremo militare che guida il Paese; la folla crea corridoi umani per motorini o gruppi di giovani che continuano a portare via i feri­ti; i venditori ambulanti offrono bi­bite, cibo, magliette della rivolu­zione, ma anche maschere anti­gas e occhialini da piscina, che in­dossa la­maggior parte dei manife­stanti per proteggersi dai gas lacri­mogeni, di cui l’aria è impregnata. A un lato della piazza, un’agenzia di viaggi è diventata un ospedale improvvisato, dove continuano ad arrivare feriti, più di mille. I morti da venerdì sarebbero circa 40. Una fila di giovani blocca il pas­saggio: a terra sul marciapiede so­­no stesi i feriti, la maggior parte col­piti da proiettili di gomma o con problemi respiratori per i gas lacri­mogeni, spiega Mahmoud Far­rag, giovane farmacista. Si com­batte infatti a pochi metri, nella vie attigue a Tahrir, davanti alle porte dell’università americana, lungo una strada poco lontana dal ministero dell’Interno, obiettivo della folla arrabbiata perché sim­bolo delle brutalità della polizia, che sono andate avanti nonostan­te la caduta dell’ex regime. I movi­menti politici accusano i generali di usare gli stessi metodi dell’era Mubarak: violenze contro manife­stazioni pacifiche, arresti arbitra­ri, tribunali militari, tortura. In queste ore, le elezioni del 28 novembre sono a rischio, nono­stante la conferma del vice primo ministro egiziano Ali el Selmi. L’Egitto è retto da una giunta mili­tare che fatica ad arginare una piazza sempre più numerosa che chiede ai soldati di ritirarsi nelle proprie caserme. E quelle forze dell’ordine che dovrebbero pro­teggere i seggi e garantire lo svolgi­mento del voto sono impegnate a contenere una nuova rivolta, non soltanto al Cairo. Ci sono scontri anche sulla costa, ad Alessandria; nel Sud, a Qena; a Damanhour e Damietta, nel Delta del Nilo. La repressione di questi giorni da una parte hanno ricompattato un fronte politico diviso, stufo di promesse non mantenute, in un’unica voce che chiede le dimis­sioni dei generali. Dall’altra, han­no creato nuove fratture. C’è infat­ti chi, come i Fratelli musulmani, la forza più organizzata del Paese e favorita alle elezioni, vuole vota­re lunedì. Ci sono anche laici e libe­rali, come Ahmed Bahgat, un con­sulente commerciale, ieri in piaz­za in giacca e cravatta dopo l’uffi­cio, che vuole andare alle urne per­ché crede che la cancellazione del­le elezioni porterebbe maggiore instabilità: «Il Paese esplodereb­be, il messaggio che arriverebbe alla piazza sarebbe chiaro: i milita­ri contro cui manifesta vogliono restare», dice. Alcuni gruppi politi­ci giovanili hanno sospeso in que­ste ore la campagna elettorale, considerando impossibile un vo­to in un momento come questo, di caos e violenze. Le divisioni tra le anime politiche della rivoluzione si riflettono sulla piazza. Alcuni gruppi hanno invitato la popola­zione a manifestare in massa oggi, contro i generali. Ma i Fratelli mu­sulmani, che sono scesi in piazza venerdì per lo stesso motivo, ora non chiedono più ai loro sosteni­tori - arrivati in autobus a piazza Tahrir da tutte i governatorati del­­l’Egitto - di partecipare a una pro­testa capace di compromettere un’elezione in cui sono certi di conquistare molti voti.