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 2011  novembre 22 Martedì calendario

Ministri zitti, è dura la vita per i talk show - Ieri pomeriggio, Corrado Formigli è rimasto chiuso cinque ore con la sua redazione

Ministri zitti, è dura la vita per i talk show - Ieri pomeriggio, Corrado Formigli è rimasto chiuso cinque ore con la sua redazione. Un lungo incontro per preparare la puntata di giovedì di “Piazza pulita”: non una novità, certo, «ma una riunione fiume un po’ più fiume di prima», ammette il giornalista, «il professor Monti ci fa faticare ancora di più». Perché in dieci giorni è cambiato tutto: presidente del Consiglio, governo, maggioranza. E un po’ cambieranno pure i talk show. Addio (o arrivederci?) urla belluine e scontri furibondi, «l’altra sera avevo in studio Lupi del Pdl e Zanda del Pd: era tutto un “di questo si può parlare”, “su questo ci troviamo d’accordo”...», ricorda una delle ultime puntate di “Porta a porta” Bruno Vespa. Maggioranza amplissima, «nelle ultime due puntate praticamente è stata la Lega contro il resto del mondo», visto che berlusconiani, terzopolisti, dipietristi e democratici si trovano a sostenere lo stesso esecutivo, «una situazione inconsueta che cambierà la tv politica», valuta Vespa. «Per capire se ci saranno scontri bisognerà vedere quali saranno i provvedimenti del governo: ho l’impressione che questa concordia non durerà a lungo», prevede invece Formigli, che comunque rivendica la formula del talk come «democratico confronto di idee, magari anche acceso, mi irrita il perbenismo che fa l’equazione talk show uguale la solita rissa in tv». Per ora le trasmissioni si adeguano, facendo i conti con un nuovo, inedito governo. Tutti tecnici, facce perlopiù sconosciute, e, soprattutto, determinate a parlare pochissimo: «Abbiate pazienza, verranno tempi migliori», ha promesso ironico il ministro dei Rapporti col Parlamento, Piero Giarda, ieri davanti alle rimostranze dei giornalisti per il silenzio generalizzato della squadra di governo. A “Piazza pulita” hanno già provato a sondare qualcuno di loro per averlo ospite in trasmissione: per ora no, grazie, magari in futuro... «Sembra di invitarli a fare le cosacce...», ironizza il conduttore. Da “Ballarò”, la redazione si limita a ricordare che hanno sempre cercato di mettere al centro i problemi del Paese, sarà ancora di più così ora che l’economia è protagonista. Ma basta dare un’occhiata al parterre di stasera per accorgersi che anche lì qualcosa è cambiato: dopo anni di ministri in studio, nemmeno uno dei 17 nominati la settimana scorsa si accomoderà sulle poltroncine di Floris. «Sono appena arrivati, bisognerà aspettare che facciano delle cose», spiega Vespa. Lui ancora non ha provato a invitarli, ma ha ben chiara la differenza dai tanti ex responsabili di dicasteri che hanno affollato negli anni il suo salotto tv: «I ministri tecnici non hanno un elettorato al quale riferirsi, non possono parlare a nome del governo, quindi bisognerà invitarli sulle cose che hanno fatto di loro competenza. Certo, penso che parteciperanno meno numerosi di prima». Così, nel dietro le quinte dei programmi, ci si interroga su come affrontare il nuovo quadro politico. «Stiamo cercando di capire cosa c’è da raccontare: è complicato realizzare un talk con queste condizioni mutate, ma è anche interessante. Una liberazione dallo schema pro-contro Berlusconi con cui a lungo siamo andati avanti», ragiona Formigli. Chi invece è convinto che nulla nel suo programma cambierà è Gianluigi Paragone. «Abbiamo risolto il problema a luglio, distribuendo il peso del talk tra pubblico e ospiti, non per forza a trazione politica». Mentre altrove politici avversari ma nella stessa maggioranza cercheranno un’armonia, “L’ultima parola” potrà garantire una certa dose di conflittualità: «I ragazzi in studio da noi sono e vogliono restare divisi, tra centrodestra e centrosinistra. Sono genuini, e non si sentono parte di un’ammucchiata».