Fulvio Abate, Il Fatto Quotidiano 22/11/2011, 22 novembre 2011
SAN ROSARIO FIORELLO
Dalla scorsa settimana, la televisione ha un patrono nuovo, san Rosario Fiorello da Valtur. Un Padre Pio, decisamente spigliato, in smoking. I devoti di santa Chiara, la spodestata, dovranno farsene una ragione, il calendario, infatti, è in fase di aggiornamento, per larghe intese. I postulatori della causa di canonizzazione del nuovo prescritto dilagano ovunque, forti delle proprie certezze: moderazione e buon gusto, poco importa che tali imperativi siano nemici giurati d’ogni libertà creativa.
Fra questi ultimi, cominciando dai presenti sotto le navate della cattedrale di “Domenica In” (Rai1, il canale prediletto dai credenti privi di tentazioni critiche) c’è stato subito modo di notare monsignor Giletti, la badessa Maria Giovanna Maglie, l’esorcista Malgioglio, il gesuita Mangiarotti, la Vergine delle Rocce Mara Venier, e altri diaconi ancora. Forse l’ho detto solo di sfuggita, ma il prescelto destinato agli onori degli altari si chiama Rosario Fiorello, l’intrattenitore, l’improvvisatore, il testimonial, il simpatico , il ballerino, il cantante, il siciliano cui si deve la liberalizzazione dell’altrimenti impresentabile Ignazio La Russa. Quanto al suo miracolo più recente, che gli ha consegnato il trono più alto dell’auspicata calma piatta mentale televisiva, prende il nome di consenso, anzi, di share. Il credo di san Rosario? “Niente politica nel mio show, faccio solo varietà”. Un’opzione politica e spettacolare perfetta sia per il cattolico con faccia da economato in ascesa sia per il veltroniano incerto fra referendum a favore delle unioni fra gay e pomeriggio al cinema a vedere “Scialla! (stai sereno”), un titolo, un programma.
Di mezzo c’è “Il più grande spettacolo dopo il weekend”, varietà-breviario della ritrovata illibatezza post-berlusconiana.
Tornando alla completezza storica, è al regista Gregoretti che via Teulada, e dunque la televisione tutta, deve la propria iniziale santa, Chiara: “Un giorno arrivò una lettera dalla segreteria di Stato Vaticana dove monsignor Montini, il futuro Paolo VI, faceva presente che era ora che la Rai si dotasse di un patrono. Il direttore generale, mi chiamò e disse: ‘Si faccia venire un’idea’”.
Più di cinquant’anni dopo, per intuire la nuova quaresima già in atto, occorrerà invece guardare verso san Rosario Fiorello da Valtur, il simpatico cui si deve il merito impagabile di aver ricucito l’imene della rispettabilità mediatica fino a ieri, così sembra di capire, duramente provata dalla vivacità incontenibile del Nano Ghiacciato e dei suoi giannizzeri. Viene forte il dubbio che, se l’indirizzo è questo, sarà molto difficile trovare perfino uno strapuntino per il talento giustamente carnivoro di Daniele Luttazzi. Con san Rosario e le sue battute da refettorio-minigolf, ora “sulle bandane a mezz’asta” ora su Fassino che dopo le dimissioni di Berlusconi “pensate, ha cenato”, siamo al Bagaglino dal volto umano.
Da Bach a Jovanotti, insomma. Il fatto che l’uomo sia davvero molto bravo, in questo caso, è solo un’aggravante.