Andrea Nicastro, Corriere della Sera 22/11/2011, 22 novembre 2011
E ZAPATERO RESTO’ SENZA PAROLE E SENZA PIU’ SOGNI —
Colpa della maledizione dello scorpione: chi si avvicina muore. Nessun candidato voleva farsi vedere accanto al premier uscente José Rodriguez Zapatero. Così in campagna elettorale il profeta del socialismo dei cittadini è rimasto invisibile. Gli spagnoli non gli perdonano le bugie, la miopia, l’arroganza con cui ha affrontato la crisi arrivata dagli Usa. I 400 euro di bonus fiscale, per dire di uno dei tanti errori, che dovevano rilanciare i consumi sono finiti tutti in deficit pubblico (e probabilmente in crescita tedesca, ma questo è un altro discorso). Non è il senno di poi. Zapatero ha personalizzato la gestione dell’emergenza. Chi al governo o nel partito non era d’accordo, «fuori». Come il ministro dell’Economia Pedro Solbes cacciato nel 2009 con le stigmate della Cassandra. La spiegazione corrente dunque è: Zapatero invisibile per il bene del partito. Ma finita com’è finita la domenica elettorale, perché Zapatero è rimasto un ectoplasma? La notte del disastro davanti alle telecamere, il candidato che ha corso al suo posto, Alfredo Pérez Rubalcaba, ha bevuto in totale solitudine l’amaro calice. «L’ha voluto Rubalcaba. Quattro piani sopra Zapatero era a disposizione». Sarà. L’incontro con i giornalisti di ieri, alle 13.30, era l’occasione del riscatto. Zapatero non è un oratore qualunque. A parole ha sedotto la Spagna e non solo. Ha convinto che la civiltà scandinava dell’uguaglianza uomini-donne e dello Stato-mamma potesse attecchire anche nel Mediterraneo. In più ha già annunciato il suo ritiro dalla politica. Gesto nobilissimo che gli lascia le mani libere per qualunque sacrificio a favore di un partito che lui lascia a pezzi. Reporter all’assalto, quindi, tanti da non entrare in sala stampa. C’è voluto un raddoppio con un collegamento interno per permettere di ascoltare Zp. Delusione. Il nulla. Come non vedesse o non volesse capire. Zapatero accusa la «crisi finanziaria» (non economica) della sconfitta. A peggiorare il risultato elettorale è stato, secondo lui, «il senso di responsabilità» di prendere (in ritardo) misure impopolari. Non considera che la vittoria è andata a chi non ha promesso vantaggi, ma sacrifici. Mai che parli di sè, che accetti (almeno parte) della responsabilità. Parla sempre e solo di «governo», «decisione collettiva». Annuncia l’anticipo del Congresso socialista alla prima settimana di febbraio e se ne va. Il passaggio di poteri con il nuovo premier Mariano Rajoy avverrà prima di Natale e la preparazione del Congresso socialista terrà impegnato Zapatero sino a febbraio. C’era chi pensava che avrebbe avuto ancora la forza di suggerire un suo sostituto. Magari la catalana Carme Chacón, la ministra della Difesa pacifista, sua pupilla. Difficile. Non tutti riescono a rimbalzare quando cadono. Oggi Zp, l’inventore del socialismo dei diritti umani, è senza parole, senza sogni, senza speranze da diffondere. Politicamente parlando, un morto che cammina.
Andrea Nicastro